T-Mac agli Spurs: l’ultimo capitolo della storia di un fuoriclasse

La prestazione più incredibile della storia del basket ce l’abbiamo ancora tutti sotto agli occhi: 13 punti in 35 secondi contro i San Antonio Spurs per vincere la partita, con l’indimenticabile frase di Buffa «Do you believe in miracles?» per commentare il tutto. Ebbene, la storia di T-Mac in NBA, che sembrava finita dopo il suo approdo in Cina la scorsa estate, riparte proprio da quei San Antonio Spurs che aveva giustiziato in quel lontano 9 dicembre del 2004. Gli Spurs avevano un gran bisogno di aggiungere qualità negli esterni dopo aver tagliato Stephen Jackson e hanno scelto di andare su T-Mac, che l’anno scorso aveva disputato buoni (anche se pochi) minuti con la maglia degli Atlanta Hawks.

Il viaggio di T-Mac nella lega più spettacolare del mondo parte nel 1997, dopo che il nativo di Bartow ha deciso di dichiararsi al Draft direttamente dall’high school. Retroscena: i Bulls di Jordan hanno pronto uno scambio per arrivare alla quarta assoluta e prendere T-Mac. Il punto è che la pedina da sacrificare sarebbe Scottie Pippen e MJ, perentorio, minaccia il ritiro se Chicago cede il suo compagno di mille battaglie. Pippen rimane ai Bulls e con MJ vince altri due titoli; McGrady finisce a Toronto, dove partecipa per la prima volta in carriera ai Playoffs (sconfitta 3-0 al primo turno contro New York) e gioca due stagioni con il cugino Vince Carter. Ma la stella della squadra è proprio Vinsanity e per questo motivo, nell’estate del 2000, T-Mac diventa free-agent.

Firma con gli Orlando Magic, dove raggiunge la definitiva consacrazione. Nella sua prima stagione segna 26.4 punti di media e vince il Most Improved Player of the Year. Nelle stagioni 2002/2003 e 2003/2004 è miglior marcatore dell’intera lega, rispettivamente con 32.1 e 28 punti a partita. Al di là dello strapotere offensivo, le doti che incantano di più del ragazzo sono la versatilità e la visione di gioco (7.9 assist di media nella stagione 2001/2002). Le cose, però, non vanno bene neanche nei Magic: in quattro anni arrivano tre eliminazioni al primo turno dei PO (3-1 contro Bucks e Hornets, 4-3 contro i Pistons). Al termine della sua quarta stagione in Florida, con la squadra che non si è nemmeno qualificata alla post-season, le critiche sul ragazzo crescono e T-Mac capisce che è arrivato il momento di cambiare aria. In Texas reputano Steve Francis in calo ed è così che Magic e Rockets si accordano per lo scambio.

Ci vuole poco tempo per capire che i Rockets hanno fatto l’affare. T-Mac si ritrova in squadra il gigante cinese Yao Ming e il duo sembra inarrestabile. Nella stagione 2004/2005 i Rockets danno vita ad una spettacolare serie contro i Mavericks: McGrady tiene 30.7 punti, 7.4 rimbalzi e 6.7 assist di media, ma i Mavs hanno la meglio in gara 7. Qualcosa s’incrina nella stagione successiva: solo 57 partite per Yao e 47 per McGrady, con i Rockets che chiudono la stagione con un record di 34-48. Poco male: nonostante Yao continui ad essere bersagliato dagli infortuni, T-Mac guida i texani con una stagione strepitosa e i Rockets tornano ai PO: la maledizione del primo turno, però, si abbatte ancora su McGrady, questa volta sotto forma di una sconfitta 4-3 (la terza in gara 7 della carriera di T-Mac) contro i Jazz, per altro protagonisti anche dell’eliminazione dei Rockets al primo turno (4-2) nella stagione successiva.

I Rockets, finalmente, passano il primo turno nella stagione 2008/2009, eliminando i Trail Blazers per 4-2; la loro avventura si chiude già nel turno successivo in sette gare ad opera dei Lakers futuri campioni NBA. Piccolo particolare: McGrady non ha giocato neanche una singola partita a causa di un infortunio. Con un fisico sempre più fragile T-Mac passa prima ai Knicks, poi ai Pistons e infine agli Hawks. Con Atlanta disputa nuovamente i Playoffs, ma per l’ottava volta in carriera alza bandiera bianca al primo turno (4-2 contro i Celtics). McGrady sceglie la Cina e la carriera NBA di uno dei più talentuosi giocatori della storia sembra così terminata senza che sia riuscito a fare strada nella post-season neanche una volta. Poi è arrivata la chiamata degli Spurs. E chissà che, finalmente, T-Mac non riesca a raggiungere una gloria meritata…

Photo: heraldsun.com.au