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Terminare in anticipo la carriera NBA potrebbe essere un’opzione per Bargnani

Ogni giocatore di pallacanestro nel mondo ha un unico grande sogno: arrivare in NBA. Per gli europei, però, non è sempre un desiderio privo di condizioni. Negli anni, abbiamo visto qualche giocatore del nostro continente titubare davanti ad offerte provenienti dall’altra riva dell’Atlantico. Il motivo? Minutaggio e competitività. Il timore è sempre quello di ritrovarsi a fare panchina o di giocare in una squadra che non ha alcuna ambizione. Mentre, da questo lato dell’oceano, i giocatori europei in grado di aver attirato anche l’attenzione di squadre NBA sono solitamente grandi protagonisti in Eurolega. Un esempio recente e a noi vicino rientra proprio in questa casistica: Luigi Datome, che in due anni di NBA ha trovato poco spazio e, una volta tornato in Europa, sta disputando una stagione di Eurolega ad altissimi livelli con la maglia del Fenerbahçe.

È notizia di questi giorni che l’Olimpia Milano abbia mostrato interesse nel garantirsi le prestazioni di Andrea Bargnani per la prossima stagione o, addirittura, se i Nets dovessero rilasciarlo, a partire da febbraio. Il ritorno di Bargnani nel nostro campionato potrebbe essere, per l’intero movimento, un evento interessantissimo. Anche perché, in quella che è stata fino ad ora l’ultima stagione disputata dal Mago in Serie A, arrivò per lui e per la sua Benetton Treviso la vittoria dello Scudetto. E le sue prestazioni in quell’anno, assieme all’amore delle squadre NBA per i lunghi in grado di aprire il campo, gli valsero la prima scelta al Draft 2006. Certo, il Bargnani attuale è un giocatore molto diverso ─ soprattutto dal punto atletico ─ rispetto a quello che partì dall’Italia, ma stiamo pur sempre parlando di uno dei più grandi talenti della pallacanestro italiana dal 2000 in poi, oltretutto con dieci stagioni NBA nel curriculum.

La parabola discendente di Bargnani nella National Basketball Association ha avuto diversi fattori: in primo luogo l’intenzione dei Raptors di adattarlo a centro, in secondo luogo quei miglioramenti a rimbalzo e nell’attitudine difensiva che non sono mai arrivati. E poi sono subentrati i numerosissimi infortuni che hanno limitato enormemente l’impatto atletico del giocatore. Ad oggi, il Mago non più il giocatore che entrò nella lega ormai dieci anni or sono. Ha ridotto drasticamente il numero dei tentativi dall’arco (appena 0.4 a partita contro i 3.3 della sua media in carriera) e tende per lo più a limitarsi al piazzato dalla media. È piuttosto macchinoso nei movimenti offensivi e, da un punto di vista atletico, paga dazio contro la maggior parte dei lunghi NBA attuali, che si tratti di uno stretch four o di un giocatore d’area.

La stampa americana, per usare un eufemismo, non lo ha mai amato. E in questo, bisogna dirlo, il Mago ha pagato il peso della prima scelta. Infatti, nonostante abbia anche disputato stagioni di livello più che discreto (21.4 punti e 5.2 rimbalzi nel primo anno a Toronto dopo la partenza di Chris Bosh), non gli è mai stato perdonato di non essere arrivato nel gruppo dei giocatori migliori della lega. Come ci si aspettava da lui, in relazione non solo alla scelta, ma anche ai mezzi atletici e tecnici con cui si era presentato ai blocchi di partenza. Attualmente Bargnani si trova sotto contratto con i Nets al minimo salariale. Le sue cifre ci raccontano una stagione da 13.7 minuti, 6.7 punti (con 6.3 tiri) e 2.3 rimbalzi per gara con il 43.1% dal campo. E, per questa volta, possiamo dire che non mentono: il Mago è un giocatore dall’impatto limitato in una delle peggiori squadre della NBA.

Nonostante le molte difficoltà, non bisogna pensare che Bargnani sia fuori dai giochi. Innanzitutto, perché avrebbe un’opzione per rimanere a Brooklyn anche l’anno prossimo. Motivo per cui i Nets potrebbero decidere di tagliarlo anzitempo. Ma anche perché, persino qualora uscisse dal suo contratto, ha già dimostrato di non avere alcuna pretesa economica e qualche squadra potrebbe preferire inserire al minimo un giocatore di esperienza e che conosce già i meccanismi di una stagione NBA, piuttosto che puntare su una scommessa. Ecco la ragione per cui molto di quello che succederà da questo momento in poi dipenderà dalla volontà stessa del giocatore. E la riflessione, sintetizzandola in maniera forse troppo semplicistica, verterà proprio sul punto che discutevamo ad inizio articolo: è meglio rimanere in NBA con un ruolo come quello che attualmente Bargnani ricopre oppure provare a rilanciare in Europa una carriera che sembra da anni in continuo declino?