The Comeback pt. 2 – Free agency 2013

Abbiamo discusso ieri dei grandi ritorni nel 2012. Ora, le valutazioni di quei ritorni e l’elenco di quelli avvenuti nel 2013.

Il mercato NBA 2013, come quello del 2012, è un mercato del ritorno. Questa volta, però, i colpi più interessanti sono notevoli. Cerchiamo di analizzare, prima, i “ritorni” dell’anno scorso. Dedichiamoci, poi, a quelli di quest’anno.

VALUTAZIONE DEI COMEBACK 2012 – Il ritorno di Lamar Odom ai Clippers non ha avuto gli effetti sperati, almeno per il giocatore. Stagione sottotono, dove lo swingman che aveva fatto innamorare la NBA della controparte in compagnia di Darius Miles e Corey Maggete nel 2000 sembra sparito. Mo Williams e i Jazz, invece, non hanno avuto l’occasione di rifarsi della prima stagione del play. Troppi infortuni per l’ex Cleveland e Clippers, che vuole lasciare Salt Lake City in favore di una contender. Anche Kirk Hinrich è stto martoriato dagli infortuni e, almeno per quest’anno, non ha dimostrato moltissimo ai Bulls (il suo posto è stato preso da Nate Robinson). Anche Goran Dragic e Aaron Brooks sono tornati alle rispettive squadre; mentre il Most Improved Player del 2010 è stato relegato causa crescita di Patrick Beverly, lo sloveno non ha dato davvero l’impressione di essere il giocatore sul quale puntare per raccogliere l’eredità di Steve Nash, nonostante i progressi fatti ai Rockets. Più positivi gli effetti di Raymond Felton con i Knicks e Jeff Green con i Celtics. Soprattutto il bianco verde ha dimostrato di crescere e riprendersi in pieno dall’aneurisma che lo ha tenuto fermo per tutto il 2011/12. Ha giocato tutte e 81 le partite (ricordiamo che, causa strage di Boston, l’ultima di regular era stata annullata) e tutti i playoff, dando un contributo crescente man mano che coach Rivers lo lasciava in campo. Il play ex Bobcats e Blazers, invece, ha dato l’idea di essere uno di quegli uomini di cui Mike Woodson non vorrebbe mai fare a meno: senza di lui, nel periodo di Natale, i Knicks hanno sofferto notevolmente, affrontando il periodo nero dell’intera stagione.Jeremy Lin, invece, non ha saputo ripetere la Linsanity in quella Houston che lo aveva scacciato proprio nel Gennaio 2012, prima che il taiwanese approdasse ad Harvard. Discorso a parte per Dwight Howard, che forse non ha mai voluto integrarsi nel sistema Lakers e che ha deciso di lasciare il ritorno del grande centro losangelino a favore di quello del grande centro houstoniano. Ma, di questo, ne parliamo dopo.

COMEBACK 2013 – Chauncey Billups e Mike Miller sono i due comeback names di questo mercato. Il primo torna a Detroit, con i compiti a casa che vanno dall’intesa con Josh Smith (chiamato a nuova stella della franchigia di Eminem) alla crescita dei Drummond e Monroe e della coppia romana Datome – Jennings. Joe Dumars ha voluto indietro l’uomo che fece vincere il titolo ai Pistons nel 2004 e che li condusse ad anni vincenti, prima di quella trade per Allen Iverson. Per il secondo, invece: i Grizzlies non ci hanno pensato molto, dopo la discussa amnesty degli Heat e hanno riaccolto il giocatore che per anni li ha simboleggiati. Il ritorno di Shane Battier aveva fatto piacere e sicuramente i tifosi di Memphis non riserveranno un diverso trattamento al loro cecchino, voglioso di giocare per il team nel quale ha disputato le sue stagioni più produttive. Infortuni permettendo, un’aggiunta ottima da parte dei Grizzlies. Altro ritorno a Detroit è quello di Rasheed Wallace, solo che non sarà da giocatore, bensì da assistant coach. Se tiene a freno il carattere, Sheed può essere il grande maestro di fondamentali, specie per i lunghi, che ha sempre detto di essere. Ai Nets torna anche Jason Kidd, uno che non ha mai dimenticato il team che lo ha reso una stella; un coach che a Deron Williams farà sicuramente piacere. Marcus Camby, invece, affronta iI suo secondo comeback nel giro di un anno: l’anno scorso aveva firmato per i Knicks, quest’anno è stato rivoluto dai Rockets in seguito al buyout di Toronto, team che ha ospitato il pivot dopo l’affare Bargnani. Proprio Bargnani è il nostro ritorno successivo: il ritorno di un giocatore italiano ai Knicks, dopo il bel ricordo lasciato da Danilo Gallinari. Speriamo solamente che il Mago sia all’altezza delle aspettative. Devin Harris affronta il suo passato con Dallas; sembrava fatto il triennale che lo avrebbe riportato a casa, ma un grave infortunio al ginocchio ha portato Cuban all’annullamento del contratto. Annullamento temporaneo, sembra, perché le due parti discuteranno nuovamente l’accordo a cifre minori dei 9 milioni iniziali. Il vagabondo Carl Landry lascia i Warriors, con i quali si è imposto come ottimo centro di riserva, e torna a Sacramento per ingaggiare una lotta tra compagni di area, in un pacchetto lunghi più che affollato. Infine, due giocatori coronano il sogno di giocare nelle franchigie di casa. Metta World Peace, infatti, torna a New York per vestire la maglia dei Knicks e, insieme a Carmelo Anthony, è il secondo newyorkese a giocare per i blu arancio dopo la partenza di Stephon Marbury. Nick Young lo aveva già fatto, a dire il vero: era stato ceduto ai Clippers alla deadline del 2012, contento di lasciare quella disgraziata versione dei Wizards e contento di giocare a Los Angeles, dove è nato e cresciuto. Ai Clippers fece abbastanza bene e arrivò alla semifinale di conference, ma l’anno dopo firmò peri Sixers, visto anche l’arrivo di Jamal Crawford. Ora il bis, solo che i compagni sono un po’ diversi da Chris Paul, Kobe (nativo del suo ex team) in primis. Il Mamba vorrà il massimo anche da lui, quindi ci sarà davvero da ridere a Los Angeles.

DUBBI E DOMANDE – La caccia agli Heat è aperta per il secondo anno consecutivo e ogni team ha voluto puntare in maniera diversa su giocatori che in passato erano già stati dalle loro parti. A parte vedere come i nuovi innesti Lakers (il figliol prodigo Farmar e il citato Young) come si inseriranno e in che condizioni Luke Ridnour e Carlos Delfino ritroveranno Milwaukee dopo un bel periodo di assenza, il problema principale sono gli Houston Rockets. Il ritorno alle origini, con il centro dominante che prima era Olajuwon e ora è Howard e la guardia prima Drexler ora Harden, sembra abbastanza convincente in Texas; ma il ritorno di Marcus Camby ha sollevato alcune perplessità sulla permanenza di Asik in divisa rossa e bianca. Si vedrà durante l’estate, che in tutti i sensi, quest’anno è stata davvero molto calda. Ora aspettiamo con ansia il giorno in cui LeBron alzerà di nuovo al cielo il suo anello di campione NBA. Solo allora capiremo quanto, del ritorno di molti giocatori in precedenti squadre NBA, sia stato davvero utile.