The Decision of The Truth – Paul Pierce a Washington, per portare esperienza

Ora che LeBron e Melo sono sistemati, il mercato può ufficialmente partire. Gli ha dato il via il rinnovo di Chris Bosh con gli Heat, seguito poi da quello di Wade. Il primo vero colpo, con rispettivo cambio di maglia, tra i “non-marziani” è stato Pau Gasol a Chicago. Diciamo, nella norma, visto l’interesse nutrito da parte dei Bulls. Ma nessuno si aspettava la notizia trapelata oggi alle 7 ora di New York, direttamente da Twitter. “Obama, J Wall here I come”. L’account usato è quello di Paul Pierce.

Pierce andrà quindi a giocare ai piedi del Lincoln Memorial; una “Decision” che nessuno certamente si aspettava, e dimostra quanto Washington si stia muovendo nella giusta direzione per diventare una contender a Est. Il contratto è un biennale da 11 milioni di dollari. Perché proprio Washington? Con tutte le offerte che c’erano, è sicuramente la meno allettante, in termini di gioco.

Capovolgiamo la domanda, perché senza capire le motivazioni degli Wizards non è possibile arrivare alla scelta di “The Truth”. Washington esce da una stagione ben più che positiva: secondo turno di playoff a sorpresa, dopo aver battuto i Chicago Bulls con un incredibile 4 – 1 e aver fatto sudare la Finale ad Est ad Indiana in sei gare. Primi obiettivi della franchigia erano ovviamente i rinnovi e le permanenze. Su Andre Miller è stata esercitata la team option per la prossima stagione, Gortat è stato siglato per 5 anni. Ma l’altro pezzo forte del mercato degli Wizards, Trevor Ariza, ha lasciato il team a favore dei suoi recenti ex, gli Houston Rockets. Questo priva il Verizon Center di un’ala piccola versatile e dei suoi 13.6 punti a partita con il 48% dal campo e il 44.5% da oltre i 7 m e 25. Inoltre, Martell Webster, fresco di rinnovo quadriennale, si opererà al ginocchio e salterà dai 3 ai 5 mesi di stagione. Al Harrington ha dato il suo ma ovviamente entro certi limiti, mentre Luol Deng, la preda a cui lo staff della DC puntava, tra Phoenix, Miami e Atlanta sembra sempre più distante dal giocare a Washington. Cosa c’è di meglio, sul mercato, di un giocatore con il ginocchio quasi sfasciato come il sudanese? Semplice: un’ala piccola di esperienza, con 30 minuti giocati nei playoff, 13.7 punti a partita con il 46.5% dal campo e capace di momenti di leadership come in gara 7 contro i Raptors, nella stoppata finale su Kyle Lowry.

Pierce esce da una stagione tutt’altro che sottotono, al contrario del compagno di squadra Kevin Garnett. In assenza di Brook Lopez e di un set di lunghi che ha avuto riscontri positivi solo da Andray Blatche, il numero 34 dei Celtics (nell’immaginario collettivo è ancora tale, nonostante il cambio di maglia) ha avuto in mano le chiavi del team, anche in cabina di regia al fianco di Shaun Livingston (Deron Williams non valutabile). Ora la squadra sta per essere sfasciata: Livingston se n’è andato, Blatche pure sembra lo farà. Garnett ormai è ufficiosamente in pensione. Con l’arrivo di Lionel Hollins, appare chiaro che Brooklyn è un team che riparte da zero. Monetariamente parlando, Prokhorov non sarà ancora disposto a spendere 80 milioni di luxury tax, quindi a arricchire il monte stipendi di un gruppo di pensionati. Allora, quali mete si possono prospettare per l’ex Kansas? Innanzitutto i Clippers: giocare di nuovo per Doc Rivers lo ha sempre affascinato, ma l’aspetto finanziario non lo premiava: sotto di 15 milioni rispetto al cap per quest’anno, contro i 27 di Brooklyn, era molto improbabile che si potesse fare una firma senza avere riscontri nella luxury tax. Inoltre, Brooklyn non è stata intenzionata a compiere Sign&Trade per cedere il giocatore, visto che era in quel frangente impegnata per l’acquisizione di Jarrett Jack dai Cavs, cosa che avrebbe portato 14 milioni per i prossimi tre anni. Inoltre, Brooklyn avrebbe compiuto S&T solo nel caso in cui ai Nets fosse passato JJ Redick, che i Clippers ritengono troppo importante nelle loro rotazioni (senza di lui, hanno fatto molta fatica). Alcuni sognavano il romantico ritorno a Boston, ovviamente senza aspettarsi i playoff. Quindi come vincere con un team giovane, senza perdere economicamente?

Ecco quindi l’ipotesi Washington: la squadra è giovane e divertente, con un play veloce e abile nel passare, come e certamente più di Livingston. Il reparto lunghi è ben fornito e, tra Gortat e Nene meno facile agli infortuni di quanto non lo fossero Garnett e soprattutto Brook Lopez. L’età dei due lunghi dei Wizards è 61 in due, contro i 64 del duo bianco e nero. Il ruolo di Pierce in tutto questo? Dal canto suo, lo stesso a Brooklyn. Per gli Wizards: un’ala versatile da tre come Ariza, ma con l’esperienza di un veterano come Al Harrington, che a questo punto potrebbe anche non essere confermato. Un bene, per giocatori come Wall, Beal e soprattutto per Otto Porter, che potrà crescere senza l’ansia dello starting five.

Con Pierce, gli Wizards guadagnano un pezzo di presenza per conoscenza del gioco e una buona chiave per i playoff (sarebbe l’unico Wizard dell’attuale formazione ad aver disputato le Finals e ad aver vinto il titolo). Washington punta ai PO? Punta, magari, alle Finali di Conference? Ora è arrivato il momento della verità, in ogni senso.