Tim Duncan: un tiro sbagliato che non scalfisce una serie (e una carriera) da numero uno

Non se lo meritava. Non si meritava di essere seduto in panchina nei due possessi difensivi che hanno deciso gara 6, levando agli Spurs un titolo che avevano già vinto. Ma, soprattutto, non si meritava di essere lui a sbagliare il tiro che finirà negli highlights di gara 7. Ultimo minuto, 90-88 per gli Heat. La palla finisce nelle sue mani, Duncan è in post contro Shane Battier. Il suo gancio finisce lungo, ma Duncan avrebbe la possibilità di correggere l’errore a rimbalzo; il buon tagliafuori di Battier, però, non gli dà modo di indirizzare il pallone nel modo corretto. Come dicevamo all’inizio, non se lo meritava. Non se lo meritava perché, a 37 anni, è tornato dopo tre stagioni di assenza nel primo quintetto NBA. Non se lo meritava perché, a 37 anni, ha totalizzato 54 punti e 29 rimbalzi tra gara 6 e gara 7 di una finale NBA. Non se lo meritava perché dal 1997 è la stella degli Spurs. Non se lo meritava perché, nel suo ruolo, è il migliore giocatore della storia.

LA SERIE DI DUNCAN – La serie del caraibico parte in salita, con un primo quarto da 0/5 dal campo. Duncan rientra in campo per il secondo periodo e, in 7 minuti di utilizzo, fa 12 punti con 5/7 al tiro e 4 rimbalzi. Finisce gara 1 con 20 punti e 14 rimbalzi; solo Kareem era riuscito a mettere assieme statistiche del genere nelle Finals (due volte) a più di 35 anni. In difficoltà in gara 2, il lungo degli Spurs nel terzo atto della serie sta a guardare i compagni che crivellano la retina dall’arco, mettendo comunque a referto 12 punti e 14 rimbalzi. In gara 4 (20 punti e 5 rimbalzi) è costretto ad assistere ad una sconfitta che riporta il fattore campo a favore di Miami. Va ancora in doppia-doppia in gara 5 (17 punti e 12 rimbalzi), con gli Spurs che mettono due match point sulla propria racchetta. Nel primo tempo di gara 6 segna 25 punti, poi Parker nel finale del quarto quarto sembra regalare la vittoria a San Antonio. Niente da fare: LeBron e Allen pareggiano, Miami vince all’OT nonostante una prova da 30 punti e 17 rimbalzi di Duncan. È ancora lui, con Leonard, l’eroe di gara 7: 24 punti e 12 rimbalzi, ma quell’errore al tiro nell’ultimo minuto ha messo fine alle speranze degli Spurs. Chiude le Finals 2013 a 18.8 punti e 12.1 rimbalzi di media.

IL FUTURO – Duncan ha ancora un anno di contratto e poi ha addirittura un’opzione per disputare anche la stagione 2014/2015 in maglia Spurs. La verità è che, a meno che non subentri un discorso di motivazioni, non ci sarebbe alcun motivo per cui il numero 21 dovrebbe interrompere ora la sua carriera. Ha giocato quella che è stata probabilmente la sua miglior stagione dal 2010 in poi e, soprattutto a livello fisico, è riuscito a dare garanzie che negli ultimi due anni sembravano venute meno. Il giocatore potrebbe tranquillamente essere un punto di riferimento degli Spurs anche nella prossima stagione, anche se probabilmente, al netto di un Ginobili in evidente calo e in scadenza di contratto, si è giocato quest’anno l’ultima possibilità di puntare al titolo. Qualsiasi cosa scelga di fare, il suo volto resterà perennemente abbinato al concetto di giocatore dominante e vincente. Perché è vero che LeBron gli ha soffiato questo anello, ma Duncan ne può comunque vantare quattro in bacheca.

Photo: bleacherreport.com