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Timofey Mozgov, il gigante russo che ha spaventato Golden State

Mozgov

Il 7 gennaio 2015 i Cleveland Cavaliers, avendo perso per infortunio per tutta la stagione il centro brasiliano Anderson Varejao, hanno annunciato l’acquisto di Timofey Mozgov dai Denver Nuggets in cambio delle prime scelte protette di Oklahoma City e Memphis e in questo modo hanno svoltato la loro stagione fino a quel momento abbastanza sotto le attese (addirittura sotto il 50% di vittorie dopo le prime 39 partite di stagione regolare). Il centrone russo, già medaglia di bronzo con la Russia dello stesso David Blatt alle Olimpiadi di Londra, ha cambiato il modo di giocare dei Cavaliers sui due lati del campo e ha da subito trovato una straordinaria intesa con LeBron James, capace di servirlo nel migliore dei modi e di capirne alla perfezione i tempi di taglio. Prima di analizzare l’impatto del numero 20, bisogna però fare un passo indietro e vedere da dove tutto è cominciato.

GLI INIZI – Timofey Mozgov inizia a giocare a basket da ragazzino venendo reclutato a scuola a San Pietroburgo per via della sua altezza e accetta volentieri di cimentarsi con questo sport, anche perché così vuole suo padre. È proprio a San Pietroburgo, città in cui ritorna a 16 anni dopo un trasferimento con la famiglia nella piccola città di Enem, che la sua carriera ha inizio. Timofey dimostra da subito di avere un grandissimo materiale su cui lavorare sia in termini fisici sia in termini tecnici, è capace di schiacciare già a 15 anni e adora il modo di giocare di Kevin Garnett. Il suo debutto da professionista arriva nel LenVo San Pietroburgo, nella seconda divisione russa, per poi passare al CSK VVS Samara ed infine alla squadra che più di tutte gli ha permesso di affermarsi ad altissimo livello: il Khimki Mosca. Nel Khimki gioca dal 2006 al 2010 (più un’altra parentesi durante il lockout NBA del 2011) e raggiunge storici traguardi come la vittoria in Coppa di Russia nel 2008, la finale di EuroCup nel 2009, la partecipazione all’Eurolega nel 2010 e la finale Playoff per 3 stagioni consecutive. In questo periodo al Khimki, Mozgov è cresciuto particolarmente dal punto di vista tecnico e difensivo, diventando uno dei migliori giocatori del campionato e soprattutto della nazionale russa con cui ha conquistato la medaglia di bronzo sia agli Europei in Lituania (chiusi a quasi 10 punti di media) sia alle Olimpiadi di Londra (con David Blatt allenatore).

L’NBA – Il primo approccio di Timofey Mozgov con il mondo americano arriva a Dallas quando inizia ad allenarsi nell’estate del 2010 con il trainer, ed ex giocatore NCAA, Fess Irvin. Timo lavora per 6 ore al giorno su tutti i fondamentali utili ad un lungo con le sue caratteristiche ─ lavoro coi piedi, ricezione in post in movimento e nel traffico, blocchi, movimenti nel pick and roll ─ e convince Irvin di poter diventare un big-man utile anche a livello NBA.

I suoi allenamenti attirano l’attenzione dei New York Knicks che dopo averlo valutato decidono di offrirgli un contratto triennale, all’interno del ristorante dell’Hotel Wynn di Las Vegas, a quasi 10 milioni di dollari totali per cercare di inserirlo nel progetto ambizioso di Mike D’Antoni di riportare la franchigia della Grande Mela in alto. Nell’idea di Donnie Walsh, sarebbe dovuto essere il centro titolare dei futuri Knicks. Mozgov si ritrova in squadra con Amar’e Stoudemire, Danilo Gallinari, Wilson Chandler e Raymond Felton e disputa 14 minuti di media nelle 34 occasioni in cui ha avuto possibilità di scendere in campo. Trova anche una giornata di grazia nella vittoria per 124-106 contro i Detroit Pistons, arrivando a totalizzare 23 punti e 14 rimbalzi in 40 minuti, con il Madison Square Garden che esplode nel coro “Mozgov-Mozgov!”.

Durante la stagione, però, si presenta per i Knicks la possibilità di aggiungere un’altra stella al roster: Carmelo Anthony. Walsh fa di tutto per tenere Mozgov fuori dalla trade ma i Nuggets lo vogliono a tutti i costi. Quindi, il 21 febbraio 2011, il centrone russo si trova a dover fare le valigie e trasferirsi a Denver con Gallinari, Felton e Chandler. Denver ha un reparto lunghi profondissimo con Nene, Kenyon Martin, Ely, Koufos e Chris Andersen ,quindi Mozgov gioca solo 11 partite nella parte di stagione con la nuova maglia, a soli 8 minuti di media. Nella prima vera stagione con la maglia dei Denver Nuggets, quella del lockout nel 2011, Mozgov riesce a ritagliarsi uno spazio più importante all’interno della rotazione dei lunghi di George Karl (allenatore che comunque per filosofia di gioco non vede molto di buon occhio il big man col numero 25), partendo in quintetto per 35 volte nelle 44 partite disputate e rimanendo in campo per 15 minuti di media (a 5.4 punti e 4.1 rimbalzi di media) e toccando il suo season high di 16 punti proprio contro i Knicks nella partita dell’ex. I Nuggets si qualificano per i Playoffs e vengono eliminati dopo sette combattutissime gare dai Los Angeles Lakers. Timo, che gioca tutte e sette le partite, parte in quintetto cinque volte mantenendo più o meno le medie della regular season. L’anno più difficile in America per il russo arriva nel 2012/2013 quando George Karl, non apprezzandolo particolarmente e non ritenendolo funzionale al gioco della squadra, lo toglie dal quintetto a favore del greco Kosta Koufos e lo schiera solo per 9 minuti di media in 41 partite, tenendolo a sedere durante tutta la serie di Playoffs persa contro i Golden State Warriors di Steph Curry e Klay Thompson. Dopo l’eliminazione al primo turno con fattore campo a favore a saltare è coach Karl e in panchina arriva l’esordiente Brian Shaw, che subito rimette Mozgov all’interno delle rotazioni prima dalla panchina e poi, da febbraio, di nuovo in quintetto. Mozgov va spesso e volentieri in doppia cifra di punti e rimbalzi, trovando anche una partita da 23 punti e 29 rimbalzi contro i Golden State Warriors (sì, proprio loro!) e chiudendo l’anno con 9 punti e 6 rimbalzi di media in 22 minuti di utilizzo. Ha trovato, finalmente, la sua dimensione all’interno dell’NBA.

Nonostante i pessimi risultati di squadra ─ record negativo e mancata qualificazione ai Playoffs ─ Shaw viene confermato e Timo può continuare a crescere e avere spazio all’interno della rotazione dei Nuggets. Il centro russo è da inizio stagione titolare per Shaw e ripaga la fiducia del coach andando praticamente sempre in doppia cifra di punti e rimbalzi (8.5 punti e 7.8 rimbalzi di media in 25.6 minuti di utilizzo), con anche prestazioni super come quella da 18+13 contro Phoenix o quella da 15+12 contro i Raptors. I risultati dei Nuggets sono ancora negativi ─ tanto che Shaw verrà poi licenziato nel mese di marzo ─ e Timofey non può ancora immaginarsi che in una stagione del genere sarà uno dei protagonisti delle NBA Finals.

Il destino del russo cambia il 7 gennaio quando i Cleveland Cavaliers, cedendo due prime scelte, lo acquistano dai Nuggets per farne il centro titolare, in seguito all’infortunio di Varejao. A scegliere Mozgov per far svoltare la negativa stagione dei Cavs e per riempire il vuoto lasciato dal brasiliano è David Blatt in prima persona, suo allenatore nelle vittorie delle medaglie di bronzo ad Europei ed Olimpiadi con la nazionale russa, che individua così nelle sue doti di rim protector e nella sua capacità di rollare verso il canestro nei pick and roll le caratteristiche giuste per rilanciare in classifica gli ambiziosi Cavaliers di LeBron James. Non è un caso che subito dopo l’arrivo del russo, maglia numero 20 che era anche il numero del padre quando giocava a pallamano, i Cavs si siano ripresi dopo una brutta partenza e abbiano iniziato ad inanellare vittorie su vittorie diventando una contender vera e propria. Mozgov ha cambiato i Cavs sia in fase difensiva sia in fase offensiva (i DefRtg e OffRtg sono nettamente migliorati dal suo arrivo) e ha garantito quella rim protection che tanto Blatt voleva da lui. Timofey chiude la regular season per la prima volta in doppia cifra di punti (10.6) e col solito contributo a rimbalzo (7 di media). E ai Playoffs conferma quanto fatto di buono nella stagione regolare, mettendosi in mostra anche in assenza di Kevin Love nelle serie vinte contro Celtics, Bulls (serie in cui va in doppia cifra una sola volta) e Hawks.

L’IMPATTO SULLE FINALS – È nelle Finals però che il vero potenziale del numero 20 esce con grandissima prepotenza. Senza Varejao, Love e dopo gara 1 pure Irving è chiaro che tutti avrebbero dovuto aumentare il proprio rendimento per aiutare LeBron James nella mission impossible di battere Steph Curry e soci nelle Finals ed uno dei giocatori col miglior rendimento è stato proprio Mozgov. Alla vigilia delle Finals gli esperti lo vedevano come l’elemento maggiormente in difficoltà per accoppiamento difensivo dei Cavs visto che Golden State ama giocare con il quintetto piccolo, ma già in gara 1 è stato chiaro che il suo apporto sarebbe stato fondamentale. Mozgov ha concesso spazio a Green dall’arco oscurandogli però la vallata in avvicinamento, è stato attivo ed atletico sia a rimbalzo offensivo che difensivo. È stato bravo ad aiutare lontano da canestro nei raddoppi sistematici fatti su Curry e in attacco si è sempre fatto trovare pronto facendo strepitosi tagli a canestro nelle situazioni di pick and roll, unendo a tutto questo una percentuale ai liberi più propria di un esterno che di un lungo (75%).

Mozgov, un rebus per Kerr e soci durante tutte le Finals, è riuscito a mettere fuori dalla serie Bogut ─ totalmente in difficoltà contro di lui a rimbalzo ─ ed è riuscito a stare in campo a lungo contro i quintetti piccoli proprio grazie alla sua abilità di rimbalzista, di presiedere l’area e di essere sempre pericoloso in attacco. Il russo nei primi due capitoli della serie, quelli in cui gli Warriors sono sembrati maggiormente in difficoltà, ha segnato prima 16 e poi 17 punti, ma il suo capolavoro è arrivato nella sconfitta in gara 4 quando, con i compagni ormai stremati dalle precedenti battaglie, si è travestito da Shaquille O’Neal mettendo a referto 28 punti (il massimo per un giocatore undrafted in una gara di NBA Finals) e 10 rimbalzi. Nella gara 5 che ha segnato definitivamente la serie Blatt ha deciso di andare piccolo come gli avversari e lo ha schierato per soli 9’ attirandosi molte critiche perché la scelta non ha portato i frutti sperati, anche se i Cavs sono rimasti in partita fino a pochi minuti dalla fine. Il fatto che la sua esclusione per gran parte della partita abbia fatto così rumore dimostra il livello e la credibilità che Timo ha raggiunto attualmente in NBA. Nella partita che ha consegnato il titolo a Golden State Mozgov è stato come al solito uno degli ultimi a mollare realizzando 17 punti e 12 rimbalzi con anche una schiacciata importante nella rimonta di inizio quarto periodo. Le sue prestazioni gli hanno fruttato i complimenti di una leggenda come Bill Walton.

Grazie alla sua attitudine al lavoro, alla sua esperienza europea di alto livello e all’aiuto fondamentale che gli ha dato coach David Blatt è ora uno dei centri più funzionali dell’intera NBA, abbinando doti difensive di primo livello a doti offensive molto rare. I Cavs con due sole prime scelte hanno trovato il centro titolare di una squadra che ha l’ambizione di vincere il titolo. E chi l’avrebbe mai detto che il gigante buono precettato a scuola solo per la sua altezza e messo praticamente fuori dalle rotazioni da George Karl avrebbe raggiunto risultati così importanti nella NBA, anche se la vetta più alta forse deve ancora arrivare…