Top & Flop della Orlando Summer League: benissimo Thunder e Olynyk, male Carter-Williams, incubo per Kim English

In attesa della fine della Vegas Summer League, che ci darà la possibilità di regalarvi il primo prospetto completo sui rookies NBA, ecco alcuni degli spunti che sono usciti dalla spettacolare Summer League di Orlando, dove tantissimi giocatori si sono mostrati al pubblico NBA ed Europeo.

Top:

Oklahoma City Thunder: non tanto per il “titolo” vinto, in finale contro gli Houston Rockets, quanto per il livello della squadra, alto grazie alle prime scelte Reggie Jackson e Jeremy Lamb, e agli acquisti di Daniel Orton, Grant Jerrett e Dwight Buycks. Capita spesso che le squadre NBA snobbino la Summer League, impossibile dirlo per OKC, che si è presentata all’appuntamento al meglio, mettendo in mostra i suoi gioielli, anche a costo di perderli perché adocchiati da altre squadre, come è successo nel caso Buycks. Unica delusione, quella di non aver visto Perry Jones III; meglio così, forse non ci saremmo goduti Grant Jerrett.

Kelly Olynyk: The Big KO ha letteralmente dominato Orlando. Che giocasse contro giocatori in cerca di un contratto o “veterani” al secondo anno, il risultato era sempre uno: canestro. Olynyk ci ha mostrato una grossa parte del suo infinito repertorio, grazie a partenze in palleggio, tiro da fuori, arresto e tiro, gioco spalle a canestro, con ogni singolo gesto tecnico eseguito a regola d’arte. Andrew Nicholsone e Greg Smith non lo hanno mai visto, ma chi può dire di averlo fatto in questi giorni? I 19.5 punti di media, accompagnati da 8 rimbalzi, 2.8 assist e 2.3 recuperi lo rendono senza dubbio l’MVP del torneo.

Solomon Hill: Partenza e finale in sordina, ma in mezzo tre gare solidissime. Solomon Hill ha sorpreso molti dei suoi detrattori in quesa Summer League, tirando con uno spaventoso 55% da tre, e dimostrandosi più all’altezza di quanto tutti noi ci aspettassimo. La strada è ancora lunghissima, ed il ragazzo, per sua stessa ammissione, sa di dover provare qualcosa; questo inizio, però, non può che essere incoraggiante.

Victor Oladipo: Assolutamente non male per uno che il playmaker non lo aveva mai fatto. Si vede lontano un miglio che Oladipo è un progetto destinato ad avere successo. Il fisico pauroso e la difesa di altissimo livello, sono due caratteristiche dell’ex Indiana che già conoscevamo; non si può dire altrettanto per le capacità nel tiro, considerate sotto il PAR prima del draft, e l’abilità di mettere a referto punti. I 19 d i media con il 53% da tre sono la risposta più importante per la guardia dei Magic. Se trova un ruolo ben definito, può diventare un giocatore d’alto livello.

Dwight Buycks, Ian Clark, Grant Jerrett, Chris Roberts, Vander Blue: Cosa accomuna questi giocatori non di rango? L’aver giocato una Summer League strepitosa. Buycks e Jerrett per OKC, Clark per gli Heat, Roberts a Utah e Vander Blue nei Rockets. I tornei estivi, infatti, sono soprattutto questo. Giocatori affamati in cerca del contratto della vita. Chi è riuscito nell’intento è Dwight Buycks, fresco di accordo con i Toronto Raptors, convinti dalle prestazioni monstre dell’ex Marquette, che quest’anno sarà quindi deputato a fare il panchinaro di Kyle Lowry. Chi ci riuscirà? Di sicuro Grant Jerrett, che ha un contratto garantito con i Thunder, meno possibilità per Clark, Roberts, strepitoso, e Blue, che nei prossimi giorni si giocheranno tutto nella Vegas Summer League. In bocca al lupo, quindi a questi giocatori, che la NBA la meriterebbero senza alcun dubbio.

Kendall Gill: I più esperti se lo ricordaneranno in campo, noi ci riferiamo invece alla sua reincarnazione da telecronista. Raramente chi scrive ha avuto il piacere di ascoltare nei minimi particolari una telecronaca americana. Gill, invece, non solo ha dimostrato un’incredibile competenza, ma ha portato anche freschezza e carisma, necessari per esercitare al meglio questo sottovalutato ma complicato mestiere. Al pari di Buycks e Clark, anche Gill è una scoperta di questa Summer League 2013.

Flop:

Michael Carter-Williams: I pregi si sono visti a fiammate discontinue, i difetti sono stati una costante. MCW dovrà sudare molto per entrare nel cuore dei tifosi dei 76ers che potrebbero presto paragonarlo a Jrue Holiday, ultimo playmaker titolare a guidare Philadelphia ai playoff. Inutile, dire che ad oggi, il confronto tra i due farebbe uscire l’ex Syracuse con le ossa rotte. Il 26% al tiro è stato un disastro, così come il 3/20 (15%!) da tre punti. A livello di assist, 6.8, non è andata male, anche se con 4.8 perse a parita. C’è molto da lavorare.

Fab Melo: Si può essere un ex giocatore all’età di 23 anni? Probabilmente no, ma dato che Melo non ha mai dato l’impressione di aver  praticato la pallacanestro, non sembra essere questo il caso. Un oggetto non indentificato in mezzo al campo, più simile ad uno spettatore che ad un giocatore, ha salvato una Summer League da 3 in pagella, grazie ad 11 punti e 5 rimbalzi nel Championship Day, nella gara giocata contro Orlando. Brad Stevens avrà tanto da fare per creare da zero qualcosa che possa stare in campo a livello NBA.

Myck Kabongo e Jonny Flynn:  Due storie diverse, due playmaker diversi, due carriere che difficilmente continueranno nella NBA. Il torneo di Orlando poteva essere la rampa di lancio per uno e la redenzione per l’altro. Si è rivelato invece l’ineluttabile certificazione che stare lontano dai palcoscenici per un anno può fare solo che male.

Kim English: Prima le cattive prestazioni con i Pistons ad Orlando, poi il taglio da parte della società che deteneva il suo contratto, a causa dell’arrivo di Gigi Datome e la conseguente sovrabbondanza nel roster. Luglio 2013 verrà ricordato da English come l’apocalisse.

Brooklyn Nets: Che i Nets non guardassero con eccessiva attenzione a questa Summer League si era più o meno capito dal mercato di discreto profilo che la squadra di Prokhorov sta realizzando. Ultimi a Luglio 2013 primi a Giugno 2014? Al Barclays Center lo sperano tutti.