Toronto Raptors: un’estate per provare a diventare grandi

Nel giro di pochi mesi, Toronto ha attraversato una serie di vicissitudini che potrebbero portarla a rivedere la post season. Bisognerà, però, capire come ci si muoverà in estate per dare al Canada la squadra da Playoffs che manca dal 2008 e che, con l’arrivo di Rudy Gay a gennaio, sembra avere finalmente un punto fermo, che dia lo stop alla continua ricostruzione.

AI PIANI ALTI – Il colpo fondamentale per riportare il Canada sulla mappa del basket che conta non è stato l’arrivo di Gay, ma quello che è accaduto nelle ultime due settimane. Fuori Colangelo dal ruolo di GM (non un danno, anzi …), dentro niente poco di meno che Masai Ujiri. L’Executive dell’Anno 2013 è, forse, l’uomo destinato più di tutti a rendere i Raptors una squadra solida e non più abbonata alla lottery. È stato lui a creare i Nuggets del post Carmelo Anthony e a renderli una delle forze dell’Ovest, rendendo Danilo Gallinari una star e un leader per Denver e fornendogli un supporting cast ottimo. Nessuno forse si aspettava che lasciasse i suoi nuovi e formidabili Nuggets per 15 milioni di dollari e che tornasse ai Raptors, per i quali era passato da vice executive, ma sembra che dalle ultime dichiarazioni rilasciate alla sua presentazione (“Toronto è un gigante che dorme”) al nigeriano piacciano le sfide e gli piaccia pure vincerle, quindi reggetevi forte, perché le sorprese non mancheranno.

SCIOGLIERE I DUBBI – Le prime cose da fare per ogni neo GM? Vedere chi allenerà la sua squadra e sistemare i problemi nel roster. Nel nostro caso, Ujiri ha già provveduto al primo punto: Dwane Casey resterà head coach. Colui che ha architettato la difesa Mavericks fino al 2011 (ovvero fino al titolo dei texani) non ha proprio avuto quell’impatto difensivo che tutti si aspettavano e la squadra non ha fatto miglioramenti. Ma il coach ha la fiducia del nuovo dirigente e questo è importante. Altro problema che il GM dovrà risolvere è anche fin troppo noto dalle nostre parti: Andrea Bargnani. Il Mago doveva essere, dopo quanto fatto vedere nel 2011-12, in ascesa e pronto a prendere quel ruolo di stella della squadra e di prima scelta assoluta che Toronto gli ha dato fin dal 2006. Invece, colpa degli infortuni e dei capricci di Colangelo, che l’ha attaccato subdolo come un Vietcong con la sua “un cambio di scenario farà bene a entrambi”, il nostro è finito ai margini del team, fischiato perfino dal pubblico. Una trade con Chicago per portarlo da Belinelli, con Boozer in Canada, sembrava ormai sicura, ma è saltata nel nulla come è nata. Ora che Colangelo non sarà più responsabile delle operazioni di mercato, spetterà al suo successore africano risolvere la questione Bargnani. Ordine di scuderia: liberarsi dell’italiano, anche se al nuovo arrivato piace molto, quindi fine dell’avventura canadese. Già si parlava di possibili trade entro il 1 Luglio; se la cessione fosse impossibile, l’Amnesty. Cambia il GM, ma Bargnani non può dormire sonni sereni lo stesso.

RUDY GAY E SOCI – Ujiri partirà quasi sicuramente da Rudy Gay per ricostruire la squadra. L’arrivo del numero 22 è stata, forse, la cosa migliore (e più sensata) che Colangelo abbia fatto per Toronto in questa stagione. Gay ricorda fin troppo un giocatore che a Toronto fece sognare e il cui ricordo dei bei tempi è legato alla franchigia canadese: Vince Carter. I due hanno in comune atletismo e buone capacità di tiro, poca difesa, leadership e decisioni avventate, non sempre le migliori. Il problema è che Toronto ha tre giocatori dello stesso stampo: lui, DeRozan e Terrence Ross. Come fare? Ci si adeguerà, anche perché il duo DeRozan – Gay ha reso bene e i Raptors hanno vinto, o perso di poco come contro Miami. Senza Gay, DeRozan ha segnato e perso. Coincidenze? Non credo. Per quanto riguarda Ross, è giovane, deve farsi le ossa e uscire dalla panchina (con i due sopra citati a giocare in quintetto, come Gay da tre e DeMar da quattro) come guardia di riserva non gli farà male.

LA LUNGA ESTATE CALDA – Toronto non ha prime scelte al Draft di fine giugno. La dodicesima del primo giro, cioè quella ottenuta dalla lottery dai dinosauri, è andata ai Rockets nella cessione di Lowry ed è stata a sua volta ceduta ai Thunder nell’ambito della Barba-story. Scartando quindi il Draft (salvo che Ujiri non scelga di compiere qualche trade per ottenere scelte, onestamente cosa non saggia), si punterà sulla crescita di Valanciunas (non male) e di Terrence Ross. Le uniche certezze del roster sembrano essere DeRozan, Gay, Kyle Lowry (forse il meno certo dei certi), Valanciunas e Ross. Tutti gli altri (Bargnani in primis) cedibili, da tagliare o non confermare. Bisognerà capire che fare con Landry Fields, che dopo il bell’apporto dato ai Knicks ha deluso le attese Raptors, anche causa infortuni. Aaron Gray ha esercitato la player option sul suo contratto: non segna molto, ma è un corpaccione sotto canestro in più, quindi potrebbe restare o essere inserito in trade minori. Un altro che ha esercitato la player è Linas Kleiza: il lituano non sembra essere mai stato quello che nel 2010 i Raptors speravano, ovvero il buon giocatore di Denver e dell’Olympiacos. L’Amnesty è la scelta più considerata, ancor più che con Bargnani. I free agent sono John Lucas (ha una team option che potrebbe non essere esercitata, visto che è parso diverso dal Lucas dei Bulls), Mickael Pietrus, Alan Anderson e Sebastian Telfair. Tra tutti, potrebbe rimanere solo Anderson, autore di una buona stagione, se non fosse che, come detto, il reparto ali/guardie è sovraffollato. La squadra dovrà puntare sulla fisicità e sulla potenza: ricca com’è di ali, poiché Valanciunas ha il fisico di una mantide e Amir Johnson è l’unico altro che renda in area, è piuttosto deboluccia sotto canestro. I nomi ci sono, anche abbastanza appetibili. Altra cosa importante è la ricerca di un buon play di riserva, o addirittura di un regista titolare che faccia uscire Lowry dalla panchina, suo ruolo naturale. Questa volta non ci sarà Steve Nash cui fare la corte, ma ci sono altri play free agent validi, seppur non titolari (non credo che CP3, Ellis o Jennings accetterebbero di giocare ai Raptors); quindi, probabile che per il play si punti a una trade. Una volta che tutte le carte saranno a posto, spetterà a Casey applicare la sua filosofia difensiva e rendere Toronto, finalmente, una squadra degna di tale nome.

Photo: thestar.blogs.com