Un proprietario da Clippers per i Clippers: conosciamo meglio Steve Ballmer!

Roma. È finita, o quasi. La decisione è stata resa nota e si aspetta solo la firma per rendere il tutto ufficiale. Alla fine l’ha spuntata, come previsto, Adam Silver, simbolo della NBA, in una delle situazioni più controverse dello sport americano moderno. Ha vinto il giusto, ha vinto la forza della coesione di 29 franchigie che hanno votato per la fine dell’era del plurimiliardario proprietario dei Clippers. Donald Sterling, dunque, si arrende e decide di vendere l’ultima parte della società, mettendo praticamente sul mercato i Los Angeles Clippers. image1L’acquirente si era già fatto avanti con una proposta quasi indecente, che si fa beffe delle altre ricevute precedentemente. La prima ipotesi è stata quella di affidare la franchigia alla persona forse più danneggiata, ovvero sia Earvin Magic Johnson, ipotesi smentita e mai confermata dallo stesso. Si è parlato poi di una cordata di ricchi cinesi con a capo Yao Ming, ma anche quelle sono state semplici notizie di corridoio. Chi ha cercato concretamente di puntare sui Clippers è stato un pool di ricchi azionisti, capeggiati dalla figura dell’ex stella, vista anche in maglia Clips, Grant Hill. L’offerta iniziale di questo coraggioso gruppo è stata di circa 1.2 miliardi di dollari. A poche ora da questo primo tentativo, arriva una seconda proposta e stavolta i nomi degli offerenti sono piuttosto allettanti: David Geffen (produttore discografico/cinematografico, uno degli uomini più ricchi e influenti d’America), Oprah Winfrey (una delle opinion leader più considerate) e dal grande marchio Oracle, rappresentato da Larry Ellison, il padre-padrone della rinomata società di software. L’offerta sale e si aggira intorno agli 1.6 miliardi di dollari. Sterling ci pensa ma non è convinto di queste proposte, sebbene avesse acquistato la franchigia per appena 12 milioni di dollari. Ma ecco che dal nulla arriva alla riscossa chi proprio non ti aspetti: STEVE BALLMER, 58enne imprenditore di Detroit. I più esperti di informatica lo ricorderanno come lo stravagante ex CEO della Microsoft Corporation. La sua offerta è stata la più alta e sul piatto sono stati messi 2 miliardi di dollari. Rifiutare è stato praticamente impossibile.

Ma chi è Steve Anthony Ballmer?

Proveniente da una famiglia benestante, Steve si laurea magna cum laude all’Università di Harvard nel 1977 in matematica ed economia applicata. Al college conosce la persona che con ogni probabilità gli cambia la vita: Bill Gates, di un anno più grande di lui. Le esperienze che condivide con l’attuale proprietario di Microsoft lo aiutano a crescere e ad aumentare il suo livello di conoscenza. billgates_wideweb__470x4460Ha partecipato alla prestigiosa William Lowell Putnam Mathematical Competition, un esame promosso dalla Mathematical Association of America, facendo registrare un punteggio più alto dell’amico Bill. Le strade si divideranno ma il rapporto di amicizia legherà ancora i due. Steve, durante i suoi studi, muove i primi passi dal punto di vista professionale e per un periodo condividerà l’ufficio con un altro grande e importante personaggio della sua vita: Jeffrey R. Immelt, attualmente presidente del consiglio di amministrazione e amministratore delegato della General Electric. Nel 1980, però, sceglie di lasciare Stanford Graduate School of Business per rispondere alla chiamata dell’amico Bill Gates, che intanto ha già messo su un’azienda denominata “Micro-Soft Company” (aprile 1975), diventata poi “Microsoft Inc.” nel giugno del 1981.
Il suo ingresso in società, datato 11 giugno 1980, non è poi così banale: Gates lo ingaggia tra i suoi 30 dipendenti e lo nomina Business Manager, il primo della storia della Microsoft Corporation. Il “modesto” stipendio di Ballmer, di circa 50.000 dollari, è stato amplificato dall’ingresso nell’assetto proprietario: Gates, infatti, gli concede l’8%. Tenete aperta l’icona di questa percentuale perché più avanti risulterà molto utile. Le sue mosse, sia dal punto di vista tecnico che dal punto di vista manageriale, portano il suo nome a spiccare sugli altri dipendenti ma soprattutto portano Microsoft in alto, molto i alto. L’ormai prestigiosa firma di Steve Ballmer si ritrova in molte operazioni di sviluppo dei sistemi operativi e di vendita/ assistenza. Dal febbraio 1992 in poi viene nominato Executive Vice President, Sales and Support. La sua scalata non si placa, così come il suo genio: Ballmer ha continuato a sviluppare idee su idee prima di approdare al significato aggiornamento di Microsoft. NET Framework. Sembra non fermarsi più e mentre viene promosso a presidente di Microsoft (titolo che ha ricoperto dal luglio 1998 al febbraio 2001), il suo patrimonio sale a dismisura. La sua ascesa viene affiancata da un lieve e lento declino della figura sempre autorevole dell’amico Gates. Nel gennaio 2000 Ballmer diviene ufficialmente Chief Executive Officer. In qualità di CEO, Ballmer ha gestito le finanze aziendali mentre Gates è rimasto presidente del consiglio e conservava ancora il controllo della “visione tecnologica” come chief software architect. Ma la forza di Gates diminuiva giorno dopo giorno e così decide di dimettersi e lasciare la piena autonomia necessaria per fare grandi cambiamenti di gestione all’amico Steve.

Una volta Amministratore Delegato, la società inizia 2 importanti lotte sul piano  giudiziario: la prima per via di una causa antitrust causata dal governo degli Stati Uniti, la seconda a causa di una class-action derivanti da denunce da aziende rivali. ceoAccanto a queste battaglie in tribunale, il progresso di Microsoft sembra proseguire senza intoppi: l’innovativa scoperta delle strategie di “cloud computing”, legata all’acquisto di potenti mezzi di comunicazione come ad esempio Skype, ha portato a incrementare un fatturato sempre in crescita. Per gli amanti della materia, sotto il mandato di Ballmer come CEO, il fatturato annuo di Microsoft è salito da 25 miliardi a 70 miliardi dollari, mentre l’utile netto è aumentato 215% a 23 miliardi dollari. Dopo aver raggiunto l’apice del successo, le strategie di Ballmer iniziano a destare qualche critica soprattutto per non aver capitalizzato diverse nuove tecnologie di consumo, costringendo in pratica la Microsoft a gettarsi su settori che non gli appartenevano prima come il mercato di tablet computing, smartphone e lettori musicali con risultati contrastanti e non sempre eccellenti. La concorrenza si attrezza alla grande per combattere il suo impero costruito negli anni precedenti e così la Microsoft perde peso, cedendo giorno dopo giorno agli storici rivali. I prezzi delle azioni non riescono a risalire e non attraggono più i fedeli acquirenti. Così, nel maggio 2012, il manager David Einhorn invita Ballmer a dimettersi da amministratore delegato. Dopo una carriera ad altissimi livelli, anche Steve conosce ed è ad un passo dal baratro. Feroci saranno le critiche da parte di alcuni esperti, in particolare quelle di Adam Hartung della rivista Forbes, che arriverà a descrive Ballmer come “il peggior amministratore delegato di una grande società americana quotata in borsa”. La stessa Forbes, però, riporterà anno dopo anno Steve nella classifica degli imprenditori più ricchi del mondo. L’ultima rilevazione (2014) segnala Ballmer come il 33esimo uomo più ricco del mondo, con un patrimonio che si aggira intorno ai 20.7 miliardi di dollari. Ricordate quell’icona dell’8%? Ecco, le fortune economiche dell’ex CEO derivando dalla vendita agli altri azionisti  di quell’8% sottoforma di “stock options”.

Ma, penserete, perché ha acquistato i Los Angeles Clippers? Il vantaggio economico che ne trarrà, mai come stavolta, è secondario. Il vero motivo perché è la PERFETTA PERSONALITA’ in stile Clippers. Steve BallmerDopo un matto come Sterling, noto non solo per le sue vicende razziste ma anche per la stravaganza nei modi di fare, ecco, dunque, un altro personaggio unico nel panorama imprenditoriale americano. Ballmer è conosciuto non solo come il visionario sviluppatore ma anche, se non soprattutto, per la sua energica ed esuberante personalità! I suoi alternativi modi di fare, stando a quanto riporta lo stesso Ballmer, servivano per motivare i dipendenti, per far girare meglio le cose. Dà il meglio di sé negli eventi Microsoft, con delle “sgargianti ed esilaranti apparizioni teatrali”. I video, diventati in un amen virali, ritraggono Steve in atteggiamenti poco consoni al ruolo che ricopre: urla, corse sul palco e costanti frecciatine alle aziende rivali hanno costituito una parte della sua gestione. Nel 2007 si lasciò andare ad una dichiarazione come “There’s no chance that the iPhone is going to get any significant market share. No chance” (Non c’è alcuna chance che l’iPhone possa arrivare ad una significante quota di mercato). Le ultime parole famose.  Per tutto il resto, il web è pieno di sue sfuriate, presentazioni incredibili e veri e propri show.

Anche se Steve Ballmer è considerato uno dei più “matti” imprenditori di successo della storia americana recente, speriamo che i Los Angeles Clippers possano godere di una duratura pace almeno sotto il punto di vista dirigenziale. Perché anche in dirigenza si ha bisogno sempre di uno stile e lo stile di Steve è quello adatto. UN PRESIDENTE DA CLIPPERS PER I CLIPPERS, Steve Anthony Ballmer.