Un viaggio nel declino fisico e mentale di Andrew Bynum: la sua carriera NBA è già finita?

Il soggiorno ad Indiana si è chiuso prima del previsto, così come potrebbe essere finita prima del previsto la sua carriera NBA. Stiamo parlando ovviamente di Andrew Bynum, che è stato ufficialmente rilasciato dai Pacers. Taglio che potrebbe mettere la parola fine sulla sua avventura tra i professionisti. Bynum ha fallito ancora una volta, non è riuscito a dimostrare di poter contribuire, anche minimamente, senza danneggiare le dinamiche di una squadra. L’idea che potesse diventare una stella assoluta era ormai tramontata da diverso tempo, ma Andrew non è riuscito a reinventarsi ed a recuperare innanzitutto dal punto di vista fisico.

Tecnicamente parlando, i Pacers sono stati la sua quinta squadra in meno di due anni. Dopo aver ottenuto la prima selezione per l’All-Star Game nella stagione 2011-12, è stato ceduto ai Sixers nell’ambito dello scambio a quattro squadre che ha portato Dwight Howard ai Lakers. A Philadelphia avrebbe dovuto dimostrare di poter essere il primo violino, ed invece non ha giocato un singolo minuto in tutta la stagione 2012-13. Il gm Sam Hinkie la scorsa estate ha saggiamente deciso di non firmarlo nuovamente. E così Bynum ha trovato casa a Cleveland, con i Cavaliers che gli hanno offerto un biennale dal valore di 24 milioni, di cui però solo 6 garantiti: cifra ben inferiore al massimo salariale a cui sembrava poter ambire dopo aver tenuto una media di 18.7 punti, 11.8 rimbalzi e 1.9 stoppate con i Lakers nel 2011-12.

Incapace di adattarsi ad un ruolo da comprimario ed ostacolato dagli infortuni, ancora una volta Bynum si è ritrovato al centro di problemi di spogliatoio ed è stato scambiato con i Bulls per Luol Deng. Chicago ovviamente ha subito rinunciato a lui, risparmiando così spazio salariale: d’altronde un giocatore poco motivato e ancor meno incline al sacrificio non sarebbe mai andato d’accordo con la banda di Thibo. Poi i Pacers hanno bussato alla sua porta, con l’intenzione di scommettere su di lui per dare maggior profondità al frontcourt.

In un primo momento Bynum sembrava essersi ritrovato, ma soprattutto sembrava aver capito quale doveva essere il suo ruolo: nel debutto dell’11 marzo ha messo a referto 8 punti e 10 rimbalzi in soli 18 minuti contro i Celtics. Il 15 è sceso nuovamente in campo contro i Pistons, firmando 15 punti e 9 rimbalzi in 20’. L’ottimismo a quel punto ha iniziato a farsi avanti nell’ufficio dei Pacers, così come la speranza di essere riusciti a recuperarlo. Ad Indiana, però, hanno esultato troppo presto: la sua seconda partita è stata anche l’ultima ed il 19 aprile coach Vogel lo ha del tutto escluso dalla serie con gli Hawks.

A questo punto, Bynum potrebbe anche non tornare più, nonostante abbia solo 26 anni. D’altronde stiamo parlando di un giocatore che soli sei mesi fa ha pensato al ritiro, per via di una storia di infortuni lunga quanto gravissima: nel 2008 si è sottoposto ad un intervento artroscopico al ginocchio sinistro; nel 2010 è finito sotto i ferri per riparare la cartilagine del ginocchio destro; nella preseason del 2012 ha fatto dei trattamenti per entrambe le ginocchia in Germania e solo qualche mese più tardi, a novembre, ha riportato di nuovo lesioni alla cartilagine del ginocchio destro; nel gennaio del 2013 gli è stato dato l’ok per tornare a correre e sembrava poter rientrare dopo la pausa per l’ASG, ma alla fine ha subito un altro intervento di artroscopia su entrambe le ginocchia.

Come si fa a recuperare da tutti questi infortuni gravi, a cui hanno fatto seguito solo tagli e delusioni in campo? Non si può, soprattutto Andrew non ne ha la forza. Infatti, tra i tanti aspetti che gli impediscono di continuare la sua carriera, uno è proprio il suo modo di essere. “Lui non vuole più giocare a basket – ha rivelato una fonte anonima vicina al giocatore a Yahoo Sport lo scorso dicembre – non ha mai amato abbastanza questo sport per farne una priorità assoluta, figuriamoci in questo momento”. Per un centro di oltre 7 piedi c’è sempre e sempre ci sarà spazio nella NBA, ma il caso di Bynum è profondamente diverso. Oltre ad avere delle ginocchia fragili più del vetro, è risaputamente un personaggio poco gradito all’interno degli spogliatoi.

In un certo modo, è come se non fosse mai cresciuto. Quello di adesso è lo stesso Andrew che una volta ha tristemente cercato di rubar palla al suo compagno dei Lakers, Steve Blake, è lo stesso che ha accusato Kobe Bryant di arrestare la sua crescita (te la prendi con chi ti ha fatto vincere due anelli? Bene, ma non benissimo), è lo stesso che si è infortunato in maniera gravissima poco prima dell’inizio della stagione 2012-13 giocando a bowling, è lo stesso che è stato sospeso a tempo indeterminato dai Cavaliers per “comportamenti distruttivi” all’interno della squadra, è lo stesso che non è riuscito ad inserirsi nemmeno in un’organizzazione importante come quella dei Pacers, minando anzi la fortissima chimica di squadra.

In questo momento non sappiamo se Bynum abbia ancora voglia di giocare a pallacanestro, così come non sappiamo se il suo corpo gli permetterà di farlo. Ma abbiamo la certezza che le cose non saranno mai più le stesse per lui: dal 2012, ha giocato 26 partite, solo tre in più di quelle in cui è apparso in questa stagione Greg Oden, uno dal talento e dalla fragilità di Bynum ma dal carattere profondamente diverso. Se dovesse di nuovo tornare in campo, purtroppo sappiamo che non diventerà mai la superstar che era destinato ad essere. Le aspettative sono state mancate, le ultime speranze sono svanite. Anche se dovesse riuscire a trovare un’altra squadra in futuro, la sua vera carriera nella NBA è finita.