Una settimana da Dio: Carter-Williams ha già lasciato un’impronta indelebile nella NBA

Una settimana da Dio. No, non stiamo parlando del film con la geniale interpretazione di Jim Carrey, ma quello con Michael Carter-Williams assoluto protagonista. Sì, perché la sua storia sembra essere uscita da un film: nonostante una più che discreta carriera a Syracuse, al piano di sopra erano molti i suoi critici, ma a dispetto di ciò i Sixers hanno deciso di sceglierlo con l’undicesima scelta assoluta.

E dopo una pre-season non proprio esaltate, nell’opening night si è presentato al cospetto di sua maestà LeBron James con 22 punti, 12 assist, 9 palle recuperate e 7 rimbalzi, trascinando Phila ad una vittoria improbabile alla vigilia. Dopo quella prestazione leggendaria, considerando che era un rookie all’esordio assoluto, si sono sprecati gli elogi, ma c’è stato anche chi ha subito pensato ad un caso isolato. Ed invece no, perché nelle seguenti due partite MCW ha confermato quanto di buono fatto vedere all’esordio ed ha guidato i Sixers al successo contro i Wizards ed i Bulls, due squadre che puntano apertamente ai playoffs, soprattutto quella del ritrovato D-Rose.

E così Carter-Williams è stato meritatamente nominato il giocatore della settimana della Eastern Conference, diventando il secondo rookie della storia ad avere tale riconoscimento dopo i suoi primi sette giorni nella NBA. Il primo era stato Shaquille O’Neal nel lontano 1992: piccola curiosità, allora il playmaker di Philadelphia aveva solo un anno. Bollato come un giovane troppo inesperto ed irruento per giocare nella NBA, MCW ha passato l’ultima settimana a giocare come una navigata stella della lega americana, mostrando di avere talento, buona conoscenza del gioco ed anche una più che discreta intelligenza cestistica.

Nelle prime tre partite, ha viaggiato con una media di 20,7 punti, 9 assist e 4,3 recuperi tirando con uno spaziale 47,1% da oltre l’arco: sono numeri importanti, che probabilmente non riuscirà a confermare per tutta la stagione, ma che comunque lasciano intuire che il materiale è di ottimo livello e può nascere davvero una stella. Il suo tabellino nella partita contro gli Heat è già storia e lo conoscono tutti, ma magari non sono in molti a sapere che Carter-Williams è stato il sesto giocatore più giovane della storia a mettere a referto almeno 20 punti, 10 assist, 5 rimbalzi e 5 recuperi nella stessa partita: gli altri cinque sono stati LeBron James, Chris Paul, Allen Iverson, Russell Westbrook e Raymond Felton.

Non va dimenticato che tutto questo lo ha realizzato giocando nei Sixers, che alla vigilia della stagione i pronostici davano difficilmente oltre le 10 vittorie: d’altronde anche a Philadelphia le aspettative erano basse, con il coach Brett Brown in primis a dire che nella sua squadra c’erano pochi giocatori davvero da NBA. Anche se il record dei Sixers è destinato per forza di cose a peggiorare, Carter-Williams ha già lasciato un’impronta indelebile nella NBA, emergendo come favorito assoluto per il Rookie of the Year, anche perché la concorrenza non sembra essere proprio di primo livello.