Un’altra corsa al titolo per i “vecchi” Spurs. E il 2013 è un anno dispari…

Otto finali di Conference negli ultimi quindici anni. Quattro titoli NBA (1999, 2003, 2005, 2007). Impossibile non considerare questa squadra come una delle migliori, almeno in termini di successi ottenuti, nella storia della National Basketball Association. Per il trio composto da Parker, Ginobili e Duncan potrebbe essere una sorta di ultimo ballo, una chance per imprimere ancora di più a fuoco i loro nomi nella storia del gioco inventato da Naismith. Per farlo, San Antonio dovrà andare oltre ai suoi limiti, perché dall’altra parte ci sono i Memphis Grizzlies, reduci da otto successi nelle ultime nove partite. Un dato puramente statistico: gli Spurs di Popovich hanno vinto il titolo solamente in anni dispari.
IL PRECEDENTE – Anche il 2011 era un anno dispari. Gli Spurs arrivavano ai Playoffs con il seed numero uno nella Western Conference. Dall’altra parte c’erano i Memphis Grizzlies. L’esito di quella serie lo conosciamo tutti: per la seconda volta nella storia dell’NBA – dopo i Warriors contro i Mavs nel 2007 – una numero otto ha eliminato una numero uno dalla post-season. Protagonista di quel successo della franchigia del Tennessee un eroico Zach Randolph, dominatore assoluto, che in quell’occasione ha finalmente dimostrato il suo valore all’intera NBA. Paradossalmente, i Grizzlies di quest’anno sono ben più solidi di quelli del 2011, mentre le stelle degli Spurs hanno due primavere in più a gravare sulle loro spalle. Questo, però, non deve far pensare ad una serie già decisa in partenza: Popovich farà di tutto perché la delusione di due anni fa non si ripeta.
L’ESPERIENZA – Per accedere un’altra volta alle Finals, gli Spurs hanno bisogno di far pesare sul campo tutte le prove decisive che hanno già affrontato nel passato più o meno recente. È vero, i Grizzlies possono giocare con la leggerezza di una squadra non necessariamente partita per vincere e, soprattutto, per la prima volta nella sua storia alle finali di Conference. Ma il vantaggio degli Spurs è che i texani sanno perfettamente cosa serve per vincere questo tipo di partite e danno sempre il meglio sotto pressione, sfoderando un basket oltremodo tecnico. Tim Duncan, nonostante i 37 anni, resta sempre un giocatore diabolico. In una recente intervista per noi di MY-Basket, Randy Childress, suo compagno a Wake Forest, lo ha definito il giocatore più tecnico sul pianeta. Duncan è l’ancora a cui gli Spurs si appigliano per provare a limitare lo strapotere di Zach Randolph e Marc Gasol sotto canestro.
IL DNA VINCENTE – Un fattore che non rientra necessariamente nell’esperienza. Semplicemente, ce l’hanno dentro: sono nati per vincere. Questo discorso vale per Popovich e per Duncan, ma anche per Ginobili e Parker. In gara 1 contro Golden State l’argentino, ad esempio, è stato disastroso. Lo stesso Popovich a fine partita ha ironicamente dichiarato che aveva pensato di cederlo durante la partita. Poi arriva il secondo supplementare e Kent Bazemore porta i californiani avanti di 1 con una manciata di secondi da giocare. Ecco, la tripla della vittoria l’ha segnata proprio Manu. E Popovich, abbandonati i propositi di cessione del nativo di Bahia Blanca, si è dichiarato disposto a preparargli la colazione per la mattina successiva; “Ho smesso di allenarlo parecchi anni fa”, ha aggiunto. Cosa manca? Ah, giusto: Parker. Si è presentato con 1/13 dal campo ai minuti finali di gara 6. E poco più del 30% da tre in carriera, con solo 24 canestri dall’arco realizzati in questa stagione regolare. Tuttavia, quando c’era da vincere partita e serie, il francese si è reinventato Reggie Miller spezzando le gambe ai Warriors con due triple dall’angolo. Della serie: quando c’è da vincere, gli Spurs non si pongono limiti.