Wiggins sta a Love come Bryant sta a Divac?

Una volta che i Cavaliers lo scorso 20 maggio hanno vinto l’ennesima Draft Lottery, la terza negli ultimi quattro anni, il general manager David Griffin ha reso noto che la franchigia sarebbe stata aperta alla possibilità di scambiare la prima scelta assoluta. Ciò ovviamente non ha fatto altro che scatenare una marea di rumors, ma dopo aver ascoltato diversi interlocutori, alla fine i Cavs hanno deciso di mantenere la chiamata n.1, almeno per il momento. Nelle settimane precedenti al 26 giugno, giorno del Draft, Joel Embiid sembrava destinato ad essere scelto da Cleveland, ma il suo nuovo infortunio al piede e la conseguente operazione hanno rimescolato le carte in tavola. Alla fine la dirigenza ha optato per Andrew Wiggins, nonostante l’orribile vestito indossato nella notte del Draft.

Dopo la grande delusione scaturita dalla pessima stagione da rookie di Anthony Bennett, in Ohio i tifosi sono tornati a sperare in una rinascita, sulle ali del prodotto di Kansas. Ma poco dopo tutto è cambiato: LeBron James ha sciolto le riserve ed ha annunciato il suo ritorno a casa, in quella Cleveland dove nella prima parte della sua carriera non è riuscito a vincere il tanto agognato titolo NBA. Accanto a Kyrie Irving, un duo di esterni formato da James e Wiggins avrebbe potuto essere una forza per molti anni. Inoltre, i Cavs inizialmente non erano disposti ad inserire Andrew nell’affare per Kevin Love, ma volevano arrivare alla stella dei T-Wolves in altri modi, per poter formare un quartetto d’assi incredibile. Ma Minnesota senza Wiggins non si è seduta nemmeno al tavolo delle trattative, e così Cleveland ha dovuto cederlo per accontentare James, che non ha nascosto anche pubblicamente il suo desiderio di giocare con Love.

Dopo aver ripercorso brevemente ciò che è accaduto, riavvolgiamo ancora il nastro, ma stavolta di 18 anni per ricordare uno scambio che ricorda in qualche modo quello Wiggins-Love. Allora, nel corso della offseason, l’obiettivo principale dei Lakers era quello di riuscire a firmare Shaquille O’Neal, diventato free agent. Per farlo, i gialloviola hanno dovuto liberarsi di diversi contratti, in modo da ottenere abbastanza spazio salariale per soddisfare le richieste di Shaq. In particolare, il centro titolare Vlade Divac ha dovuto salutare LA, in seguito alla trade che lo ha spedito a Charlotte in cambio del‘17enne Kobe Bryant. C’è da dire che gli Hornets, a differenza dei Cavaliers, furono costretti a cedere la loro 13esima scelta del Draft, dato che Kobe non aveva alcuna intenzione di giocare per loro. Il risultato di quella trade è stato che gli Hornets nei due anni con Divac non sono andati oltre le semifinali di Conference, mentre i Lakers con la crescita di Bryant hanno centrato il threepeat tra il 2000 ed il 2002.

Magari Wiggins non diventerà uno dei più grandi di tutti i tempi come il #24 gialloviola, ma di certo nessun altro giocatore al mondo è stato più pubblicizzato di lui negli ultimi due anni, nonostante la prima e unica stagione al college non sia stata esaltante. In prospettiva Andrew ha il talento per diventare una superstar, ma quanto tempo ci vorrà? Bisogna considerare che i Cavaliers, al di là di quelle che sono state le dichiarazioni di facciata, non hanno firmato il giocatore più forte della NBA di oggi e non hanno dato 90 milioni per 5 anni a Kyrie Irving per aspettare due o tre anni prima di poter contendere. Anche un fenomeno del calibro di Kobe nelle sue prime due stagioni ha dovuto imparare molto prima di diventare dominante (7.6 punti e 1.9 rimbalzi da rookie, 15.4 punti e 3.1 rimbalzi da sophomore). In più, bisogna considerare che Bryant ha vinto il suo primo titolo al quarto anno nella lega, svolgendo spesso il ruolo da spalla di Shaq, che non a caso ha portato a casa tre premi di MVP delle Finals.

LeBron non ha alcuna intenzione di aspettare 3-4 anni prima di vincere il suo prossimo titolo: in 11 stagioni ha conquistato 5 volte la possibilità di disputare l’atto final e si è messo al dito 2 anelli, adesso che i 30 anni sono vicini e che il fisico inizia a perdere qualche colpo, James non può aspettare la crescita di Wiggins. Inserita in quest’ottica, quindi, la trade ha assolutamente un senso per i Cavaliers, che hanno perso una superstar già affermata come Kevin Love, offensivamente devastante e con un’ottima propensione al rimbalzo. L’ormai ex Wolves mette Cleveland in una situazione di “win now”, che è proprio quella che vuole LeBron. Sulla carta questa squadra è già una valida contender, ma comunque bisogna considerare anche l’altro lato della medaglia: sia Irving che Love hanno finora deluso alla grande quando hanno avuto squadre in grado di conquistare i playoffs, fisicamente non sono il massimo dell’affidabilità (112 partite saltate in 6 stagioni per Kevin, 49 in 3 per Kyrie) ed in difesa individualmente potrebbero fare a gara a chi fa peggio.

Insomma, anche con l’innesto di una superstar come Love i Cavaliers avrebbero diversi aspetti da limare prima di poter essere considerati veramente una legittima pretendente al titolo. Comunque anche se la dirigenza avesse tenuto Wiggins, sarebbe stato come tirare i dadi: scambiando Andrew per Love, Cleveland ottiene una stella fatta e finita ma in futuro potrebbe rimpiangere amaramente perdita del prodotto di Kansas, se questo dovesse rispettare le sue premesse; d’altra parte tenere Wiggins avrebbe significato mettergli addosso a soli 19 anni una grande pressione, con la possibilità che non l’avrebbe retta, mentre così ai Timberwolves avrà tutto il tempo per adattarsi alla NBA, oltre alla possibilità di giocare fin da subito tanti minuti e magari di provare a vincere il Rookie of the Year.