Pacers, Heat e le crisi della discontinuità: dalle bravate di Bynum, allo sfogo di Bosh, passando per il “momento no” di James e George

Fu di Evan Esar la frase “La statistica: l’unica scienza che permette a esperti diversi, usando gli stessi numeri, di trarne diverse conclusioni”. La realtà dei numeri, delle statistiche, dei dati raccolti in un’unica frase di uno dei più grandi “humorist” inglesi. Le “diverse conclusioni” citate da Esar sono quelle che noi andremmo ad affrontare. Oggetti del nostro confronto sono le franchigie al top della Eastern Conference: gli Indiana Pacers e i Miami Heat. Il confronto proseguirà in modo parallelo, sperando di essere più chiari possibile. Entrambe le squadre stanno attraversando un periodo poco felice, sia dal punto di vista prettamente numerico che da quello estetico, mostrando un gioco e una pallacanestro non da vertice. Le cause sono, molto probabilmente, diverse per le due franchigie ma una cosa che accomuna Pacers e Heat sono, guarda caso, le statistiche: nello stesso numero di partite (last 11), entrambe vantano un record negativo (5-6 Indiana, 4-7 Miami) ed hanno disputato lo stesso numero di back-to-back (3). I Pacers possono “vantare” un record ancor più negativo, ovvero sia le 4 sconfitte consecutive (GSW, Charlotte, Houston e Dallas) contro le 3 sconfitte consecutive dei Miami (Houston, San Antonio, Chicago).

Le squadre, dominatrici della conference fino a quel 4 Marzo che segna l’ingresso nel tunnel, sono senza mezzi termini in crisi. Indicatori più recenti delle difficoltà delle squadre sono due: Bynum e Bosh. Il primo, acquistato dai Pacers il 31 Gennaio, è “out indefinitely” secondo quanto riporta lo staff medico dei Pacers per questioni fisiche; per quel che riguarda, invece, molti addetti ai lavoro, essi sostengono che non sia stato particolarmente gradito il siparietto avvenuto nell’intervallo della partita tra Indiana e Chicago, durante il quale pare che Bynum si sia fatto tagliare i capelli, come dimostra la foto postata sui social dal suo parrucchiere. Conoscendo l’etica lavorativa e la dedizione di coach Vogel, gli acciacchi fisici non sembrano essere una scusa che regge. Il secondo, invece, CB1, dopo l’ennesima sconfitta sul campo dei Pelicans sbotta davanti ai microfoni: “We suck. We need to turn it around. There’s no passion. There’s nothing”. Per chi non mastica perfettamente l’inglese, la traduzione sarebbe: “Facciamo schifo. Abbiamo bisogno di voltar pagina. Non c’è passione. Non c’è niente”. Non parole propriamente di un giorcatore che sta vivendo un gran momento della sua carriera. Questi due importanti indicatori fanno capire come il momento sia più che delicato.

Le squadre, che prima basavano la propria onnipotenza sulla CONTINUITA’, ora si vedono completamente oscurate, messe in dubbio e sfiduciate da gran parte delle persone che ruotano attorno ad un sistema complesso come l’NBA. Entrambe le squadre condividono un altro stesso problema, che il più delle volte va esteso su entrambi i lati del campo. Coach Vogel e coach Spoelstra riescono a vincere e a tratti convincere grazie a delle prestazioni buone sia dal punto di vista offensivo che dal punto di vista difensivo. Ma non appena uno dei due fattori viene meno, oppure prevale l’uno su l’altro, ecco che le sorti dei due roster incredibilmente vengono messe in dubbio. L’intero problema va scisso in due parti (ed ecco che ritornano le diverse conclusioni alle quali faceva riferimento Esar!), ovvero sia la parte offensiva e la parte difensiva. Per quanto riguarda l’attacco è più che scontato puntare il dito contro le stelle delle due squadre, James e George. Il netto calo numerico e fisico dei due All-Star influisce non poco sull’andamento di questo finale di stagione. I numeri, clamorosamente diminuiti per George e attenuati per quel che riguarda James, non sono gli unici indicatori di crisi. Basti guardare alle cifre di Dicembre-Gennaio dei vari Stephenson, Hibbert e Hill per rendersi conto che è forse il sistema offensivo a perdere di brilantezza e/o efficacia. Come, nello stesso modo, il rendimento di qualche mese fa di Bosh e Wade riusciva ad avere molto più impatto sulla partita. Chi ha cercato di metterci una pezza è da una parte Larry Bird, con l’acquisto intelligente di Turner, e dall’altra un’altra leggenda, Walter Ray Allen, autore di 4 partite ben oltre le sue medie stagionali. Ma due salvatori non bastano, la fine del tunnel sembra essere lontana. La crisi sembra aver contagiato anche i coach che, nonostante provino a cambiare assetti e strategie, non riescono a venire a capo di questa paradossale situazione. Ne è un chiaro esempio l’ultima scelta di coach Spo: il quintetto partito contro i Pelicans formato da Chalmers, Douglas, James, Haslem & Bosh è il 18esimo starting lineup differente utilizzato dall’inizio della stagione.

Un dato che può lasciar ancora più basiti e far capire ancora meglio la situazione degli Heat è che dopo la pausa per l’All Star Game i Charlotte Bobcats di MJ (11-6) hanno un record migliore dei campioni in carica (10-7). Questo periodo di 11 partite, intervallate da vittorie, alcune anche convincenti da parti delle due squadre, illudeva al fatto che la luce fosse ormai vicina per inanellare una buona striscia di vittorie. Ma non appena si commetteva l’errore di pensare in grande, venivano meno i miglioramenti, piccoli, mostrati la notte precedente. L’ultima chiamata, per cercare di ritrovare l’inerzia giusta in vista dei playoff è lo scontro diretto del 27 Marzo. Non ci resta che aspettare sia questo Big Match sia il finale di stagione, per vedere chi e in che modo le due squadre si rialzeranno dal buio pesto che in questo momento li vede coinvolti. Le conclusioni, come diceva Esar, sono tante da poter trarre: la poca continuità, la poca brillantezza offensiva e difensiva, la crisi delle star, la poca serietà di alcuni e la svogliatezza di altri. E voi? A che conclusioni arrivate?