Re-Born Ready, la rinascita di Lance Stephenson

Dall’inizio del nuovo millennio sembra essere partita una corsa alla ricerca del nuovo fenomeno del basket tanto che ogni anno ci viene indicato un nuovo ragazzino sedicenne ancora sbarbato ma destinato a cambiare la storia del nostro sport preferito. Ovviamente tutto ciò ha dei pro e dei contro, potrebbe spingere il ragazzo ad allenarsi di più per raggiungere l’obbiettivo così come potrebbe distruggerlo sotto il peso della pressione o montare eccessivamente una testa ancora giovane e acerba. E se succedessero entrambe le cose? E’ possibile, anzi è la vita di Lance Stephenson.

Lance è il tipico ragazzo di New York con pochi soldi in tasca e tanto talento per il basket, tanto da diventare famoso a livello nazionale a soli quattordici anni, nel 2005, quando dà spettacolo sfidando O.J. Mayo all’ ABCD Camp, uno dei campi estivi di riferimento per i migliori talenti liceali d’America, anche se la sua consacrazione è arrivata l’anno successivo nella Mecca di New York, nientemeno che il Rucker Park in cui ha letteralmente umiliato tutte le stelle liceali anche se lui, da sophomore, era il ragazzo più giovane in campo. Dopo una tale esibizione già era diventato un semi-dio per il pubblico del Rucker ma quando si stava ancora godendo gli applausi gli comunicarono che nella partita successiva, quella degli adulti, mancava un giocatore e che sarebbe stato lui a scendere in campo contro quell’insieme di giocatori collegiali, professionisti e veterani NBA. Il risultato? Spettacolo puro, ovviamente. Ed è per questo che lo speaker dell’evento Bobbito Garcia (anche leggenda dello streetball, regista, conduttore radiofonico e designer) gli diede il soprannome di Born Ready, Nato Pronto, scritta poi tatuata da Stephenson sul braccio.
Col passare del tempo Stephenson continuava ad attirare gli occhi di tutti su di sé: con la sua Abraham Lincoln High School di Coney Island, la stessa di Sebastian Telfair e Stephon Marbury distrugge ogni record diventando il miglior realizzatore ogni epoca di ogni scuola nello stato di New York e vincendo quattro titoli consecutivi, cosa che nessuna scuola nello stato di New York è mai stata in grado di fare, inoltre gli viene dedicato un reality show sulla sua vita chiamato appunto “Born Ready”, gli viene dedicata la storica copertina di SLAM Magazine insieme a John Wall, quella di Dime ed è anche il più giovane a partecipare a “Gunnin’ for That No. 1 Spot”, il film/documentario sui migliori otto liceali d’America insieme a Jarryd Bayless, Kyle Singler, Brandon Jennings, Kevin Love, Tyreke Evans, Donte Green e Michael Beasley. Tutto sembra andare alla grande per Lance ma con la fama arrivano i primi problemi, prima infatti arriva qualche lite violenta con un compagno di squadra, poi aggredisce un ragazzo a scuola e infine viene arrestato per un tentativo di aggressione sessuale, accusa davvero pesante specie se consideriamo che nello stesso periodo è nata la sua prima figlia, Liara.

I problemi influenzano non poco la sua scelta collegiale. Inizialmente si parla di Maryland ma durante la visita al campus Lance viene condotto a fare un giro nella fabbrica della Under Armour, azienda di abbigliamento tecnico sportivo di proprietà di un ex studente di Maryland nonché sostenitore economico dell’università, quindi per evitare indagini vengono accantonati i Terrapins. La scelta dovrebbe allora cadere su Kansas ma Bill Self preferisce usare l’ultima borsa di studio per Xavier Henry, considerato più maturo fuori dal campo e disponibile da quando ha sciolto il commitment con Memphis per il cambio di panchina di coach Calipari, direttosi a Kentucky. Gli arresti, le continue bravate e i problemi nel controllo del suo temperamento inibiscono i college più importanti dall’offrirgli una borsa di studio tanto che finirà per giocare a Cincinnati, buona squadra ma non così eccezionale considerando il suo talento.
Con i Bearcats chiude la prima e unica stagione con un record di 19-16 e mettendo a referto 12.3 punti, 5.4 rimbalzi, 2.5 assist di media con un andamento molto altalenante, tirando male ai liberi e malissimo da tre punti inoltre, come se non bastasse, sembra che le distrazioni fuori dal campo gli abbiano fatto perdere qualche allenamento dato che risulta aver preso peso e perso parte dell’esplosività di cui tanto si parlava. Nonostante tutto decide comunque di dichiararsi per il Draft NBA dopo quella singola stagione, d’altronde Cincinnati non era il suo obbiettivo, non era particolarmente felice lì e diciamocelo chiaramente, Stephenson a lezione ci andava ma questa strana usanza dello studiare tra una partita e l’altra proprio non gli andava giù.

La stagione così e così, i problemi legali e un fisico non più scultoreo gli impediscono di essere scelto al primo giro, finisce per essere chiamato da Indiana con la numero 40 al Draft del 2010 per volere del presidente Larry Bird il quale crede ciecamente nelle qualità del ragazzo di Coney Island anche se i tifosi parlano già di lui come l’ennesimo ragazzo montato di New York, un nuovo Telfair o un nuovo Omar Cook (sì, proprio l’ex conoscenza di Milano) e inizialmente sembra che abbiano ragione loro dato che viene arrestato di nuovo per aver aggredito fisicamente la sua ragazza, l’ennesimo fatto negativo per la sua immagine e che lo costringe a giocare solo 12 partite nel suo anno da rookie.
Nell’estate, finiti i problemi legali, viene convocato da Larry Bird il quale gli annuncia che l’assistente con cui Lance andava più d’accordo, Frank Vogel, era stato appena nominato nuovo head coach, per questo avrebbe dovuto mettersi in riga e lavorare duramente perché prima o poi la sua occasione sarebbe arrivata. Nella seconda stagione gioca giusto qualche volta e sempre nel garbage time ma si iniziano a vedere miglioramenti, Lance si allena, non si lamenta, non litiga con nessuno e in campo dà sempre il 110% tanto che nelle ultime gare stagionali coach Vogel gli concede fiducia e minuti che Born Ready ben ripaga come dimostrano i 22 punti contro i Bulls nella sua prima prova in quintetto. Il messaggio di Vogel è semplice: vai avanti così e sarai importante per la squadra.

Arriviamo finalmente a questa stagione, quella che Vogel chiama “la prima vera stagione di Lance” in cui è diventato finalmente un giocatore chiave di una squadra di alta classifica, Stephenson infatti è partito quasi sempre in quintetto a ha tenuto una media di 8.8 punti, 3.9 rimbalzi e 2.9 assist e 1 recupero in 29.2 minuti migliorando anche moltissimo da tre punti, in precedenza la vera bestia nera della perla di Coney Island, inoltre il 46% al tiro lo rendono il sesto giocatore più preciso al tiro in tutta la NBA tra le guardie con almeno 25 minuti di media. Stephenson in un’intervista recente ha detto di sentirsi rinato grazie Vogel e ai Pacers, è grato al coach per non averlo fatto giocare subito perché “non ero pronto, sono arrivato troppo presto in NBA”, infatti è proprio in quel periodo che è maturato “Quando non giocavo ho imparato molto dai veterani, ho capito come si gioca a basket, prima sapevo solo segnare. Ora ho capito che segnare è solo una piccola parte del gioco e che posso aiutare la mia squadra in molti altri modi. Così mi diverto anche di più”.

Born Ready è rinato, forse non farà più 50 punti come a Lincoln High School ma riesce comunque a cambiare le partite, ora è un professionista serio, basta violenza immotivata, basta arresti, ora c’è tempo solo per gli allenamenti e per i Pacers, senza però dimenticare la cara vecchia Coney Island. Chiamatelo “Re-Born Ready”.