4 temi della notte NBA: la sicurezza di Harden, il momento d’oro dei Warriors

LA SICUREZZA DI HARDEN – I Rockets erano sotto di 10 all’inizio del secondo quarto ed un McHale decisamente scontento aveva appena chiamato timeout per strigliare i suoi. Nonostante lo svantaggio, James Harden non era preoccupato e non ha avuto problemi a riferirlo al coach: “Non è successo niente, va tutto bene, adesso la recuperiamo”. E lo hanno fatto davvero: Houston ha piazzato 17 punti consecutivi dopo quel timeout (Harden ne ha messi 10) ed ha preso il controllo dell’incontro, vinto poi nettamente per 129-106. Il Barba ha chiuso con 28 punti e 8 assist, aiutando i Rockets a superare indenni la seconda partita consecutiva senza Dwight Howard, a riposo per una caviglia malconcia. Nonostante la sconfitta, i Timberwolves hanno comunque un motivo per sorridere: Gorgui Dieng ha messo a referto 22 punti e 21 rimbalzi, firmando la terza doppia-doppia consecutiva, ma soprattutto diventando il primo rookie a far registrare una performance da 20+20 dopo Garnett, Love, Big Al e Googs.

IL SOLITO KD – Chi si aspettava una sua partita difficile dopo aver sbagliato cinque dei suoi primi sei tiri, si sbagliava di grosso. Kevin Durant ha iniziato a carburare solo con quale minuto di ritardo, aiutando i Thunder a prendere in mano le operazioni con sette canestri nei successivi otto tentativi. KD ha poi chiuso con un game-high di 35 punti (12/21 dal campo), a cui ha aggiunto anche 11 rimbalzi e 6 assist: insomma, solita prestazione di altissimo livello che sfodera puntualmente ogni qual volta che Russell Westbrook (tenuto a riposo precauzionale) non è in campo. La reazione d’orgoglio nell’ultimo quarto ha reso il finale (192-95) meno pesante per i Cavaliers, che però non sono proprio stati in partita nel secondo tempo, sprofondando subito a -24. E di certo Cleveland poteva fare ancora meno contro Durant: con Deng e Miles indisponibili per infortunio, coach Mike Brown ha spesso messo Dellavedova in marcatura su Kevin ed il rookie ha subito avuto una dura lezione.

LA SFIDA TRA LILLARD E WALL – Stanotte quella tra Wizards e Blazers è stata una sfida tra due squadre che si trovano in posizioni simili nelle rispettive conference. Entrambe sono certe di fare i playoffs, ma allo stesso tempo difficilmente riusciranno ad assicurarsi il vantaggio del fattore campo nel primo turno. Naturalmente il matchup più interessante era tra John Wall e Damian Lillard, due dei più talentuosi e dinamici giovani playmaker dell’intera NBA. Il primo ha messo a referto 24 punti, 14 assist e 2 rimbalzi, mentre il secondo 23 punti, 10 assist e 6 rimbalzi. Se la sfida tra i due è finita sostanzialmente in parità, i Blazers si sono imposti giustamente per 116-103, dimostrando che contro le squadre dell’Est si trova decisamente a suo agio (solo 4 sconfitte in tutta la stagione). La cosa che dovrebbe far preoccupare i Wizards, è che Portland non ha avuto nemmeno bisogno di LaMarcus Aldridge, ancora fermo per un problema alla schiena: il suo sostituto Dorell Wright ha ben figurato con 15 punti e 7 rimbalzi, Wesley Matthews ne ha messi 28 e Nicolas Batum ha sfoderato una delle sue classiche prestazioni da all-arounder con 12 punti, 14 rimbalzi e 5 assist.

UNA VITTORIA È SEMPRE UNA VITTORIA – Hanno rischiato grosso i Warriors contro la peggior squadra della NBA. Curry e compagni hanno sofferto fino a metà dell’ultimo quarto, quando poi son saliti in cattedra Steph e David Lee che con un break di 15-7 hanno rimesso le cose apposto. Alla fine quello che conta per Golden State è aver ottenuto la terza vittoria consecutiva, o meglio l’ottava nelle ultime 10 partite, rimamendo ad una sola partita e mezzo dal quinto posto (occupato da Portland) e mettendo 2.5 giochi di distanza tra sé ed il duo Memphis-Dallas. Non è di certo stata la miglior prova dei Warriors, che però hanno trovato la loro 13esima vittoria dopo la pausa per l’All-Star Break: oltre agli Spurs, nessun’altra squadra ha fatto meglio in questo lasso di tempo. Inoltre, Golden State è 18 giochi sopra il 50% per la prima volta dal 1993-94, quando allora la squadra finì con un record di 50-32.