5 temi della notte NBA: le facce di Miami, l’incubo di Indiana, il riscatto dei Bobcats

SOLITI SPERONI – Gli Spurs hanno vinto la tredicesima partita consecutiva, imponendosi sul campo dei Warriors per 99-90. Successo più che lecito, se non fosse che San Antonio ha giocato senza Tim Duncan e Manu Ginobili: nonostante ciò, la truppa di Pop è stata in grado di costringere Stephen Curry e Klay Thompson ad una serata al tiro molto difficile ed hanno costruito il successo attorno alle prove di Tony Parker (20 punti) e Tiago Splitter (17 punti e 14 rimbalzi). Come al solito, quindi, gli Spurs trovano sempre un modo per vincere: grazie a questo successo, sono sempre due le partite di vantaggio sui Thunder. Ma ancora più importante è che Parker e compagni hanno dimostrato di essere al top proprio nel momento giusto, a differenza delle rivali dell’Est (Indiana e Miami).

LE FACCE DI MIAMI DOPO AVER SAGGIATO LA FORZA DI DAVIS – LeBron James si è reso conto di essere un comune mortale contro questo maestoso Anthony Davis. Il lungo dei Pelicans ha messo a referto 30 punti, 11 rimbalzi, 3 recuperi ed 1 stoppata, guidando New Orleans ad una bella vittoria per 105-95 contro i due volte campioni in carica. E’ vero che Miami ha dovuto rinunciare a Dwayne Wade, ma ciò non toglie che il momento è difficile: sesta sconfitta nelle ultime 10 e record di 10-7 dopo la pausa per l’All-Star Game. Se volete inquadrare tutto nella giusta prospettiva, vi basti sapere che nello stesso arco di partite Charlotte, fino all’anno scorso la barzelletta della lega, è 11-6. Magari gli Heat hanno solo rallentato per conservare le energie per i playoffs? Difficile dirlo, anche se le facce non sono delle migliori: quella di LeBron James nel post-partita con i Pelicans è apparsa la più arrabbiata di tutta la stagione, mentre Chris Bosh non ha usato mezzi termini ed ha letteralmente detto che “stiamo facendo schifo in questo momento”. Se gli Spurs hanno raggiunto il top nel momento giusto, gli Heat sono all’esatto opposto.

PACERS, CRISI NERA – Se dovessimo nominare ad Ovest una squadra simile a quella dei Pacers, sceglieremmo i Grizzlies. Con la differenza che quest’ultimi ultimamente stanno giocando una più che discreta pallacanestro. Imponendosi per 82-71, Memphis ha costretto Indiana al più basso numero di punti totali segnati in una singola partita in questa stagione. Paul George ha faticato ancora una volta, realizzando la miseria di 8 punti con 2/10 dal campo: è il lontanissimo parente del giocatore che ad inizio stagione sembrava uno dei più seri candidati al titolo di MVP stagionale. Che gli inserimenti di Bynum e Turner abbiano scombussolato il sistema di Vogel? E’ presto per dirlo, ma di certo per ora i segnali non sono affatto incoraggianti.

HARDEN PAZZESCO, HOUSTON VA SENZA DH12 – Dopo aver resistito alla furiosa rimonta finale dei Cavaliers ed essersi imposti per 118-111, i Rockets sono ora 3-0 senza Dwight Howard, fuori per la rimozione di una cisti dalla caviglia. Cosa che è facilmente spiegabile con il momento di forma strepitoso di James Harden, il quale stanotte ha messo a referto la bellezza di 37 punti con soli 15 tiri (9 a bersaglio) ed un perfetto 14/14 dalla lunetta. Considerando che nei playoffs molte squadre punteranno a mettere Howard in una situazione difficile dal punto di vista dei falli, queste partite sono un ottimo allenamento per il suo tanto bistrattato backup, quell’Omer Asik che sta giocando molto bene nell’ultima settimana. Grazie anche al passo falso di Portland, adesso i Rockets hanno consolidato il quarto posto e sono solo 1 partita e mezzo dai Clippers.

IL RISCATTO DEI BOBCATS – Per una sera, anche i tanto bistrattati Bobcats possono dire di avere i “Big Three”: Al Jefferson, Kemba Walker e Gerald Henderson hanno combinato 77 punti ed hanno permesso a Charlotte di spazzare letteralmente via i Blazers con il punteggio di 124-94. C’è da dire che Portland era alla quarta partita consecutiva senza LaMarcus Aldridge, ma ciò non toglie che i Bobcats in questo momento stanno giocando una buonissima pallacanestro e stanno consolidando il settimo posto nella Eastern. Che con ogni probabilità vorrà dire un 4-0, o al massimo un 4-1, nel primo turno di playoff, ma almeno Charlotte potrà constatare di essere sulla strada giusta, soprattutto se si pensa che solo due anni fa ha chiuso con un record irreale di 7-59.