6 temi della notte NBA da record: chiamata da superstar per George, Lowry è un All-Star

Venerdì 24 gennaio rimarrà una data storica nella NBA. A New York, Carmelo Anthony ha stabilito un nuovo record di franchigia con i 62 punti segnati contro i Bobcats. A Houston, Chandler Parsons ha firmato un record con le dieci triple segnate in un solo tempo contro i Grizzlies. Paul George non ha tagliato nessun traguardo a Sacramento, ma ha senza dubbio segnato il canestro più importante della notte, ovvero un gioco da quattro punti che ha permesso ai Pacers di andare all’overtime, dove si sono imposti per 116-111. Altro evento importante ad Oakland: i Timberwolves sono riusciti a vincere per la prima volta in stagione una partita con il finale punto a punti, imponendosi per 121-120 sul campo dei Warriors.

MELO NON LA PASSA MAI? E FA BENE! – I New York Knickerbockers sono una delle franchigie NBA originali, quindi quando si stabilisce un nuovo record di squadre vuol dire che sono stati battuti veramente tanti giocatori. Ed è ciò che ha fatto stanotte Carmelo Anthony, che nella vittoria per 125-96 sui Bobcats ha segnato 62 punti, superando i 6’ stabiliti da Bernard King e guadagnandosi per sempre un posto nella storia dei Knicks. I numeri finali di Melo sono spaventosi: 23/35 dal campo, 6/11 da oltre l’arco, 10/10 dalla lunetta, 13 rimbalzi e 0 palle perse. In particolare quest’ultimo dato è pazzesco, non a caso Anthony è stato il primo giocatore a mettere a referto almeno 60 punti con 0 turnover da quando la NBA ha introdotto nel 1977 la statistica sulle perse.

RECORD DI PARSONS? AI GRIZZLIES NON INTERESSA – L’altro record della notte non ha avuto lo stesso esito felice di quello di Melo. Chandler Parsons ha segnato la bellezza di 10 triple in un solo tempo, ma non sono bastate ai Rockets, che hanno perso a Memphis per 88-87. I Grizzlies si sono immediatamente rialzati dopo che i Pelicans avevano interrotto la loro striscia di cinque successi consecutivi, e non solo la vittoria ha permesso loro di superare il 50% di vittorie (21-20), ma anche di cogliere il primo successo stagionale contro un avversario della Southwest Division (0-10 il bilancio stagionale prima di stanotte). Memphis quindi ha resistito alla scarica di triple di Parsons ed ha limitato i Rockets per la prima volta in stagione a meno di 35 punti nel pitturato, tornando a giocare la tanto rognosa pallacanestro che negli ultimi anni ha sempre messo in difficoltà tutti.

MINNIE, PRIMA O POI NE DOVEVI VINCERE UNA! – I Timberwolves erano sopra di un punti a pochi secondi dalla fine, ma i Warriors, una delle migliori squadre al tiro, avevano la palla per l’ultima azione. In quei pochi secondi a Minnesota sono passate davanti tutte le sconfitte collezionate finora nei finali ed è salita la paura di perderne un’altra. Ma Harrison Barnes ha sbagliato il canestro della vittoria ed i Wolves si sono imposti per 121-120. Kevin Love e Kevin Martin hanno segnato 26 punti a testa, mentre Nikola Pekovic ha messo a referto una solida doppia-doppia da 22 punti e 14 rimbalzi. Una vittoria di Minnesota in una partita punto a punto è a dir poco un caso eccezionale: quello contro i Warriors, infatti, è stato il primo successo stagionale in una partita decisa al massimo di 4 lunghezze (11 sconfitte in questa particolare situazione). I Wolves dovranno vincere molte più partite in questa maniera, se vorranno rimanere in corsa per i playoffs.

KYLE LOWRY MERITA L’ASG – Stanotte Kyle Lowry ha messo a referto una tripla-doppia da 18 punti, 13 assist e 10 rimbalzi, permettendo ai Raptors di vincere senza grossi problemi per 104-95 sui Sixers. Con gli allenatori che dovranno scegliere le riserve per l’All-Star Game, Lowry ha dimostrato ancora una volta perché dovrebbe essere a New Orleans questo febbraio. Ed anche il compagno di squadra, DeMar DeRozan, ha lanciato qualche segnale con 34 punti e 9 rimbalzi. In questo momento i due formano sicuramente uno dei migliori backcourt della Eastern Conference e sarebbero entrambi meritevoli di una chiamata, ma se proprio se ne deve scegliere solo uno, deve essere Lowry. Quest’ultimo al momento è il secondo playmaker della NBA per “win share”. Solo Chris Paul ha fatto meglio di lui ed al momento è senza ombra di dubbio la miglior point guard della Eastern.

CHIAMATA DA SUPERSTAR – I Pacers sono andati ad un soffio dalla seconda sconfitta consecutiva, trovandosi sotto di 4 lunghezze ad una manciata di secondi dal termine. Serviva un miracolo, è arrivato Paul George: la stella di Indiana ha segnato da oltre l’arco ed ha subito anche fallo, realizzando poi il tiro libero che ha mandato tutti all’overtime, dove i Pacers si sono imposti per 116-111. George ha poi concluso con 36 punti, 5 rimbalzi, 2 assist, 4 recuperi e 2 stoppate. Il fallo c’era? Di certo non è stato toccato durante il tentativo di tiro, ma non deve essere una sorpresa che le superstar ottengano chiamate del genere, è sempre accaduto. Sì, George è ormai una stella della NBA a tutti gli effetti, e come tale può godere anche di qualche privilegio arbitrale che gli altri comuni mortali non possono.

I THUNDER NON HANNO BISOGNO DI KD (PER UNA NOTTE) – Per la prima volta nella storia della franchigia, i Thunder hanno giocato senza Durant e Westbrook. KD è stato tenuto a riposo a causa di un dolore alla spalla, ma OKC non ha avuto bisogno di lui stavolta per sbaragliare i Celtics. Ibaka ha segnato 21 punti, Lamb ne ha aggiunti 19 ed i Thunder si sono imposti facilmente per 101-83. Naturalmente OKC ha bisogno al più presto di Durant ed anche di Westbrook, ma è bello sapere che anche le loro riserve possono vincere senza problemi contro le squadre più deboli della NBA quando è necessario.