6 temi della notte NBA: l’evoluzione di Green, la preoccupazione di Dirk, la tristezza dei Lakers

FINE DELLA CORSA – I Warriors cadono al Barclays Center per 102-98, incappando nella prima sconfitta dal 19 dicembre. A costare cari a Golden State sono stati i troppi turnovers commessi, in particolare quelli che nell’ultimo quarto hanno permesso ai Nets di piazzare un break di 9-0, risultato poi decisivo. Steph Curry ha segnato la bellezza di 34 punti, provando fino all’ultimo a ribaltare il risultato, ma ha tirato con 2/10 da oltre l’arco ed ha perso ben 7 palloni. Di certo non può essere troppo scontento coach Mark Jackson per questa sconfitta: certo, continuare la striscia vincente sarebbe stato bello, ma in back-to-back su un campo comunque impegnativo non era affatto facile. Questa striscia, però, ha dato a Jackson la convinzione di stare allenando un’ottima squadra, che è riuscita a vincerne sei in fila in trasferta ed ha risalire velocemente la china dopo l’inizio altalenante. Magari non saranno una contender, ma nessuno vorrebbe mai incontrare i Warriors dell’ultimo mese ai playoffs.

LA PREOCCUPAZIONE DI DIRK – Dopo la brutta sconfitta casalinga subita contro i Clippers il 3 gennaio, Dirk Nowitzki aveva dichiarato che quelle “non sono partite che possiamo permetterci di perdere. Per il modo in cui l’abbiamo lasciata andare, credo che non siamo una squadra da playoffs”. Dichiarazioni dettate dalla frustrazione del ko? A quanto pare no, il tedesco ha detto la verità: stanotte i Mavericks hanno ceduto di schianto anche agli Spurs (112-90 il finale), incappando nella terza sconfitta nelle ultime quattro uscite. Dirk ha segnato solo 8 punti, mentre San Antonio non ha avuto problemi in attacco ed ha chiuso l’incontro già nel terzo quarto, rendendo l’ultimo puro garbage time. Con i Nuggets che hanno colto tre vittorie in fila ed i Timberwolves che sono sempre lì, i Mavericks non hanno molto margine di errore se vogliono conservare l’ottava piazza ad Ovest. Perdere in casa degli Spurs di certo non è vergognoso, ma se Dallas non torna ad essere presto una squadra vera, come quella ammirata fino a qualche settimana fa, il rischio di farsi scalzare dalla griglia è molto serio.

GEORGE SOLO SULL’ISOLA – Con Lance Stephenson che è rimasto vestito e con Roy Hibbert che ha vissuto una delle sue peggiori serate in stagione, il solo Paul George non è bastato per espugnare la Philips Arena, campo su cui i Pacers non vincono dal 2006. 97-87 il finale di un match che non è mai stato in discussione: i padroni di casa hanno condotto dal primo all’ultimo minuti, partendo con un 12-0 e arrivando a toccare anche il +25. George ha provato in tutti i modi a tenere in partita i Pacers ed a svegliare i compagni, ma non sono bastati 28 punti, 12 rimbalzi, 3 assist e 2 recuperi. Hibbert ha dato alla causa solo 2 punti con 1/8 dal campo, mentre David West ha fatto poco meglio, chiudendo a quota 8. Atlanta con un attacco equilibrato ed una difesa soffocante ha mandato in tilt Indiana, meritando la vittoria e migliorando così il loro record casalingo (13-5, 19-17 quello generale).

LA TRISTEZZA DEI LAKERS – Dopo aver perso nettamente per 113-99 anche contro i Rockets, i Lakers sono a nove sconfitte nelle ultime dieci apparizioni. E’ stata una serata difficile anche per Kendall Marshall, che stanotte ha mostrato tutti i suoi limiti e ricordato perché non è riuscito a ritagliarsi uno spazio ai Suns, nonostante fosse stato scelto con la #13 al primo giro del Draft 2012. Marshall ha chiuso con un terribile 2/13 dal campo e con ben 6 palle perse: è stato semplicemente sopraffatto dagli avversari, in più non è riuscito a fare praticamente mai a fare canestro ed a far girare bene la squadra in 38 minuti sul parquet. Dall’altro lato, invece, James Harden ha fatto il bello ed il cattivo tempo, segnando 38 punti con 23 tiri. A Los Angeles di questi tempi i gialloviola se la passano davvero male, la speranza però è che almeno Marshall non sia quello visto stasera, ma più quello ammirato nelle precedenti due partite.

L’EVOLUZIONE DI GREEN – Chi l’ha detto che Gerald Green sa solo schiacciare? In questa stagione sta dimostrando che sa fare anche altro e che può essere un giocatore utile alla sua squadra: stanotte, con i Suns sotto di 1, ha segnato un gran canestro in fadaway a 3.9 secondi dal termine, conducendo i suoi alla vittoria sui Timberwolves. Per Phoenix si tratta della 21esima vittoria stagionale e dell’ennesima occasione per elogiare Green: sta vivendo senza dubbio la sua miglior stagione in carriera sia per punti (13.4) che per minuti (27.2), ma anche per la solida difesa che esprime sul parquet. Inoltre, sta tirando con il 39% da oltre l’arco: statistica importante, se si pensa che prende in media quasi 7 tiri a partita da tre. Insomma, da fenomeno da baraccone Green si sta trasformando sempre più in un giocatore vero, in grado di dare un contributo indispensabile alla sua squadra.

12′ DI BASKET SUBLIME – Dopo tre quarti, sembrava che i Magic si stessero preparando ad uno dei rari upset in un confronto tra Est vs Ovest. Ma una scarica di energia proveniente da Thomas Robinson (sì, proprio lui che nelle scorse settimane era sempre più scivolato sul fondo della panchina) ha risvegliato i Blazers, che hanno giocato un ultimo quarto perfetto, da antologia del basket. Non saranno ancora una contender, ma quando riescono ad esprimersi sono una gioia per gli occhi: hanno segnato 39 punti negli ultimi 12’, trasformando una partita punto a punto in una vittoria in scioltezza. Portland ha tirato con 17/28 dal campo, non perdendo nemmeno un pallone e concedendo la miseria di 19 punti agli avversari: LarMarcus Aldridge ha segnato complessivamente 36 punti, mentre Nicolas Batum ha messo la firma sulla tripla-doppia da 14 punti, 14 assist e 10 rimbalzi. Ma, come accennato in precedenza, del merito va dato anche a Robinson, che con la sua voglia di riscatto ed il suo impegno ha firmato tre canestri importanti che hanno fatto scattare la scintilla nei Blazers.