6 temi della notte NBA: lezione Warriors ai Blazers, emozioni di Boston, disastro di Cheeks

LA LEZIONE DIFENSIVA DEI WARRIORS AI BLAZERS – Nonostante la sconfitta per 103-88, i Blazers hanno ancora ben sei partite di vantaggio sui Warriors. Ma stanotte forse abbiamo capito perché Golden State, al di là di quello che è il record, può essere una contender più seria di Portland: la difesa. I Warriors hanno tenuto gli avversari ad un misero 34% dal campo, che assume molto più valore se si considera che i Blazers sono primi nella NBA per efficienza offensiva. LaMarcus Aldridge ha faticato tantissimo contro David Lee, segnando solo 10 punti con 2/14 dal campo, mentre Steph Curry ha completamente cancellato Damian Lillard: la stella di Golden State ha firmato la bellezza di 38 punti con 8 assist e 7 rimbalzi, mentre Lillard si è fermato a 16 con 4 passaggi decisivi e 5/16 dal campo. Certo, va detto che Portland disputava la sua seconda partita in altrettanti giorni, quindi un po’ di fatica l’avrà accusata, eppure i Warriors hanno dimostrato che una difesa di un certo livello è più importante dell’attacco quando si punta al titolo.

LE EMOZIONI DI BOSTON – Non sempre il ritorno a casa nella NBA è un bello spettacolo. Spesso i tifosi prendono male l’addio alla franchigia di un loro beniamino, ma non è questo il caso di Boston, che non poteva non omaggiare due campioni come Paul Pierce e Kevin Garnett, che hanno scritto delle pagine importanti della storia dei Celtics. Quello che è accaduto stanotte al TD Garden è stato a dir poco speciale: è stata una notte di emozioni vere, di un misto di gratitudine ed amarezza. A pochi è importato realmente dell’esito finale del match, che ha visto i Nets importi per 85-79 e continuare il loro mese di gennaio quasi perfetto. Perché questa è stata molto più di una partita, è stato il ritorno a casa di due grandi campioni, onorati da migliaia di persone che non si dimenticheranno mai le loro gesta in maglia verde.

IL DISASTRO DI CHEEKS – Quando la dirigenza dei Pistons deciderà di porre fine a questo scempio? Detroit stanotte ha perso per 116-106 contro i Mavericks, incappando nella quinta sconfitta delle ultime sei uscite e peggiorando ulteriormente il record contro squadre della Western Conference (2-15). Inutile dire che se i Pistons non stanno esprimendo nemmeno lontanamente il loro grande potenziale, gran parte delle colpe ce le ha Maurice Cheeks. Detroit non difende, non ha le spaziature giuste, insomma non riesce a trovare la quadratura del cerchio ed il record di 17-27 nella Eastern è a dir poco deludente, se si considera che la squadra ha un frontcourt impressionante, in grado di far la differenza su entrambi i lati del campo, ed ha talento importante nel reparto delle guardie. E’ vero, il roster non è perfetto, ma Cheeks ad oggi non ha ancora capito come ruotare i suoi uomini e non ha disegnato uno straccio di schema difensivo che funzioni. La situazione sta iniziando a far perdere la pazienza ai tifosi, che vorrebbero vedere una squadra almeno decente in campo, visto il potenziale che ha: non stupitevi se da qui alla fine della stagione potrebbe saltare la panchina di Cheeks.

“SOLO” 35 PER MELO – Stavolta Carmelo Anthony non si è avvicinato nemmeno ai 62 punti della notte scorsa, ma per i Knicks è meglio così, significa che non ne hanno avuto bisogno per battere i disastrati Lakers (16 sconfitte nelle ultime 19) con il punteggio di 110-103. Melo ha comunque mandato a bersaglio 35 punti, non proprio pochi, ma stavolta New York ha sostenuto degnamente il suo leader: Felton ha segnato 20 punti con soli 10 tiri, mentre Tim Hardaway Jr e JR Smith ne hanno combinati 34. In difesa i Knicks non hanno brillato, concedendo il 52% dal campo ai Lakers, ma la differenza l’hanno fatta sotto i tabelloni, dove hanno strappato 16 rimbalzi offensivi e si sono costruiti 15 tiri in più degli avversari, che alla fine hanno fatto la differenza.

LA CATTIVERIA ED IL DOMINIO DI DAVIS – Spietato, inclemente, immune alla compassione: è questa la reputazione che si sta costruendo Anthony Davis, che ci ha messo poco a capire come dominare in NBA, cosa che sta facendo da tutta la stagione praticamente. Nella lega iniziano a temerlo davvero e lo tengono in grande considerazione: anche perché non puoi fare altrimenti con uno che trascina la sua squadra alla vittoria con una prestazione da 22 punti, 19 rimbalzi e 7 stoppate. Tutto ciò condito da un poster su Glen Davis davvero impressionante: Anthony è salito al cielo con una sola mano ed ha schiacciato senza minimamente curarsi dell’avversario che, nonostante la sua stazza imponente, è stato completamente spazzato via. Impressionante, soprattutto se si pensa che Davis ha solo 20 anni e sta crescendo partita dopo partita. Non convocarlo già quest’anno tra le riserve per l’All-Star Game sarebbe un reato.

LA PIGRIZIA DEI CAVALIERS – Dopo la sconfitta per 90-99 tra le mura amiche contro i Suns, tutti si stanno chiedendo cosa sia successo nello spogliatoio dei Cavaliers alla fine del primo tempo. Cleveland aveva fino a quel momento accumulato un vantaggio rassicurante, ma nel terzo quarto è rientrata in campo in maniera inspiegabilmente pigra ed ha tirato dal campo con un irreale 2/22. Morale della favola? I Cavs hanno segnato la miseria di 6 punti in 12 minuti, permettendo ai Suns non solo di rimettersi in corsa, ma anche di passare al comando. Nell’ultima frazione Cleveland ha ripreso a segnare, ma ormai Phoenix aveva l’inerzia dalla sua parte e si è imposta con un parziale di 31-23. C’è da dire che i Cavs sono 25esimi per efficienza offensiva e che Mike Brown non è proprio uno stratega che sa scardinare le difese ben schierate, ma comunque il terzo quarto era troppo brutto per essere vero. Cleveland ha un record di 16-28, e difficilmente potrà rendere questa stagione meno deludente, se non è in grado di fare alcun aggiustamento nei momenti di difficoltà, soprattutto in attacco.