7 temi della notte NBA: Durant onnipotente, Wizards maledetti, nuova stella a Toronto?

TORONTO HA SCOPERTO UNA STELLA? – I Raptors stanotte hanno perso per 126-118 contro i Clippers, ma poco importa, perché la loro speranza è di aver scoperto una futura stella nel ruolo di ala piccola. In una notte in cui Toronto ha perso DeMar DeRozan, costretto ad uscire per un infortunio, Terrence Ross si è preso in mano la squadra e l’ha tenuta in vita con una prestazione offensiva di altissimo livello: ha segnato la bellezza di 51 punti, eguagliando il record di franchigia stabilito da Vince Carter. Questa potrebbe tranquillamente essere la prestazione da almeno 50 punti più inaspettata ed imprevedibile della storia NBA: l’ala al suo secondo anno nella NBA, è il primo a riuscire a segnare così tanti punti pur viaggiando con una media inferiore ai 10 a partita. Ross ha solo 22 punti ed ha già raggiunto il record di Carter, il più grande marcatore nella storia della franchigia: Toronto potrebbe aver trovato un gran bel giocatore.

L’ONNIPOTENZA DI KD – Dopo essersi preso una meritata serata di riposo contro i Celtics, Kevin Durant ha deciso di scendere in campo stanotte. Nonostante un fastidio alla spalla, ha guidato i Thunder ad una facile vittoria per 103-91 sui Sixers, la settima consecutiva. Ovviamente anche in questa occasione KD ha dato dimostrazione di onnipotenza cestistica: ha segnato “solo” 32 punti, pochi per i suoi standard recenti, ma ha anche collezionato 14 rimbalzi e 10 assist, utili per la seconda tripla-doppia stagionale. Ma non è tutto, perché adesso Durant ha segnato almeno 30 punti per 10 partite consecutive, eguagliando le strisce di LeBron James e Kobe Bryant.

SON TORNATI I GRIZZLIES – E’ ufficiale, i Grizzlies non hanno più paura di giocare contro le squadre della Southwest Division. Presentatasi venerdì in casa dei Rockets con un record di 0-10, Memphis è finalmente riuscita ad imporsi e si è ripetuta stanotte, sempre contro i texani, ma sta volta tra le mura amiche, dove ha vinto agilmente e meritatamente per 99-81. Dopo i primi mesi difficili, dovuti anche all’infortunio di Marc Gasol, i Grizzlies in questo mese di gennaio sono tornati a giocare la loro miglior pallacanestro, incentrata soprattutto sulla difesa: non a caso in entrambi i confronti Memphis ha limitato il devastante attacco dei Rockets, che viaggia a 105.5 punti di media a partita, a soli 84 nei due confronti settimanali.

NOAH ANIMA DEI BULLS – Altra nottata di normale amministrazione per Joakim Noah, che per la sedicesima partita consecutiva ha strappato almeno 10 rimbalzi. Anzi, stanotte ha fatto di meglio, avvicinandosi alla tripla-doppia con 11 punti, 10 rimbalzi ed 8 assist nella vittoria dei Bulls per 89-87 contro i Bobcats. A dargli una mano ci ha pensato il solito D.J. Augustin, che dopo le disastrose prestazioni iniziali, sembra aver trovato la sua dimensione e si sta rendendo molto importante: stanotte ne ha sparati addirittura 28, di cui 15 decisivi nell’ultimo quarto. Con Noah e Augustin che si stanno esprimendo al massimo, i Bulls stanno reggendo bene anche dal punto di vista offensivo, ed il loro gioco è più che sufficiente per vincere le partite all’interno della Eastern Conference e per andare ai playoffs.

INDIANA IN DIFFICOLTÀ – Perdere su un campo difficile come quello dei Nuggets può capitare eccome, soprattutto in back-to-back, ma ultimamente i Pacers non si stanno esprimendo sui loro soliti alti livelli. Dopo essere stati massacrati dai Suns, privi di Bledsoe, per 124-100, Indiana ha rischiato di cadere anche contro i Kings, che senza Cousins e Gay sono arrivati ad un assurdo gioco da quattro punti di Paul George dalla vittoria. Stanotte i Nuggets hanno avuto facilmente la meglio sui Pacers con il risultato di 109-96: se si esclude qualche fiammata di Lance Stephenson, Indiana ha giocato male e soprattutto non ha avuto il solito contributo da Paul George, incappato in una serata da 6/18 dal campo e 4 palle perse. Certo, giocare tre partite in quattro notti, per giunta tutte in trasferta, non è semplice, ma era lecito aspettarsi qualcosina di più dai Pacers, che a questo punto hanno bisogno di un po’ di tregua dalla Western Conference e di tornare a casa a riorganizzare le idee.

LA MALEDIZIONE DEI WIZARDS – Ormai quello che succede ai Wizards è veramente difficile da commentare. Personalmente mi sento male per loro, non è possibile che per la quinta volta in questa stagione abbiano fallito il raggiungimento di un record vincente per una sconfitta contro una squadra nettamente inferiore. E’ dal 2009 che Washington non ha un record superiore al 50%, ma la maledizione sembra non volerne proprio sapere di spezzarsi: stanotte i Wizards sono riusciti nell’impresa di perdere contro una delle peggiori squadre della NBA, i Jazz, per 104-100, vedendo sfumare ancora una volta l’obiettivo. Quante altre volte dovranno fallire prima di riuscire ad ottenere questo benedetto record vincente? Non si sa, ma intanto dal 2009 i Wizards hanno fallito tutti i 10 tentativi avuti: l’ultima volta che il record è stato positivo era il 31 ottobre 2009: Washington vinse con i Nets e si portò sul 2-1.

PORTLAND, ECCO LA PANCHINA – Per il match di stanotte tra Blazers e Timberwolves, gli occhi erano tutti puntati sulla sfida tra Kevin Love e LaMarcus Aldridge. Ma a rubare la scena a tutti ci ha pensato la panchina di Portland, che è stata fondamentale nella vittoria per 115-104: le seconde linee hanno preso in mano le redini dell’incontro nel secondo quarto e poi nella ripresa hanno contribuito in maniera importante a gestire il vantaggio. Non a caso hanno battuto quella avversaria per 34-15, con Mo Williams che ha messo a referto 16 punti e 6 assist. Portland ha la fama di avere uno dei migliori quintetti della NBA, ma al tempo stesso una panchina troppo debole per competere con le migliori, anche se comunque migliorata rispetto a quella dell’anno scorso. Nessuno può arrivare fino in fondo senza il contributo delle seconde linee, ma negli ultimi tempi Portland sembra che stia trovando la quadratura del cerchio, anche grazie all’inserimento di CJ McCollum, decima scelta assoluta dell’ultimo Draft che ha dovuto saltare diversi mesi per infortunio.