8 temi della notte NBA: la maturità di James, Phila torna alla ribalta, Love è un perdente?

I NETS VEDONO I PLAYOFFS – Dopo la bella rimonta centrata giovedì notte contro i Thunder, i Nets sono riusciti ad infilare la seconda vittoria consecutiva: non che i Cavaliers, privi di Kyrie Irving, fossero particolarmente pericolosi, ma il successo era importante per riportarsi a ridosso della zona playoff. Brooklyn, infatti, pur avendo un record ai limiti della vergogna, se si considerano quelli che erano i proclami nella offseason, è a sole due partite di distanza dai Pistons, che occupano attualmente l’ottavo posto della Eastern Conference. Adesso i Nets sono attesi da due settimane difficili: se la dovranno vedere con Atlanta, Golden State e Miami in casa, con Toronto e ancora Atlanta fuori. In nessuna di queste partite parte favorita, ma anche se le dovesse perdere tutte, poco importata: perché tanto sono nella Eastern, dove nessuno è mai realmente fuori dai giochi per i playoffs, visto l’infimità del livello della Conference!

LA MATURITÀ DI JAMES – Spesso i giocatori mentono quando affermano che non si preoccupano di segnare, né dei punti con cui chiudono l’incontro. Con LeBron James, però, state sicuri che queste parole sono veritiere. Nominato giocatore del mese della Eastern Conference, stanotte è stato solo il quarto marcatore della squadra: persino Rashard Lewis ha segnato più di lui, chiudendo a quota 18 punti. LeBron, invece, ne ha messi a referto 15, con 8 rimbalzi e 8 assist. Probabilmente avrebbe potuto ottenere facilmente una tripla-doppia, se solo lo avesse voluto. James, infatti, non si preoccupa assolutamente dei suoi numeri e delle statistiche, gli importa solo vincere il più possibile verso la strada che porta ai playoffs.

PHILA TORNA ALLA RIBALTA – I Sixers sono stati la squadra più seguita della prima settimana di regular season, quando hanno infilato tre vittorie consecutive contro Heat, Wizards e Bulls ed il rookie Michael Carter-Williams ha vino il premio di giocatore della settimana. Poi, però, tra il 4 novembre ed il 28 dicembre si sono trasformati nella squadra che tutti si aspettavano alla vigilia della stagione, vincendo solo 5 delle 26 gare disputate. Ma indovinate una cosa? I Sixers d’inizio stagione sono tornati! La vittoria di stanotte per 101-99 sui Blazers non è solo sorprendente, ma è anche la quarta in fila, tra l’altro in trasferta. Phila ora ha lo stesso record di Brooklyn (12-21), ed è quindi a soli due giochi dall’ottavo posto. Ma, a differenza dei Nets, ai Sixers non dispiacerebbe affatto perdere e non arrivare ai playoffs, visto che hanno ancora una prima scelta da giocarsi quest’estate.

IL FRONTCOURT SALVA CHICAGO – Le speranze di titolo dei Bulls sono state distrutte quando Derrick Rose si è nuovamente infortunato al ginocchio. Da allora Chicago ha incontrato molte difficoltà e tante sconfitte, ma è ancora in zona playoffs e questo lo deve soprattutto al suo frontcourt. Non capita spesso di vedere tre giocatori di una squadra mettere a referto doppie-doppie per punti e rimbalzi nella stessa partita, ma è quello che è successo nella vittoria dei Bulls per 91-84 sugli Hawks. Luol Deng ha scritto 17 punti e 11 rimbalzi, Joakim Noah 10+12 e Taj Gibson 10+12. Finché il frontcourt legge, almeno i playoffs sono assicurati per Chicago.

VINCENTE O PERDENTE? – Visto che di Durant abbiamo già parlato, focalizziamo l’attenzione su Kevin Love, uno che sa come far discutere gli appassionati NBA. C’è chi sostiene che sia la miglior power forward della lega, e chi invece lo ritiene solo uno che gioca per le statistiche, senza aiutare realmente la sua squadra a vincere. Una cosa è certa, stanotte Love si è attirato tante critiche, pur mettendo a referto 30 punti e 15 rimbalzi: questo perché ha sbagliato i liberi a due secondi dalla fine che sarebbero potuti valere il pareggio, ed invece hanno condannato i T-Wolves alla sconfitta. Con questo ko, Minnesota adesso è scivolata a -3 partite dai Mavericks, che occupano attualmente l’ultimo posto per i playoffs ad Ovest.

DOMINIO TEXANO – Anche se Chris Paul fosse stato in campo, poco sarebbe cambiato: stanotte i Clippers sono stati semplicemente dominati dagli Spurs, che si sono imposti per 116-92. In particolare, CP3 di certo non avrebbe potuto aiutare molto i suoi a rimbalzo: può sembrare un paradosso, considerato chi sono i due lunghi titolari di LA, ma San Antonio nel primo quarto ha stravinto la lotta a rimbalzo per 16-1! C’è da dire che i Clippers erano in bach-to-back, mentre gli Spurs erano molto motivati per vendicare immediatamente la sconfitta abbastanza clamorosa di giovedì per mano dei derelitti Knicks. Per LA ci saranno altre partite per valutare realmente quanto possa pesare l’assenza di Paul, di certo la partita contro i texani non era una di quelle.

LA DIFESA DI INDIANA STRITOLA NO – I Pelicans hanno giocato un bel primo tempo sul campo dei Pacers, riuscendo ad arrivare all’intervallo avanti 49-44. Poi, però, nella ripresa Indiana ha mostrato loro perché è la miglior difesa della NBA, concedendo solo 33 punti ed imponendosi per 99-82. In particolare, i Pacers hanno aumentato l’intensità e stretto le maglie in difesa nella terza frazione, quando hanno concesso la miseria di 12 punti a New Orleans. La difesa di George e compagni ha semplicemente un’efficacia di almeno una spanna maggiore rispetto a tutte le altre: quando riescono a raggiungere un alto livello di concentrazione, aggressività ed energia, l’avversario non ha praticamente nessuna possibilità di segnare con continuità.

CONTINUA LA CORSA DEI SUNS, MA MANCA BLEDSOE – I Suns hanno battuto senza grossi problemi i Bucks per 116-100, tra l’altro senza Eric Bledsoe, che ha saltato la sua seconda partita in fila per un problema al ginocchio. In sua assenza, Gerald Green ha alzato il livello delle sue prestazioni, segnando un season-high di 24 punti. Questo non può che far piacere a Phoenix, ma di fronte c’erano pur sempre i Bucks: i Suns hanno bisogno che il loro miglior giocatore si rimetta presto, perché altrimenti rischiano di sprecare quanto di buono fatto finora. Tra l’altro le prossime cinque partite, pur essendo in trasferta, non sono contro avversari insormontabili: Phoenix è attesa da Chicago, Minnesota, Memphis, Detroit e New York. Con un Bledsoe in più, vincerne almeno tre non dovrebbe essere impossibile.