All-Star Game 2014: i vincitori e gli sconfitti dalle votazioni

La NBA ha reso noti i quintetti dell’All-Star Game 2014, in programma il 16 febbraio a New Orleans. Rispetto agli anni passati, sono di meno le sorprese, anche se non manca qualche esclusione eccellente. Andiamo a vedere brevemente i vincitori e gli sconfitti di queste votazioni.

IL VINCITORE AD EST – PAUL GEORGE, PACERS
Adesso tutti lo considerano uno dei migliori giocatori del panorama NBA, ma l’anno scorso George ha preso addirittura meno di 63mila voti, venendo sorpassato da gente come Bynum (che non ha giocato nemmeno una partita con i Sixers), Battier, Ellis, Terry e Jennings. Un anno dopo, è cambiato tutto: la stella dei Pacers ha preso 1,2 milioni di voti, solo James e Durant ne hanno presi di più, segno che adesso è riconosciuto da tutti come una vera e propria superstar della lega. Negli ultimi 12 mesi George ha dimostrato veramente tanto e quest’anno di certo non poteva rimaner fuori dal quintetto All-Star, ma in ogni caso fa impressione vedere come ha preso un numero di voti 20 volte superiore a quello della scorsa stagione.

IL VINCITORE AD OVEST – STEPHEN CURRY, WARRIORS
L’anno scorso la sua esclusione ha fatto a dir poco clamore, perché stava letteralmente deliziando il palcoscenico NBA con le sue giocate determinanti per le vittorie dei Warriors. Eppure ha raccolto la miseria di 97mila voti, arrivando dietro ai vari Lin, Nash e Rubio che di certo non stavano brillando come lui. Come per George, quest’anno la musica è completamente cambiata per uno dei tiratori più caldi e micidiali dell’intera NBA: ha raccolto qualcosa come un milione di voti. Magari gli infortuni di CP3 e di Kobe gli hanno dato una mano, ma c’è poco da dire, il quintetto è assolutamente meritato, anche perché ora come ora lui ed i suoi Warriors sono due delle maggiori attrazioni della NBA.

GLI SCONFITTI AD EST/OVEST – ROY HIBBERT, PACERS/LAMARCUS ALDRIDGE, BLAZERS
Questi due giocatori sono affiancati non per sbaglio. L’anno scorso la NBA ha eliminato la voce “centro” nelle votazioni per l’All-Star Game, favorendo dei quintetti ultra-small e di conseguenza l’esclusione del classico centro. La frontline dell’Est include tre ali piccole (Melo, George e LeBron), mentre quella dell’ovest un’ala piccola (Durant) e due ali grandi (Griffin e Love). Anche se Hibbert ha ricevuto un numero di voti nettamente inferiori a quello dei vari James, George e Anthony, ha facilmente superato gli altri centri di ruolo della sua Conference, quindi con il vecchio sistema sarebbe rientrato tra i titolari. Forse a non farlo decollare nelle votazioni è stato il fatto che, pur essendo un giocatore determinante nei suoi Pacers, non è abbastanza spettacolare per l’ASG. Lui è il pilastro della difesa di Indiana: ecco, la difesa, aspetto inesistente nella gara tra stelle.
Ad Ovest la situazione di Howard è più o meno la stessa, dato che ha ricevuto più voti di qualsiasi altro centro di ruolo, ma non è riuscito a spuntarla su Griffin e Love, rimanendo fuori dal quintetto per la prima volta dal 2008. Ma non è la sua esclusione quella più clamorosa. Proprio come accaduto l’anno passato con George e Curry, quest’anno c’è un certo LaMarcus Aldridge che, nonostante sia un più che lecito concorrente al premio di MVP della stagione, non è stato praticamente considerato dagli appassionati come possibile starter all’ASG, riconoscimento che avrebbe meritato senza ombra di dubbio. Non solo sta viaggiando con numeri spaventosi (24.2 punti, 11.6 rimbalzi e 2.9 assist), ma sta vivendo una stagione da trascinatore dei Blazers, che hanno uno dei migliori record della lega. Sicuramente Aldridge al momento è un paio di spanne superiore a Griffin e Love, soprattutto per quanto riguarda l’essere decisivo per la propria squadra.