NBA All Star Game, fine delle Conference: si va ai roster misti!

L’All Star Game del 2018 sarà ospitato a Los Angeles, nello Staples Center, dopo sette anni.

Le cose sono cambiate moltissimo da quel periodo: non c’è Kobe, non c’è Duncan e nemmeno Kevin Garnett o Paul Pierce. Sono arrivati i nuovi fenomeni e LeBron James continua a essere una presenza costante. Gli Warriors si sono rinforzati (e non poco, come sappiamo) e il mondo NBA è cambiato.

Indubbiamente, dopo le formazioni dei vari team e il rafforzamento della Western Conference negli ultimi anni non ci potevano che essere delle partite sbilanciate. Dal 2011 a oggi l’Est ha vinto solo l’edizione del 2014, e l’adunata Warriors del 2016 e i cambiamenti estivi che hanno portato quattro membri dell’Est 2017 a cambiare Conference (Paul George, Paul Millsap, Carmelo Anthony e Jimmy Butler), con il solo Gordon Hayward andato a giocare sulla East Coast, rischiano di rendere una partita già di per sé poco avvincente ancora più noiosa.

Ecco quindi che, anni dopo i roster misti del Rising Stars Challenge (Team USA e Team World al posto dei classici Rookie e Sophomores) anche la “Partita dei grandi” cambia registro.

Sarà sempre il pubblico a votare i quintetti e saranno sempre i coach a votare le riserve, ma il giocatore più votato ad Est e il più votato ad Ovest saranno nominati “capitani” e sceglieranno i giocatori facenti parte del loro roster indipendentemente dalla franchigia e dalla costa di provenienza. Giocatori di Est e Ovest, quindi, potrebbero essere compagni di team (LeBron e Durant assieme dopo l’esperienza Olimpica? Possibile…). L’obbligo sostanziale è che per primi vengano scelti i primi quattro giocatori per votazione di ogni Conference (i più quattro votati dell’Est e i quattro più votati dell’Ovest), così da stabilire i quintetti. In seguito, verranno scelte le riserve.

Basterà questo a rivitalizzare l’All Star Weekend o ci vorrà altro?