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Appuntamento con la storia: una gara 7 in cui c’è in palio molto più di un titolo

Il concetto di legacy è uno dei più importanti ogni qual volta si voglia valutare l’impatto di un giocatore o di una squadra sulla storia di questo gioco. La traduzione letterale è eredità e, se applichiamo il termine in ambito cestistico, possiamo parlare della legacy come di ciò che appassionati e addetti ai lavori si ricorderanno del tal giocatore o della tal squadra a diversi anni di distanza. Non è casuale, dunque, che ogni discorso di questo genere arrivi presto o tardi a focalizzarsi sul numero di titoli vinti: per quanto sbagliato sia, è molto più facile ricordare uno o più anelli rispetto a 500 o più partite di una intera carriera. Ogni finale NBA ha in ballo un pezzo di legacy per i giocatori e le squadre che ne prendono parte. Ma quest’anno, molto più che in altre occasioni, tutti i protagonisti coinvolti scendono in campo per la storia. A partire da LeBron James e Steph Curry.

LEBRON JAMES ─ Wilt Chamberlain è stato uno dei più incredibili concentrati di classe, talento, tecnica e muscoli che si siano mai visti. Jerry West è forse il miglior scorer puro della storia della NBA. Eppure, quando si va a stilare una ideale classifica dei migliori giocatori di sempre, i loro nomi difficilmente entrano in una Top 5. Il motivo? Stiamo parlando di giocatori che hanno avuto una carriera in epoche a noi distanti (gli anni ’60 e ’70), circostanza che non ci ha permesso di seguirli durante il loro percorso in NBA, e che si sono distinti più per il numero di finali perse che per il numero di finali vinte. Wilt ha vinto due finali su sei tentativi, Jerry West addirittura una su nove. Noi che abbiamo avuto la fortuna di seguire la carriera di LeBron James nel suo evolversi non avremo mai dubbi: il 23 dei Cavs è uno dei migliori di sempre, forse secondo solo a Jordan. Ma il rischio per LeBron è che, se il numero dei titoli vinti non dovesse aumentare da qui alla fine della sua carriera, le generazioni future gli riserveranno lo stesso trattamento che noi stessi riserviamo a tanti grandi fuoriclasse del passato. James quest’anno ha un’opportunità unica: sta giocando, ancora una volta, una serie finale incredibile e può portare a casa il terzo titolo. Non solo: potrebbe diventare il primo nella storia a rimontare da 1-3 nelle Finals. Una circostanza che metterebbe immediatamente a tacere ogni se e ogni ma nei giudizi sulla sua carriera. E non c’è solo questo: LeBron potrebbe finalmente portare a Cleveland, la sua città, un titolo NBA che i Cavs nella loro storia non hanno mai vinto. Diventando così un immortale eroe cittadino più di quanto non lo sia già.

LA SQUADRA DEI RECORD ─ La stagione dei Golden State Warriors rimarrà nei libri di storia: 73 vittorie in regular season, 88 considerando anche i Playoffs fino ad ora. Nessuna squadra nella storia della NBA era mai arrivata a tanto: i Bulls della stagione 1995/1996 ne vinsero 72 in regular season e 87 in totale. In questo caso, non sarebbe tanto la vittoria del titolo a cambiare le prospettive, quanto la non vittoria di esso. Quando la franchigia californiana ha superato i Bulls del ’96 in regular season, gli appassionati sono andati a recuperare la foto della maglietta che Ron Harper fece stampare per i Playoffs di quell’anno: 72-10 don’t mean a thing without a ring. Un monito che Harper e compagni usavano per rimanere concentrati sull’obiettivo finale, per guardare avanti e non rischiare di restare fermi a quel record in regular season. È innegabile: una sconfitta in gara 7 cambierebbe notevolmente le percezioni riguardo a questa stagione dei Warriors, giusto o sbagliato che sia. Anche Klay Thompson, in conferenza stampa, ha ammesso che non vincere il titolo sarebbe considerato un fallimento. Come LeBron, anche Klay e compagni giocano per la storia. Per far sì che la loro stagione non diventi come meravigliosa, ma incompiuta. Per far sì che si ricordi in eterno di quella squadra che dominò la NBA nella stagione 2015/2016.

STEPH CURRY ─ Per otto volte la squadra con l’MVP è stata portata a gara 7 nelle Finals e per sette volte ha vinto. La squadra con l’MVP, inoltre, ha una striscia attiva di 18 vittorie consecutive in gara 7 nei Playoffs. Il discorso per Steph è molto diverso rispetto a quello che abbiamo già fatto per LeBron: se James è a un passo dal togliere ogni argomentazione a coloro che non lo ritengono quantomeno uno dei tre migliori giocatori di sempre, Curry in gara 7 vorrà dimostrare a tutti di poter essere il giocatore più decisivo della lega anche ad un livello così alto. L’anno scorso la sua squadra vinse il titolo, ma il premio di miglior giocatore delle Finals andò (a nostro avviso giustamente) ad Andre Iguodala e non a lui. Quest’anno Curry è arrivato alle Finals dopo aver avuto problemi fisici nel corso dei Playoffs e ha ingranato solo a tratti (in particolare, in gara 4 e nel primo tempo di gara 6). Per quanto abbia dichiarato alla stampa che l’unica cosa che conta davvero è la vittoria del titolo da parte della sua squadra, è difficile pensare che Curry non abbia intenzione, oltre che di vincere, anche di imprimere a fuoco il suo nome su questo successo con una prestazione, come si suol dire, for the ages. Oltretutto dopo che LeBron, nelle ultime due partite, è stato pienamente in controllo della serie e si è tolto persino lo sfizio di stopparlo in contropiede e di provocarlo con un po’ di trash talking. È una gara 7, per giunta di una finale NBA, per cui è piuttosto normale che tutti si giochino tutto. Ma quest’anno le motivazioni che spingeranno (speriamo) i protagonisti a fornirci uno spettacolo indimenticabile sono più forti che mai.