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Cavs demoliti su tutta la linea con problemi a rimbalzo: le chiavi di gara 2

Thompson-Or-Mozgov

Un anno fa, i Cavs avevano messo alle strette Golden State e l’inefficienza di Bogut aveva costretto coach Kerr a rivedere i suoi piani: fu in quelle circostanze che nacque il quintetto minuscolo, con Draymond Green da centro, in grado di rivoluzionare le Finals. Blatt optò per l’estremo opposto, concedendosi minuti di Tristan Thompson e Mozgov assieme sul parquet per sfruttare il più possibile tutte le chance di rimbalzo. Ecco, questa gara 2 ha completamente stravolto ciò che vedemmo nelle Finals 2015. Al quintetto con Draymond Green da centro (scelta quasi obbligata per Kerr, dal momento che un ottimo Bogut ha dovuto fare lunghi minuti di panchina per un problema alla mano), Lue ha risposto con LeBron James da centro. Il risultato? Golden State ha stravinto (anche) la lotta a rimbalzo per 46-34 e Cleveland, privata delle seconde possibilità di tiro, non è più stata in grado di rimanere incollata alla partita. Lue a quel punto ha iniziato il quarto periodo proprio col doppio lungo (Thompson e Mozgov), ma ha rimediato un rapido parziale 7-0 che ha di fatto chiuso ogni (remota) possibilità di rimonta. Quale assetto, dunque, potrà dare una qualche parvenza di garanzia per il prosieguo della serie?

LA QUESTIONE LOVE ─ Prima di analizzare quanto accaduto sul campo, lo staff dei Cavs dovrà valutare anche le condizioni di Kevin Love. Verso la fine del secondo quarto l’ex giocatore dei Timberwolves ha subito un colpo involontario alla nuca da parte di Harrison Barnes nella lotta a rimbalzo. Non sembrava averlo patito, dal momento che è subito rientrato in campo e ha risposto con una tripla dall’angolo. Ad inizio secondo tempo, però, Love si sentiva stordito, circostanza che ha convinto il medico dei Cavs a far passare il giocatore attraverso il concussion protocol. Così Love è uscito da gara 2 e si attendono novità per sapere se potrà giocare nei prossimi capitoli della serie. In questa partita, Love è rimasto in campo per 21 minuti, ma è stato tutto meno che un fattore: 5 punti (2/7 dal campo) e 3 rimbalzi.

ISOLAMENTO DOPO ISOLAMENTO ─ In gara 1 avevamo avuto la percezione che, dopo che il supporting cast dei Cavs aveva avuto qualche difficoltà di tiro nelle fasi iniziali della partita, Cleveland avesse optato completamente per gli isolamenti di LeBron e Irving. Questa impressione è diventata una certezza con gara 2: i Cavs, di fatto, hanno giocato un’intera partita a dare palla a LeBron in post. E il 23, sostanzialmente, dopo un primo quarto da 5 assist (ma 0 punti) ha anche smesso di cercare i compagni. I suoi disperati tentativi per tenere viva la partita sono stati resi vani dalla solita diabolica difesa combinata della coppia Iguodala-Thompson e, alla fine, James ha disputato una gara statisticamente sotto la media con 19 punti, 7/17 al tiro, 8 rimbalzi, 9 assist e 7 palle perse. Solo due compagni di LeBron (Jefferson con 12 punti e Irving con 10) sono andati in doppia cifra. Irving è un altro dei bocciati di queste due partite: ha iniziato la serie con 12/36 dal campo.

WHO NEEDS CURRY AND THOMPSON? ─ Per la seconda volta in tre giorni, Cleveland è stata in grado di tenere in qualche modo a bada le due stelle di Golden State. Curry ha segnato 18 punti (7/11 dal campo, 4/8 da tre), anche se ha giocato solo 25 minuti a causa di un quarto fallo commesso nelle fasi iniziali del terzo periodo; Thompson ne ha realizzati 17 (6/13 al tiro, 4/8 dall’arco) in 31 minuti sul parquet. Badate bene: non stiamo criticando la prestazione di questi due giocatori, perché soprattutto Curry ha dimostrato un grandissimo controllo sulla gara, ma rispetto ad altre uscite di questa stagione semplicemente le due stelle non sono costrette a forzare nulla. È parso evidente in queste due partite che quello che la difesa di Cleveland toglie a Curry e Thompson finisce per concederlo agli altri giocatori di Golden State. Draymond Green, sistematicamente battezzato da LeBron, ha risposto con 28 punti e 5 triple a segno. Nessun giocatore della panchina dei Warriors ha chiuso sotto il 50% dal campo (17/26 complessivo). Se Golden State per vincere (oltretutto di 33 punti) non ha neanche bisogno di una prestazione di Curry e Thompson da Curry e Thompson, allora vuol dire che i Cavaliers hanno avuto finora ben poco da opporre alla franchigia campione in carica. Per Cleveland sarà fondamentale reagire subito dalla palla a due in gara 3, quando la serie si sposterà alla Quicken Loans Arena. Altrimenti, la fiducia e l’inerzia accumulate da Golden State in questi due prime capitoli potrebbero lanciare la squadra californiana ad un rapido back-to-back.