Chris Paul mette a nudo i difetti di Russell Westbrook e del sistema dei Thunder

Stanotte i Clippers hanno subito fatto saltare il fattore campo, imponendosi nettamente per 122-105 sui Thunder in gara 1 della semifinale. La lezione più grande che abbiamo imparato è che Chris Paul è il playmaker più forte della lega per distacco. In soli 28 minuti ha messo a referto 32 punti con soli 14 tiri, mandando a bersaglio 8 triple e smazzando anche 10 assist. Russell Westbrook ha risposto con 29 punti, frutto di 9/14 dal campo, ma gli è mancato l’equilibrio ed il controllo mostrato dall’avversario nel condurre la sua squadra alla vittoria. Prima di iniziare l’analisi, è giusto premettere che nessuno ce l’ha con Westbrook, che è indubbiamente un ottimo giocatore a cui sono legate molte delle possibilità di vittoria di OKC. E tra l’altro ha appena segnato 29 punti in 30 minuti. Ma CP3 ha mostrato la sua superiorità assoluta, fornendo anche un esempio da cui lo stesso Russell dovrebbe imparare. 

Ovviamente da Westbrook non possiamo aspettarci che sviluppi la visione di gioco e l’abilità di passaggio di Paul dalla mattina alla sera. Lui è stato trasformato in un playmaker, mentre l’altro lo è nato. Ma considerato che Russell è estremamente dotato dal punto di vista fisico e tecnico, è lecito chiedergli di aggiungere alcuni aspetti fondamentali al suo gioco. In gara 1 ha perso il pallone sei volte ed anche se il suo tiro è entrato con regolarità, non è riuscito a muovere la palla e non ha impartito alcun senso di calma ad una squadra scossa dall’assalto iniziale dei Clippers. Invece di sprintare sempre e comunque, Westbrook ogni tanto dovrebbe essere più ragionatore e cercare di coinvolgere di più i compagni di squadra, cosa che non ha fatto in gara 1. 

Paul, invece, ha tenuto una gran lezione su come bilanciare iniziative personali in una notte in cui la sua mano è caldissima con la circolazione del pallone. Al di là dell’8/9 da oltre l’arco, Chris ha distribuito 10 assist ed ha commesso solo 2 turnover, non cadendo mai nella tentazione di continuare a tirare fino a quando la mano non fosse diventata fredda. L’aggressività e l’atletismo sono due qualità che rendono grande Westbrook, ma non sempre bastano ad OKC per vincere le partite, soprattutto nei playoffs. In certe occasioni deve imparare a frenare i suoi istinti e ad approcciare la partita in maniera più ragionata, proprio come fa Paul. 

Quest’ultimo ovviamente non infilerà 8 triple ogni sera, anche se in questa post-season ha tirato con un ottimo 46% da oltre l’arco nella serie contro i Warriors. Un ginocchio non proprio al meglio lo ha portato ad adattarsi ad un gioco un po’ più perimetrale del solito (in media si sta prendendo due triple in più rispetto alla regular season). Westbrook non fa mai questo tipo di adattamenti, lui gioca sempre e comunque seguendo il suo stile. Se riuscisse a rallentare un po’ ogni tanto, a leggere meglio le situazioni e ad adattarsi al momento, potrebbe innalzare non poco il livello del suo gioco. 

Forse però tutto ciò non dipende solo da Russell: non è così assurdo pensare che giochi in questo modo perché ritiene che così i Thunder abbiano maggiori possibilità di vincere. Ad esempio, supponiamo che i compagni siano in grado di ottenere buoni tiri, nel caso in cui Westbrook muovesse la palla anziché attaccare. Ci accorgeremmo che il “sistema” di coach Brooks non ha opzioni al di là di quelle iniziali, che prevedono solitamente un isolamento o un pick and roll di base. E probabilmente Westbrook lo sa, forse sta solo facendo parte di un sistema scadente che lo porta ad attaccare in maniera a volte sconsiderata. Se è vero che l’allenatore è la componente fondamentale di una squadra che punta in alto, ci accorgiamo che altri playmaker “selvatici” come Russell sono stati “addomesticati” da grandi coach nel corso delle loro carriere: ne sono un esempio Tony Parker con Pop, Rajon Rondo con Doc Rivers e anche John Wall con Randy Wittman. 

Il fatto che un giocatore di grandissimo talento come Westbrook sia lontano anni luce dagli elevatissimi standard di Chris Paul potrebbe suonare più come un’accusa per coach Brooks che per il giocatore stesso, il quale più di una volta ha tolto le castagne dal fuoco per i Thunder. Ormai OKC spera che Russell e Kevin facciano qualcosa di straordinario per andare avanti in questi playoffs: con i Grizzlies ce l’hanno fatta a rotto di cuffia, ma con una squadra talentuosa, profonda e con un playmaker come CP3 potrebbe essere molto più difficile.