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Curry come Jordan: adesso i Warriors vedono il miglior record di sempre

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Perdere in back-to-back contro Clippers e Warriors può capitare a tutti, anche ad una delle migliori squadre della NBA, ma il modo in cui sono arrivate queste sconfitte preoccupano molto i Thunder. Che si sono dimostrati inconsistenti nell’ultimo quarto, ovvero nei momenti determinanti: dopo aver gettato al vento 17 lunghezze di vantaggio contro LA, stavolta OKC si è presentata negli ultimi 12’ avanti di 1, dopo aver tenuto a 3/14 dal campo gli Splash Brothers nella terza frazione. Ma anche in questo caso i Thunder hanno incassato un parziale importante (39-23) e sono tornati a casa con un’altra sconfitta sul groppone.

Nonostante la quasi tripla-doppia (32 punti, 10 rimbalzi e 9 assist), neanche Kevin Durant è riuscito a fare la differenza per i suoi, anche perché ha commesso la bellezza di 9 turnovers, quanti ne ha commessi Golden State complessivamente. Per quanto riguarda Steph Curry, stavolta da oltre l’arco ha faticato più del solito (5/15, anche se ha messo le due triple che hanno scritto definitivamente la parola fine sul match), ma è stato bravo ad attaccare il ferro, segnando 12 punti con 6/8 dal pitturato e chiudendo poi a quota 33.

Grazie al successo per 121-106 ottenuto stanotte, i Warriors hanno eguagliato la striscia di successi in casa più lunga della storia NBA: 44 vittorie in fila le avevano fatte registrare solo i Bulls dal 30 marzo 1995 al 4 aprile 1996. Nel corso di questa striscia, possiamo notare alcune statistiche comuni tra Curry e Michael Jordan: il primo sta viaggiando con 25.6 punti e il 48.1% dal campo, aggiungendo 7.3 assist e soprattutto il 44.3% da oltre l’arco (184/412), mentre il secondo fece registrare 27.5 punti e il 48.3% al tiro, con 5.1 assist, 6.6 rimbalzi e il 41.7% da tre (45/108).

A proposito dei Bulls 1995-96, i Warriors possono sorpassarli non solo per quanto riguarda la striscia casalinga più lunga di sempre, ma anche per il miglior record della storia NBA: al momento, Golden State è 55-5 ed è tutt’altro che improbabile che riesca a fare meglio del celebre 72-10 di Chicago. Anche perché 15 delle rimanenti 22 partite i Warriors le giocheranno alla Oracle Arena, dove non perdono dal 27 gennaio 2015, data in cui proprio i Bulls s’imposero di due all’overtime. Difficile immaginare che da qui alla fine Golden State possa perdere contro squadre come Magic, Suns, Jazz e Grizzlies: di sicuro gli appuntamenti più spigolosi saranno con i Clippers e con gli Spurs (da affrontare tre volte, di cui due in trasferta).

Considerando le 15 partite casalinghe ed i diversi confronti con squadre da lottery, sono pochi i veri e propri ostacoli che separano i Warriors dal miglior record di tutti i tempi: la voglia di scrivere la storia potrebbe fare la differenza, soprattutto contro degli Spurs che, sicuri del secondo posto, nelle ultime partite della regular season potrebbero anche decidere di conservare le energie per quando conterà davvero. Insomma, iniziate a familiarizzare con l’idea che questa Golden State possa battere il record dei Bulls del 95-96, da molti ritenuto irraggiungibile.