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Dallas vince in trasferta e pareggia la serie coi Thunder: episodio o campanello d’allarme?

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Se gara 1 aveva lasciato pochi dubbi su quale squadra fosse superiore per talento e profondità, gara 2 ha invece regalato un risultato inatteso: con un finale di partita vietato ai deboli di cuore (Steven Adams aveva segnato il canestro della vittoria, ma ha rilasciato la palla con 0.2″ di ritardo rispetto al suono della sirena), i Dallas Mavericks hanno strappato il fattore campo e hanno ottenuto l’1-1 nella serie. Adesso i Thunder hanno l’obbligo di vincere almeno una delle due partite in Texas. 70 anni di NBA ci hanno insegnato che un 1-1 a questo punto di una serie Playoffs vuol dire poco, soprattutto se il divario tra le due compagini (almeno sulla carta) è così netto. Eppure, come in tutte le stagioni da quando a OKC sono stati messi assieme Westbrook e Durant, i dubbi sulla solidità dei Thunder saltano puntualmente fuori.

LE PERCENTUALI DI TIRO ─ Guardando la partita o anche soltanto il tabellino, salta immediatamente all’occhio un dato inquietante: Durant ha tirato 7/33 (era dal 1997 che un giocatore non sbagliava 26 tiri in una gara di post-season) e Westbrook 8/22. Difficile, per OKC, vincere una partita in cui le sue due stelle tirano con il 27.3% dal campo. Il dato confortante, invece, è che nonostante il 15/55 complessivo della coppia i Thunder sono arrivati effettivamente a pochi centesimi di secondo dal successo. Dallas, per avere una speranza di mantenere il vantaggio, deve riuscire in qualche modo a limitare questi due giocatori. In questo, può giocare un ruolo importantissimo il rookie Justin Anderson, probabilmente assieme a Barea l’elemento più importante della striscia di vittoria a fine regular season che ha aperto ai Mavs le porte dei Playoffs. In gara 2 ha giocato solo 14 minuti, ma ha fornito la consueta scarica di energia.

LA DIFESA DEI MAVS ─ Due anni fa, i Thunder uscirono vittoriosi dopo sette gare da una logorantissima serie contro i Memphis Grizzlies, complice la squalifica inflitta a Zach Randolph per gara 7. Anche in quel caso, Durant e Westbrook vissero serate di sostanziale apnea offensiva. Il paragone, in questo caso, non sussisterebbe perché le differenze nell’impronta difensiva tra i primi Grizzlies di Joerger e questi Mavericks è evidente. Eppure, sarebbe sbagliato sottovalutare la difesa dei Mavs, che è salita nettamente di tono nel finale di regular season, risultando fondamentale per ottenere il tanto agognato posto tra le prime otto della Western Conference. Carlisle, come sempre, deve trovare anche nella metà campo difensiva una quadratura che comprenda Nowitzki sul parquet. Il tedesco è troppo importante in attacco e, infatti, in gara 2 è stato impiegato addirittura per 38 minuti. Quest’anno aveva giocato così tanto solamente sei volte. Abbandonata, al momento, la soluzione del quintetto piccolo con Dirk da centro, Carlisle ha trovato risposte importanti da Salah Mejri (12 punti con 5/7 al tiro in 28 minuti). Dallas, in sostanza, per vincere gara 2 ha sfruttato la versatilità del tunisino in aiuto (3 stoppate) e la possibilità di cambiare difensivamente tra i piccoli (schierati tra gli esterni, per larga parte della gara, due playmaker di fianco a Wes Matthews).

COSA ASPETTARCI DAL RESTO DELLA SERIE ─ Come accade da anni a questa parte, anche in gara 2 sono emersi per OKC tutti i limiti di un supporting cast che continua a non convincere. Ibaka non ha mai fatto lo step in grado di renderlo terzo violino in attacco, Kanter è un giocatore da foglio statistico e di poca sostanza difensiva, Waiters ha la tendenza a prendersi ogni tiro possibile e Roberson è un ottimo difensore, ma non è una minaccia in attacco. Donovan ha tremendamente bisogno dei canestri delle sue stelle e, ne siamo sicuri, arriveranno copiosi. Sebbene Carlisle abbia sorpreso tutti con questa vittoria esterna, i Mavs per raggiungere il passaggio del turno avrebbero bisogno di altre serate così storte da parte di Durant e Westbrook. E, per quanto ormai Dallas sembri una squadra con un’identità difensiva ben precisa, è difficile pensare che riesca a contenere così a lungo due attaccanti di quel livello. Carlisle è indubbiamente uno dei migliori allenatori della lega e ha già il merito di aver regalato ai suoi una serie, circostanza tutt’altro che scontata alla vigilia. Ora starà a Westbrook e Durant dimostrare sul campo il divario tra le due formazioni.