Durant come Jordan, l’MVP è suo. Kevin, e adesso come vincere?

Kevin Durant ha ancora tanta strada da percorrere prima di poter confrontare la sua carriera con quella di Michael Jordan. Ma il favorito d’obbligo al premio di MVP stagionale può dire di avere già qualcosa in comune con il più grande di tutti i tempi. Stanotte KD ha eguagliato la striscia di MJ di 40 partite consecutive con almeno 25 punti a referto, realizzando una tripla nell’ultimo quarto per tenere i Thunder ancora in partita. Stavolta, però, lo sforzo di Durant non è bastato, perché i suoi 28 punti sono stati messi un po’ in ombra dalla gran prova dell’ex compagno, James Harden, autore di ben 39 punti. Tuttavia questa partita rimarrà nella storia come quella in cui Durant è diventato il secondo giocatore dopo Jordan a raggiungere un simile traguardo negli ultimi 50 anni. All’inizio della stagione, KD aveva dichiarato senza mezzi termini che era stanco di essere considerato uno dei migliori giocatori della NBA, voleva dimostrare di essere il più forte. E per farlo ha bisogno di un primo riconoscimento, che è quello di MVP di regular season, che a questo punto neanche un folle riuscirebbe a negargli.

QUELLO CHE HA FATTO – A 25 anni Kevin ha già avuto modo di sperimentare la grandezza, ma questa stagione è stata comunque la sua migliore in assoluto. Viaggia con oltre 32 punti di media, riempiendo ogni notte qualsiasi voce statistica, nel tentativo di rendere i Thunder una squadra da Finals. OKC è dipesa quasi totalmente da Durant in questa stagione, dato che Russell Westbrook ha saltato 27 partite. Ed al suo ritorno di certo Kevin non ha smesso di giocare come sa: nel mese di marzo, nonostante la presenza di Russ, ha messo a referto 34.5 punti di media, iniziando ad avvicinarsi alla striscia di Jordan. Ovviamente gran parte dell’attenzione è stata focalizzata sulla sua innata capacità di far canestro, ma guardandolo giocare si nota la crescita un po’ a 360 gradi che ha attraversato in questa stagione. Innanzitutto, è migliorato nella visione di gioco e nel servire la palla ai compagni: nonostante abbia avuto il pallone nelle mani mai come in passato, Durant ha spesso e volentieri fatto le scelte giuste, smazzando un career-high di 5.7 assist a partita. Insomma, ha sempre messo in condizione i Thunder di vincere con la sua letale combinazione di realizzazione e di visione di gioco. Non ci sono dubbi sul fatto che sia diventato il giocatore offensivo più completo e forte della lega. Se la scorsa stagione ha avuto meglio LeBron nella corsa all’MVP, quest’anno non dovrebbero esserci dubbi: Durant sta facendo un altro sport rispetto a tutti gli altri ed i Thunder grazie a lui si sono tenuti al secondo posto della Western Conference, nonostante le tante partite senza Westbrook. In questi mesi ha diversificato il suo gioco ed è diventato praticamente immarcabile: i 51 punti contro i Raptors ne sono una prova, così come gli almeno 40 segnati in ben 12 circostanze quest’anno. Numeri impressionanti per qualsiasi altro candidato all’MVP.

COME L’HA FATTO – Una fetta importante del successo stagionale di OKC ha molto a che fare con il continuo miglioramento in difesa di Durant, che sta cercando di diventare un giocatore sempre più completo in tutti gli aspetti. In questa stagione Kevin è cresciuto molto da questo punto di vista, sfruttando la sua versatilità ed i suoi mezzi fisici che gli consentono di difendere quasi su chiunque. Questa sua crescita non sarà evidentissima nelle statistiche, ma di certo lo è alla voce vittorie. Rispetto a quando è entrato nella lega, Durant adesso è un buon difensore, sulla strada per diventare addirittura grande. Basta guardarlo giocare per rendersene conto, con l’energia, la concentrazione e l’attenzione che ci mette in difesa.

COME VINCERE? – Nei playoffs non basteranno le grandi prestazioni di Durant, o almeno non sempre, per arrivare fino in fondo. Lui è qui per vincere un titolo e sa che per riuscirsi deve trovare un equilibrio il più perfetto possibile con Russell Westbrook. Questa è una vera e propria sfida, anche se tuttavia è il tipo di problema che tutte le squadre vorrebbero avere. Di sicuro Kevin cercherà di mettere il suo timbro difensivo sulle partite, per respingere una volta per tutte la definizione di “monodimensionale”. Infine, KD cercherà di ottenere l’MVP che conta di più, ovvero quello delle Finals NBA.