Ecco perché Paul e Griffin non possono battere i Thunder da soli. LA, cosa ti manca?

Nella stessa notte in cui i Wizards hanno segnato solo 63 punti, Thunder e Clippers hanno dato spettacolo con degli attacchi scintillanti. Ma quello della truppa di coach Brooks lo è stato un po’ di più: i 36 punti, conditi da 8 rimbalzi e 6 assist, di Kevin Durant hanno oscurato i 34 di Blake Griffin e OKC si è presa la vittoria per 118-112 ed il vantaggio per 2-1 nella serie. Ai Thunder non è mancato certamente il contributo di Russell Westbrook, che ha firmato 28 punti, 13 assist e 8 rimbalzi. Le due stelle hanno anche mostrato grande freddezza nel momento cruciale: Russell ha infilato la tripla del +4, dopodiché Kevin s’è inventato un turnaround jumper che a 83 secondi dalla fine ha messo una seria ipoteca sul successo.

Se i Thunder partita dopo partita stanno trovando sempre più un equilibrio e stanno contando su Durant e Westbrook spaziali, dopo la bella vittoria di gara 1, qualcosa non sta funzionando tra le fila dei Clippers. E la colpa di certo non è di Blake Griffin o Chris Paul, che stanotte sono stati all’altezza dei rivali: il primo ha messo a referto 34 punti, 8 rimbalzi e 3 stoppate; il secondo 21+16 assist e 0 palle perse, una prestazione del genere solo Rajon Rondo era riuscito a farla nei playoffs da quando CP3 è entrato nella NBA.

Il problema principale è la difesa. I Clippers nelle ultime due gare non sono più stati la squadra fisica che conosciamo: hanno concesso ai Thunder lo spazio di cui hanno bisogno per funzionare bene, in particolare a Westbrook, che sta facendo tutto quello che vuole. Hanno rifiutato l’idea di un raddoppio di Durant, che nelle ultime due partite ha segnato complessivamente 68 punti. Qui non si tratta di matchup, non c’è nessuno o quasi che può rallentare KD, men che meno Barnes o Dudley. E’ una questione di una squadra che deve mettere più intensità, energia e voglia nella fase difensiva, tornando a lottare con tutte le sue forze e ad aiutarsi.

Al di là delle difficoltà di LA, bisogna dare credito ad OKC: dopo la pessima serie con i Grizzlies e gara 1 delle semifinali, nessuno avrebbe scommesso un centesimo sulle ambizioni da titolo di questa squadra. Che in questo momento non sta vincendo perché è la più talentuosa o la più profonda, ma lo sta facendo perché si sta sforzando di giocare al massimo delle sue possibilità e di curare ogni piccolo dettaglio che può fare la differenza. E’ difficile incolpare Doc Rivers per le lacune difensive dei Clippers, perché la questione è innanzitutto individuale: Crawford è quasi passivo in difesa; Griffin è un buon difensore ma se concede a Ibaka tutti jumper aperti è un danno 9/10 di Serge in gara 3); Paul è molto furbo, in grado di sradicare il pallone dalle mani dell’avversario e di sporcare le linee di passaggio, ma inevitabilmente sta pagando la stazza e l’esplosività di Westbrook; Jordan è potenzialmente il difensore dell’anno visti i suoi numeri importanti, ma deve ancora migliorare molto in aspetti come la comunicazione e gli aiuti.

Alla luce di tutto ciò, viene da chiedersi se i Clippers abbiano raggiunto il loro limite massimo in difesa. Fatto sta che se LA non vuole andare a casa, deve iniziare a difendere meglio e con maggiore intensità, in particolare tenendo fuori dal pitturato i Thunder, che li stanno massacrando in questa situazione: stanotte Durant ha segnato 20 punti vicino a canestro, mai così tanti da quando gioca i playoffs, mentre OKC ha chiuso con 52 punti complessivi nel pitturato. Griffin e Paul finora sono stati brillanti, ma hanno bisogno di aiuto: il supporting cast deve crescere, in particolare J.J. Redick, che può essere un fattore molto importante. Ma ovviamente nulla sarà importante, se non si rallenteranno un minimo KD e Westbrook: è questa la priorità numero uno, ma per realizzarla i Clippers devono ancora una volta dimostrare di essere squadra vera.