Finals, i 6 numeri da conoscere su gara 1: Duncan come Wilt, le due facce di Green

Il primo atto delle NBA Finals 2014 non ha di certo deluso le attese, anzi ha coniugato subito una certa quantità di spettacolo e momenti drammatici, come quello rappresentato dal caldo sempre più soffocante all’interno dell’arena, determinato da un guasto ai condizionatori. Gli Spurs si sono imposti per 110-95, risultato bugiardo rispetto a quanto si è visto in campo, e si sono portati sull’1-0. Andiamo a vedere i 6 numeri più importanti di gara 1.

6-0: è il record degli Spurs in gara 1 delle Finals NBA. Ai texani non piace proprio perdere la gara d’esordio, soprattutto se è in casa. Curioso notare come metà delle vittorie siano arrivate contro LeBron James: oltre a quella di stasera, bisogna considerare l’anno scorso ed il 2007, ai tempi di Cleveland. 

1: come l’unico tiro sbagliato in tutta la partita da Tim Duncan, che ha subito avuto un impatto fenomenale in queste Finals. Ha tirato con 9/10 dal campo, segnato 21 punti, preso 10 rimbalzi e resistito al caldo soffocante che ha messo fuori gioco LeBron James. Ma non è tutto, perché Duncan è diventato il primo giocatore nella storia dopo Wilt Chamberlain a far registrare almeno 20+10+90% dal campo. Leggenda vivente. 

4: come i minuti che mancavano al termine dell’incontro quando James è uscito di scena per i crampi. LeBron era praticamente appena rientrato, dopo aver chiesto un paio di minuti di riposo a Spoelstra, ed aveva segnato un layup in penetrazione, quando si è poi fermato nella metà campo avversaria, non riuscendo a muoversi. Da quel momento in poi, gli Heat dal 94-92 hanno subito un parzialone di 16-3, che ha risolto nettamente l’incontro in favore degli Spurs. 

23: come le palle perse da San Antonio, mai così male in tutti i playoffs 2014. L’ultima volta che si è avvicinata a questo numero (22), ha perso di oltre 20 punti gara 2 con i Mavericks. Miami, invece, ha sprecato un’opportunità enorme, non riuscendo a trarre vantaggio dai ben 28 punti realizzati in contropiede. Questo per due motivi: gli Heat hanno mostrato un attacco troppo spesso statico, con 16 perse e soli 16 assist, mentre gli Spurs hanno continuato nonostante tutto a difendere molto duro per rimanere sempre in partita. 

9: come le vittorie consecutive della truppa di coach Popovich tra le mura amiche nella post-season. Le ultime otto sono arrivate tutte con un margine di almeno 15 punti, quindi attenzione al fattore campo, che per i nero-argento può contare più che mai. 

14: come i tiri realizzati, su 16 tentati, nell’ultimo quarto, in cui gli Spurs hanno recuperato un deficit di 7 lunghezze e ribaltato completamente la situazione negli ultimi 4 minuti. San Antonio ha fatto 6/6 da oltre l’arco nei 12’ finali, in particolare grazie ad un ritrovato Danny Green, che dopo aver disputato una partita da schiaffi per tre frazioni, nell’ultima ha armato la mano, ha infilato 3 triple e realizzato una gran schiacciata in contropiede, mettendo in ginocchio gli Heat.