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Focus market – Spurs re del mercato, anche grazie ad Aldridge

Fenomenali. Non c’è altra parola per definire gli Spurs del mercato 2015 – 2016. Volevano ripartire dopo l’onta subita contro i Clippers, e per farlo dovevano cambiare qualcosa nel loro roster. Ruolo per ruolo, ecco cosa è successo all’Alamo.

Tra i centri, spicca l’addio di Thiago Splitter. Il brasiliano, così prezioso nei PO del 2014 con 7.5 punti al 61%, è calato a 3.4 contro i Clippers con il 31% dal campo. È anche vero che è stato massacrato dagli infortuni, giocando solo 52 partite in regular season. Ma questo non lo giustifica di certo, dato che nell’anno del titolo ne aveva giocate ben 59. Ceduto agli Hawks in cambio di nulla, ha liberato gli Spurs del suo contratto da 8.5 milioni di dollari. Contando anche l’addio di Aron Baynes, andato ai Pistons con un triennale da 24 milioni, l’unico indicato di un certo spessore con la lettera “C” in maglia nero argento è Boris Diaw. Chiamato a tornare allo stato di grazia del 2014. In tutto questo, arriva dalla Stella Rossa Boban Marjanovic.

Ali grandi. Non abbiamo che l’imbarazzo della scelta. Perché prima di tutto bisogna parlare del rinnovo di Tim Duncan, che ha eloquentemente espresso il suo ritorno (“Tornerò a giocare anche l’anno prossimo”, ndr) con un biennale e player option sul secondo anno. Ingaggio da secondo centro della squadra, da 5 milioni l’anno. Ancor meno ha scelto di fare David West. Un po’ di tempo fa dato come possibile punto di partenza dei nuovi Knicks, ha gelato New York dichiarando di essere disposto a giocare solo per una contender. Ha preferito firmare al minimo salariale e rinunciare alla Player option da 12 milioni del contratto precedente con i Pacers, ha rifiutato i Cavs per provare a vincere un titolo con San Antonio. È tornato l’uomo spogliatoio Matt Bonner, che ha rinnovato per un anno al minimo. Ma, soprattutto, è arrivato LaMarcus Aldridge. Dopo aver tentennato e quasi ceduto alla corte di Phoenix, il richiamo di casa (e di Duncan, che con lui è andato a parlare di persona, ndr) è stato troppo forte per lui. Quinquennale da 80 milioni per IL free agent di questo mercato, 24 punti a partita e 10 rimbalzi per lui nella passata stagione (con un pollice rotto). Ma anche l’erede naturale del Caraibico, con quel movimento di piedi, il rilascio morbido come una piuma e una visione di gioco ottima sia in area sia dalla distanza. Inutile dire che sarà lui l’ala titolare, che questo darà fiato a Duncan per i momenti in cui i duri iniziano a giocare e che gli Spurs hanno messo il secondo tassello per il loro futuro.

Già, perché il primo è nelle ali piccole, ed è il faraonico blindamento di Kawhi Leonard. Il miglior difensore della scorsa stagione, dopo aver siglato il quinquennale da 90 milioni, tornerà sicuramente più rilassato della passata stagione, pronto a mettersi alle spalle il difficile inizio della scorsa stagione e a dare il massimo fin da subito. Così come, con tutto quello che gli hanno dato, anche Danny Green. Rifiutati i Knicks e i Mavericks, il giocatore ha firmato infatti per quattro anni a 45 milioni di dollari. Intanto, Kyle Anderson ha fatto molto bene finora nel corso della Summer League e promette di essere un buon cambio per entrambi.

Il settore guardie vede l’addio di Marco Belinelli, che ha scelto di proseguire ai Kings la sua carriera cestistica e che gli Spurs hanno scelto di non rinnovare, causa tetto salariale occupato per lo più da Aldridge. In ogni caso, i texani hanno ringraziato pubblicamente Marco dell’apporto dato nei passati due anni. Con una commovente lettera pubblicata su La Nacion, Manu Ginobili ha espresso il suo desiderio di tornare per i prossimi due anni (come per Duncan, il contratto è biennale con player option per il secondo). È stato firmato anche Johnatan Simmons, 15 punti nella scorsa stagione in D-League. Sicuramente peserà la perdita di Cory Joseph, andato a giocare nella nativa Toronto, ma Anderson sembra essere un buon sostituto per lui.

Passiamo ai playmaker. La speranza maggiore è che Tony Parker torni quello di due stagioni fa, visti i continui problemi di questa stagione. Dietro ci sarà Patty Mills, stavolta a pieno servizio fin dalla prima partita. Per chiudere, uno scambio con i Kings ha portato all’Alamo il 24enne Ray McCallum, 36ma scelta al Draft 2013 dei King, 7.4 punti a partita nella scorsa stagione e 2.8 APG in 21 minuti di impiego.

La prima analisi da fare su questo mercato, come accennato in apertura, è: eccellente. Minati dagli infortuni, gli Spurs della scorsa stagione non avevano copertura sufficiente in tutti i ruoli, soprattutto nei lunghi e nei playmaker. Prima l’infortunio di Mills, poi la scarsa forma di Splitter e Parker hanno impedito di arrivare freschi ai playoff e, se il lay – up di Chris Paul non fosse entrato, la squadra sarebbe stata comunque spazzata via dai Rockets.

Ora, invece, i lunghi abbondano e sono di estrema qualità, così come l’innesto di McCallum ha portato a un terzo play di buon livello.

Oggi come oggi, il team sarebbe questo:

STARTING FIVE:                               Duncan – Aldridge – Leonard – Green – Parker

SECOND UNIT:                  Diaw – West – Anderson – Ginobili – Mills

RISERVE:                             Marjanovic – Simmons – McCallum

Possibili sono anche un quintetto con Diaw a partire al posto di Duncan, o un backcourt McCallum – Mills che renderebbe il team più leggero e veloce. Lo scopo fondamentale di questa San Antonio è dare tanta tecnica di gioco, abilità dal post e buona lettura difensiva degli esterni. Inoltre, è molto accentuata la ricerca di un allontanamento dall’area, con giocatori capaci di giocare anche dai 5 metri e più come sa fare bene Aldridge. Facendo un conto, parliamo di un settore lunghi che nei suoi quattro realizzatori fondamentali (Aldridge, West, Diaw e Duncan), ha una percentuale di tiri messi pari al 47.5%. In tutto questo, gli Spurs guadagnano pure un roster comunque giovane (Aldridge compie 30 anni oggi), e permette a Pop di mantenere un minutaggio interessante per i suoi due veterani, sicuramente provati dopo la passata post season. Mantenerli freschi per i playoff è la cosa fondamentale, e Diaw affiancato all’ex Blazers, o Mills – McCallum come second unit, serve soprattutto a questo senza però perdere qualità in campo. Ovviamente, la paura maggiore riguarda la forma di Diaw e Parker, ma sembra che aiuterà e non poco l’Europeo di Settembre. I francesi campioni in carica vorranno riconfermarsi, e Diaw e Parker saranno lì a lottare per questo obiettivo.

La novità dello staff sarà l’assenza di Jim Boylen come assistant coach, ma sembra che Popovich, vista la Summer League, abbia già trovato un sostituto: Becky Hammon. L’ex stella delle Stars e ex olimpionica con la maglia della Russia è stata infatti la prima donna coach a una Summer League (proprio con gli Spurs, ndr) e sembra il personaggio perfetto per entrare definitivamente nel mondo nero argento, dopo essere stata assistente a tempo pieno nel 2014, anno del titolo.

Con questa squadra, preparatevi ad avere degli Spurs da paura fin dalla prima palla a due del 2015-16. Inutile negare che il team sia stato costruito per vincere il titolo e resettare definitivamente il ciclo Duncan – Ginobili. Quindi, impossibile non vedere un buon basket da giocare. E gli Warriors è meglio che si guardino le spalle…