Gli Spurs raggiungono il nirvana cestistico, Kawhi meglio di LeBron: 5 numeri su gara 3

Chi si aspettava che gli Spurs accusassero il colpo per la scottante sconfitta maturata nel finale di gara 2, non ha tenuto conto dell’orgoglio, ma soprattutto del talento e dell’organizzazione di questa squadra. Con un primo tempo di assoluta onnipotenza cestistica, i texani hanno messo letteralmente in ginocchio LeBron James ed i suoi Heat, che non hanno potuto far altro che ammirare increduli lo spettacolo di San Antonio. In una serata in cui nessuno dei Big Three degli Spurs è andato oltre i 15 punti realizzati, a brillare è stato il collettivo, che ha interpretato la partita in maniera perfetta. Andiamo a vedere i 5 numeri che meglio esemplificano il trionfo in gara 3 per 111-92 dei texani, che adesso conducono la serie per 2-1.

71 – Da dove iniziare, se non dai punti realizzati dagli Spurs nel solo primo tempo. Sì, avete capito bene, nessun errore: i texani hanno giocato 24’ ai limiti della perfezione, perforando la difesa degli Heat con SETTANTUNO punti! Nella storia dei playoffs l’ultima squadra a segnarne almeno 70 nei primi due quarti erano stati i Lakers dell’87. Ma non è tutto, perché i 41 realizzati nella prima frazione di gioco sono il terzo massimo mai fatto registrare, mentre l‘86.7% al tiro nei primi 12’ ed il 75.8% all’intervallo sono un nuovo record delle Finals. Andando avanti 71-50, gli Spurs hanno confermato di essere imbattibili nell’era Popovich quando chiudono il primo tempo con almeno un vantaggio di 20 lunghezze: adesso il record è di 47-0 in questa situazione. 

29 – Come i punti realizzati stanotte da Kawhi Leonard, che ha fatto registrare il suo career-high nei playoffs. Dopo essere andato a corrente alternata nelle prime due gare, in cui ha segnato complessivamente 18 punti, la stella nascente degli Spurs è salita letteralmente in cattedra, disputando una partita maestosa su entrambi i lati del campo. In difesa ha reso durissima la vita a LeBron James, non concedendogli nemmeno un centimetro, mentre in attacco ha trovato la lucidità ed il ritmo per fare malissimo agli Heat, per i quali è stato una vera e propria spina nel fianco. Il suo tabellino finale recita 29 punti, 10/13 dal campo, 6/7 dalla lunetta, 4 rimbalzi, 2 assist, 2 recuperi, 2 stoppate ed 1 solo turnover, per un plus/minus di +19. Chapeau. 

7 – Come le palle perse da LeBron James. La stella di Miami ha provato a tenere a galla in tutti i modi la sua squadra, specialmente nel primo tempo: senza i suoi 16 punti e 5 assist, probabilmente gli Heat anziché a -20, avrebbero chiuso il primo tempo sotto di almeno 30 lunghezze. Nella ripresa non è riuscito a prendersi la scena come avrebbe voluto, ma l’ha dovuta lasciare a Leonard, che lo ha costretto a tanti, troppi turnover. Stavolta anche lui si è dovuto arrendere dinanzi alla macchina perfetta degli Spurs. Almeno si può consolare con l’ultimo prestigioso traguardo raggiunto stanotte: è il terzo giocatore di sempre, dopo Jordan e Bryant, ad avere in carriera almeno 4.000 punti, 1.000 rimbalzi e 1.000 assist. 

48 – Come i punti nel pitturato realizzati dagli Spurs, che hanno vinto la lotta per 48-42. Confermata, quindi, la legge che vede generalmente trionfare la squadra con il controllo dell’area colorata: prima di gara 3 e considerando anche le Finals dell’anno scorso, cinque volte su sette aveva vinto chi ha segnato di più dal pitturato. 

47.6% – Come la percentuale da oltre l’arco fatta registrare dagli Heat, che hanno mandato a bersaglio 10 delle 21 triple tentate (4 di Rashard Lewis). Un dato clamoroso, se si considera che è arrivata una sconfitta di quasi 20 punti. Ma contro gli Spurs di stanotte, che soprattutto nel primo tempo hanno mosso il pallone velocemente e con una precisione irreale, arrivando sempre a trovare delle ottime conclusioni, c’è stato poco da fare.