Heat svuotati, Spurs ad un passo dal titolo: i 5 numeri da conoscere su gara 4

Chi si aspettava la grande reazione degli Heat, è rimasto profondamente deluso. Gara 4 è stata un altro dominio assoluto da parte degli Spurs che, alla solita pallacanestro offensiva ai limiti della perfezione, hanno affiancato una prova difensiva memorabile per intensità, preparazione tattica ed efficacia. 107-86 il finale di un match che San Antonio ha dominato fin dalle battute iniziali ed ha portato a casa meritatamente, senza neanche soffrire più di tanto nel terzo quarto, quando James si è messo in proprio ed ha provato a riavvicinare gli Heat con scarsi risultati. Adesso i texani sono avanti 3-1 nella serie e sperano di dare il colpo di grazia in occasione di gara 5, che si svolgerà all’AT&T Center. Andiamo a vedere i 5 numeri che meglio esemplificano il trionfo della banda di Pop in gara 4. 

13 – Prima di stanotte, nelle precedenti 13 sconfitte subite nei playoffs, gli Heat erano sempre riusciti a riemergere con una vittoria. Praticamente, Miami non perdeva due gare consecutive dal 2012, quando addirittura i Celtics s’imposero per tre incontri di fila, salvo poi cedere negli ultimi due atti della serie. Tra l’altro James e compagni prima delle Finals non avevano mai perso tra le mura amiche in questa post-season: se in gara 3 gli Spurs hanno sfoderato una prestazione nel primo tempo che va oltre l’immaginabile, stanotte gli Heat possono biasimarsi per aver rimediato un altro ventello. La truppa di coach Spoelstra, infatti, è apparsa scarica, svuotata, priva di idee, con il solo James a tentare di tenere in piedi la baracca. Gli Spurs hanno stravinto sul piano tecnico, tattico, fisico, ma soprattutto mentale. 

15 – Come il plus/minus positivo fatto registrare stanotte da Boris Diaw, il cui ingresso in quintetto ha rivoltato come un calzino la serie. Il francese è partito nello starting five in entrambe le gare a Miami, il risultato? +20 di plus/minus in gara 3, +15 in gara 4 con tanto di tripla-doppia sfiorata (8 punti, 9 rimbalzi e 9 assist). Quando è in campo, il movimento di palla degli Spurs ne giova non poco: giocatore di un’intelligenza cestistica unica, sa sempre cosa fare e quando farlo con un paio di secondi d’anticipo, ha una varietà di colpi nel suo arsenale da far impallidire. Se San Antonio dovesse vincere il titolo, Diaw sarebbe l’MVP morale a mani bassissime. 

49 – Come i punti realizzati complessivamente da Kawhi Leonard nelle due vittorie all’American Airlines Arena. Dopo qualche difficoltà nei primi due atti della serie, in cui ha fatto fatica e ne ha messi a referto 19 in tutto, la giovane stella degli Spurs ha alzato l’asticella in una maniera pazzesca. Non solo canestri con percentuali altissime (10/13 in gara 3, 7/12 stanotte), ma le sue prestazioni sono state a tutto tondo, dimostrando una lucidità irreale per essere un ragazzo di 22 anni. In difesa si è speso tantissimo su LeBron James, è andato con grande continuità a rimbalzo, in attacco ha sempre attaccato ed allo stesso tempo si è fatto trovare pronto sugli scarichi, ma soprattutto ha giocato ogni singolo minuto con concentrazione, energia, aggressività ed un atteggiamento da veterano. Per lui stanotte 20 punti, 14 rimbalzi (5 offensivi), 3 assist, 3 recuperi e 3 stoppate. Gli Spurs hanno in casa un fenomeno su cui costruire il futuro per i prossimi 10 anni. 

28 – Come i punti di LeBron James, che stanotte è sembrato quantomai simile a quello dei tempi di Cleveland: devastante, immarcabile, ma tristemente abbandonato dai compagni. E contro San Antonio se la squadra non riesce ad esprimersi al massimo, diventa impossibile vincere. LeBron ha fatto di tutto per tenere in vita gli Heat, inventandosi anche un terzo quarto da 7/7 dal campo, ma non c’è stato veramente nulla da fare: nessuno, Wade e Bosh in primis, è venuto in suo soccorso, e così alla fine i 28 punti (10/17 dal campo), conditi da 8 rimbalzi, sono risultati assolutamente ininfluenti. 

4 – Come le triple realizzate da Patty Mills, l’arma segreta dell’edizione 2013-14 degli Spurs. L’australiano è cresciuto tantissimo sotto la guida di Popovich, tanto da arrivare a guadagnarsi un posto fisso nelle rotazioni ed a ritagliarsi un ruolo importante in queste Finals. Stanotte Mills è stato praticamente impeccabile, ma soprattutto di un’efficienza spaventosa: in 16 minuti ha realizzato 14 punti (5/8), ha aggiunto imprevedibilità e rapidità alla manovra degli Spurs, si è sempre fatto trovare pronto sugli scarichi ed ha anche regalato una bella giocata difensiva, prendendosi lo sfondo da parte di Chalmers proprio nel momento in cui gli Heat stavano provando il massimo sforzo. Fattore dalla panchina, senza se e senza ma.