I 3 fattori che hanno reso gli Spurs la squadra più dominante della regular season

Si può discutere su tutto, tranne che su un argomento: gli Spurs sono oggettivamente la squadra migliore della regular season. E neanche di poco. Con la nettissima vittoria di stanotte per 103-77 sui Pacers, hanno dato l’ennesima prova di forza, nel caso in cui le 17 vittorie consecutive precedenti non fossero bastate. San Antonio sta facendo la storia proprio nel momento migliore, in modo da arrivare in piena fiducia e forma ai playoffs. Stanotte i texani sono scesi in campo come se si trattasse di una partita di post-season: palla saldamente nelle mani di Tony Parker, che ha guidato la squadra al successo con 22 punti. Ma durante i 18 successi in fila, non è sempre stato il francese ad ergersi leader in campo: questo perché la profondità e la voglia di passarsi la palla di San Antonio le permette di trovare ogni sera protagonisti diversi, senza dover scomodare sempre le sue stelle più luminose. Nel frattempo i Pacers hanno incassato l’ennesima brutta sconfitta di un periodo nerissimo, a causa del quale stanno per perdere il primo posto nella Eastern Conference. Indiana sta facendo il possibile per riorganizzarsi e tornare ai suoi livelli, ma contro gli Spurs non ha avuto scampo: proprio nel momento più opportuno, quest’ultimi stanno esprimendo la loro miglior pallacanestro, veramente difficile da contrastare se non si è al massimo.

SALUTE – San Antonio ha dovuto fare i conti per gran parte della stagione con diversi infortuni. Tony Parker ha saltato 12 partite, Kawhi Leonard 14, Danny Green 10 consecutive. Se da un lato senza questi tre giocatori i texani perdono molto sia in difesa che nell’attacco perimetrale, allo stesso tempo le loro assenze hanno mostrato come gli Spurs siano una squadra vera: la chimica è praticamente perfetta, i tempi di gioco anche e questo fa sì che tutti gli elementi del roster sappiano esattamente cosa fare quando sono in campo, permettendo così di sopperire anche alle assenze. Prima di riavere tutti al massimo e di iniziare questa splendida striscia di 18 successi consecutivi, San Antonio ha mantenuto un record di assoluto rispetto e ne ha approfittato per testare e dare minuti importanti a Marco Belinelli e Patty Mills, con il primo ormai che riveste in maniera fissa un ruolo da protagonista. Quei minuti hanno certamente pagato, dato che gli Spurs hanno la miglior panchina della NBA per punti segnati e assist smazzati. Ormai le seconde linee sono diventate bravissime nel fare il loro mestiere: provare a spaccare la partita nel secondo quarto. In sintesi, il fatto che adesso tutti i giocatori sono sani fisicamente, significa che San Antonio ha un sistema fluido, in cui tutti si sentono integrati, ed una profondità senza eguali. Questi sono due aspetti sono fondamentali, perché fanno sembrare il talento medio imbattibile e permettono di vincere 18 partite consecutive.

DIFESA – Questa non è più la squadra delle “Twin Tower”, che hanno trascinato gli Spurs al primo titolo basandosi soprattutto su una difesa invalicabile, ma la truppa attuale di Pop è una buona squadra nella propria metà campo. Per cercare di trarre dalle statistiche un valore abbastanza reale di quella che è la difesa degli Spurs, andiamo a vedere come se la sono cavata contro le squadre da playoffs durante la striscia di vittorie: tenere i Pacers a 77 punti parla da sé, ma i texani hanno costretto anche gli Heat a soli 87 punti e due squadre prettamente offensive come Warriors e Blazers a quota 90. Questo per dire che, quando la posta in palio inizia ad avere un significato, la difesa di San Antonio è pronta ad alzare il livello dell’intensità difensiva. D’altronde la filosofia di Popovich è abbastanza chiara: l’attacco può vivere anche delle serate storte, la difesa no perché è con quella che si vincono i titoli. Le rotazioni difensive degli Spurs stanno migliorando sempre di più, così come è ottimo il lavoro per sporcare le linee di passaggio avversarie: Parker e compagni hanno costretto a 15 perse i Pacers, ma soprattutto a 5 Paul George, mentre a 20 gli Heat ad inizio marzo. I numeri difensivi comprensivi di tutta la stagione, che danno gli Spurs come una squadra che difende male, lasciano il tempo che trovano, perché gli Spurs si sforzano dietro solo quando ne hanno effettivamente bisogno, e questo è un sinonimo di gioco intelligente, che potrebbe fare la differenza nei playoffs. Gli Spurs, infatti, si sono tutt’altro che spremuti nel corso della stagione, hanno colto successi su successi senza sforzo contro le squadre meno forti, in modo da costruire un record solido ed allo stesso tempo gestire in maniera intelligente le stelle più avanti con l’età.

TIM DUNCAN – Statisticamente, TD non spicca quasi mai come il giocatore più importante della squadra. Piuttosto, il ritorno dall’infortunio di una stella nascente come Leonard sembra aver fatto cambiare marcia agli Spurs. Ma se analizziamo bene il suo rendimento, ci rendiamo conto che Duncan è essenziale come sempre. Tim in questo mese di marzo si è gestito e si è controllato in maniera perfetta, regalando anche prestazioni pazzesche come quella di Denver (29 punti, 13 rimbalzi, 5 assist, 2 stoppate e 2 recuperi). In questo mese ha preso solo 11.2 tiri di media, il dato più basso in stagione, ma allo stesso tempo ha smazzato un season-high di 3.9 assist, a dimostrazione del fatto che sta cercando di premiare e responsabilizzare tutti i compagni. Ma ciò che è ancora più impressionante, è che Duncan sta facendo la differenza giocando solo 28 minuti di media: in così poco tempo, riesce ad essere estremamente efficiente soprattutto a rimbalzo ed in difesa. Questo non è affatto un uomo costretto in panchina a causa dell’età, ma è uno che in poco tempo riesce ad avere un impatto così devastante che spesso le partite vengono decise presto, consentendogli di passare tanti ultimi quarti a riportarsi.

UNO SGUARDO AI PLAYOFFS – Anche se gli Spurs stanno attraversando il miglior momento della loro stagione, non scordiamoci che comunque i playoffs sono un mondo a parte: riusciranno a rimanere così dominanti quando conterà veramente? La Western, si sa, è durissima per via delle sue tante squadre molto competitive. Salvo infortuni, gli Spurs dovrebbero passare abbastanza agilmente il primo turno, mentre al secondo la strada già potrebbe farsi difficile: per com’è al momento la classifica, potrebbero ritrovarsi di fronte Rockets o Blazers, che hanno messo entrambe in difficoltà San Antonio nel corso della stagione. Ma finché gli Spurs riusciranno ad alzare l’intensità difensiva, un ritorno alla Finale di Conference è assolutamente pronosticabile. Qui potrebbero vedersela con i Thunder, che con il pieno recupero di Westbrook ed un Durant spaziale sono temibilissimi. Inoltre, hanno già battuto i texani due volte, anche se rispetto a quelle sconfitte di novembre e dicembre, le cose in casa Spurs sono cambiate molto. La formula di San Antonio può funzionare contro qualsiasi squadra, ma ha poco margine di errore. Se gli Spurs dovessero arrivare stanchi e con qualche infortunio, questa postseason potrebbe essere più breve del previsto. Ma se tutto dovesse andare secondo i piani di Popovich, allora le Finals dello scorso anno potrebbero essere solo un lontano ricordo.