I 3 temi dei Playoffs: la resurrezione di Indiana, senza Z-Bo non vale, la prima W in gara 7 di LA

LA RESURREZIONE DEI PACERS – Indiana salva la sua stagione con una gara giocata alla “vecchia maniera”. Ovviamente una rondine non fa primavera, ma il netto successo per 92-80 sugli Hawks in gara 7 può rappresentare la svolta nella corsa al titolo dei Pacers. Vogel ha dimostrato ancora una volta di essere un grande allenatore, cambiando tutte le carte in tavola rispetto alle precedenti partite: niente Scola, niente Turner, solo 7 minuti di Copeland e tre titolari con almeno 43 minuti in campo. In difesa Indiana non è stata perfetta, però è stata brava sul perimetro ed ha contribuito alla serata no da oltre l’arco di Atlanta (11/44, record nei playoffs per triple tentate), mentre in attacco la circolazione non è stata delle migliori, ma Paul George e Lance Stephenson hanno spesso risolto la situazione con una giocata delle loro. Il primo ha chiuso con 30 punti, mentre il secondo ne ha messi 19 con 9 rimbalzi e 5 assist. Ma la notizia assoluta è la prestazione di Roy Hibbert: proprio quando sembrava ormai irrecuperabile, il centro si è improvvisamente ricordato come si gioca a pallacanestro. Certo, ha alternato buone giocate a qualche distrazione di troppo, ma in generale è andato molto bene ed ha chiuso con 13 punti, 7 rimbalzi e 5 stoppate. Indiana ha assolutamente bisogno di lui, se vuole riprendere a sognare il titolo. Dopo essere stati ad un passo dalla qualificazione, gli Hawks si mangiano le mani per essere usciti a gara 7: dopo un inizio molto combattuto, la difesa dei Pacers li ha costretti a 6 minuti di digiuno per chiudere il primo tempo con un parziale di 14-2 che ha fortemente indirizzato la partita.

SENZA Z-BO NON C’È PARTITA, AVANTI OKC – Si era già intuito che la dea bendata fosse schierata al fianco dei Thunder, tra triple col fallo e quei 5 punti di Reggie Jackson nell’ultimo minuto di gara 4 che, a conti fatti, hanno salvato la stagione dei Thunder. Sebbene nel secondo tempo il risultato non sia stato praticamente mai in discussione, la suddetta dea ha voluto comunque metterci lo zampino concedendo due triple consecutive irreali ad OKC, prima con Fisher e poi con Westbrook, per spezzare uno dei pochi momenti buoni dei Grizzlies nella ripresa. Memphis, comunque, non aveva alcuna chance di rimanere a contatto con gli avversari nei secondi 24’ di gioco. E pensare che l’approccio troppo rilassato – soprattutto in difesa – dei padroni di casa aveva permesso agli ospiti di spadroneggiare nelle fasi iniziali della gara. I Grizzlies avevano trovato anche il +10 nel corso del secondo periodo. L’assenza di Randolph, però, si è fatta sentire su entrambe le metà campo e alla fine, a causa dell’evidente differenza di talento tra i due roster, il basket individuale dei Thunder ha finito per prevalere sul basket collettivo dei Grizzlies. Le due stelle di OKC hanno vissuto una notte indimenticabile: 33 punti e 8 rimbalzi con 12/18 al tiro per Durant, addirittura tripla-doppia con 27 punti, 10 rimbalzi e 16 assist per Russell Westbrook. I Thunder hanno tirato con il 60.9% dal campo (42/69) e con il 57.9% dall’arco (11/19; Durant e Westbrook hanno collezionato un 7/7 complessivo). Memphis può avere qualche rammarico per aver trovato proprio in gara 6 la notte storta che ha permesso ai Thunder di restare in vita. Senza Z-Bo, l’impresa in gara 7 era decisamente impossibile.

LA PRIMA VITTORIA IN GARA 7 NELLA STORIA DEI CLIPPERS – Quando l’ultima sirena è suonata, i Clippers erano più stanchi che euforici, per via delle due settimane infernali che hanno vissuto dentro e fuori dal campo. Ma nonostante tutto, sono riusciti a vincere una serie di playoffs per la terza volta negli ultimi 38 anni, la prima nella loro storia a gara 7: la franchigia da sempre sbeffeggiata e ritenuta la cugina scarsa di quella gialloviola si sta guadagnando le luci della ribalta e adesso non si pone limiti. I Warriors hanno dato tutto fino all’ultimo secondo, ma erano troppo corti e piccoli per emergere vincitori. Nella partita più importante, le stelle non hanno tradito i Clippers: Blake Griffin ha segnato 24 punti, Jamal Crawford 22, Chris Paul 22 con 14 assist e LA si è imposta per 126-121, guadagnandosi il diritto di affrontare i Thunder nelle semifinali. Oltre all’assenza di Bogut, i Warriors si sono ritrovati anche senza O’Neal e non è bastato il solito Steph Curry (33 punti e 9 assist) per cogliere una vittoria fuori casa in gara 7 che manca addirittura dal 1948, dai tempi di Philadelphia. I Clippers non sono riusciti a prendere il controllo della partita prima degli ultimi minuti di gioco, ma poi lo hanno fatto in pieno stile “Lob City”: dopo il layup del sorpasso di Griffin, Jordan ha rifilato una stoppata fondamentale a Curry, Redick ha alzato il lob per Griffin, Jordan ha aggiunto una schiacciata su rimbalzo offensivo e Blake ha chiuso i giochi con un pazzesco circus shot a 56 secondi dal termine. Ai Warriors va dato atto di non essersi mai arresi nemmeno sotto di 5, ma Redick, Paul e Collison hanno reso vani i loro tentativi di rimonta. La chiave per i Clippers sta nell’aver contenuto molto bene le stelle di Golden State: dopo aver sofferto per tutto il primo tempo, nel secondo non hanno concesso nemmeno un canestro a Klay Thompson e solo tre a Curry. 

A cura di Claudio Pavesi, Filippo Antonelli e Gabriele Galluccio