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I Cavs sono vivi e vegeti: atletismo e circolazione di palla per annichilire gli Spurs

Se qualcuno si era allarmato dopo la primissima uscita dei Cavs targati Tyron Lue, adesso ha già avuto da parte della franchigia dell’Ohio alcune discrete risposte. Quella di ieri notte, tuttavia, potrebbe essere indicata come partita della vera affermazione da parte dei nuovi Cavaliers: la squadra di coach Lue non ha praticamente mai permesso agli Spurs, dopo il secondo quarto, di rimanere in partita. San Antonio, che ha visto LaMarcus Aldridge sedersi in panchina con tre falli già nel corso della prima frazione di gioco, è tornata da -17 (parziale di fine primo tempo) a -9 nelle battute iniziali del terzo quarto, ma è stato solo un fuoco di paglia: Cleveland (con un James da 16 punti nel terzo periodo) ha ripreso presto il largo e non si è più voltata. Va detto che gli Spurs, in stagione, si sono raramente trovati a dover inseguire. E, nelle due partite recenti con Warriors e Cavs, hanno manifestato in queste situazioni ─ causate da numerose amnesie a livello difensivo ─ qualche impazienza e qualche nervosismo nell’impostare il gioco tradizionale.

Risultano particolarmente incoraggianti, per Lue e il suo staff, le armi con cui i Cavaliers hanno raggiunto questo risultato: atletismo sotto le plance (ovviamente) e ─ dal momento che il miglior modo per affrontare un nemico è utilizzare le sue stesse tecniche ─ circolazione di palla. Se il primo punto, data la presenza di un’animale d’area come Tristan Thompson, è un fattore caratteristico dei Cavs, il secondo è invece quantomeno inusuale. Eppure, gli isolamenti sono stati straordinariamente contenuti e Cleveland ha fatto uso ─ soprattutto nei momenti di partita in cui ha giocato con il quintetto piccolo contro i due lunghi di San Antonio ─ di una rapida e fluida circolazione di palla, mirata a muovere la difesa, a provocare le rotazioni (spesso tardive) e a ribaltare il lato.

Come dicevamo all’inizio, si è trattata di una bella risposta nei confronti di chi vedeva nei Cavs una squadra nettamente inferiore alle due potenze Warriors e Spurs e, soprattutto, indebolita nei già fragili equilibri dopo la decisione di licenziare coach Blatt. Cleveland, rispetto alle precedenti partite contro Golden State e San Antonio, ha anche trovato un Kevin Love in grado di piazzare 18 punti nel solo primo quarto, approfittando delle difficoltà di Aldridge nel seguirlo fuori dall’area. Insomma, se i Cavs volevano un’occasione per legittimare la propria posizione in mezzo alle migliori squadre di questa stagione NBA (tra le quali bisogna menzionare anche i Thunder), ieri notte avevano quella giusta e l’hanno sfruttata alla perfezione. Nei giudizi, spesso, si vive del momento e ci si basa sulle partite più recenti e spesso sull’ultimissima in particolare. Un metodo di valutazione tremendamente imperfetto, soprattutto su una stagione da 82 partite. Da questo punto di vista, quantomeno, Cleveland si è assicurata un periodo (che potrà essere breve o lungo, questo dipenderà dalle prossime uscite) di tranquillità e di immunità dalle critiche.

Completamente diverso è il discorso riguardante gli Spurs: il loro record nella prima parte di stagione aveva portato la quasi totalità degli appassionati a considerarli come gli unici in grado di poter insidiare Golden State. Va detto ad onor del vero che, secondo le formule usate dagli americani per valutare la forza delle avversarie incontrate fino ad un dato momento della stagione, San Antonio nelle prime 41 gare ha avuto uno dei calendari più agevoli rispetto alle dirette concorrenti per le prime posizioni della classifica generale. Due dei primi tre esami importanti ─ la gara casalinga contro Cleveland e le trasferte sui campi di Warriors e Cavs ─ hanno dato esiti pesantemente negativi. Di nuovo, non bisogna lasciarsi condizionare da queste due partite. Anche per il semplice fatto che mancava Tim Duncan: il caraibico non è più un realizzatore continuo o di particolare impatto, ma è sempre il perno attorno a cui ruota l’intera difesa di San Antonio. E, in queste due gare di primo piano senza di lui, si sono manifestati parecchi limiti difensivi (soprattutto a livello di rotazioni ed aiuti) prima sconosciuti. In occasione di queste due sconfitte, Pop si è sempre mostrato tranquillo e, catturato dalle telecamere a partita in corso, a piccolissimi tratti persino sorridente. Non è difficile pensare che abbia visto in queste due disfatte l’occasione perfetta per far leva sull’orgoglio dei suoi giocatori e convincerli a lavorare ancora più duramente, nonostante il magnifico record maturato fino ad ora. Resta solo da capire se le due brutte sconfitte contro Warriors e Cavs sono segnali da cogliere o semplici serate storte.