I crampi di LeBron ed il caldo soffocante: gara 1 è già storia delle Finals

Soffocante, opprimente, bruciante. Sono solo alcuni dei termini che possiamo utilizzare per descrivere l’atmosfera all’interno dell’AT&T Center, in occasione di gara 1 delle Finals. A causa di un malfunzionamento che ha privato l’arena dell’aria condizionata, quarto dopo quarto l’aria si è fatta sempre più pesante, la temperatura è arrivata a toccare anche i 33 gradi, ma soprattutto l’umidità è diventata sempre più insopportabile. Poi LeBron James ha avuto problemi di crampi nel momento determinante, gli Heat si sono squagliati e gli Spurs hanno prevalso nettamente per 110-95, in quella che passerà alla storia come una delle partite più insolite delle Finals.

Il caldo atroce è un fattore assolutamente da non sottovalutare, che ha messo in imbarazzo la NBA, ma soprattutto gli Spurs e chi dovrebbe garantire il corretto funzionamento degli impianti in un evento del genere. Non avendo mai pensato gli arbitri di sospendere l’incontro, i giocatori hanno dovuto fare i conti con questa aria calda molto pesante, ma solo James ha riportato un problema apparso sul momento piuttosto serio, lasciandoci con diversi enigmi: il risultato sarebbe stato diverso, se LeBron non avesse accusato i crampi? Quest’ultimi sono dovuti solo all’insopportabile calore? La storia ci insegna che i titoli si vincono e si perdono per il più piccolo dei dettagli, per un rimbalzo, un’esitazione, una caviglia slogata, un crampo.

James ha alzato bandiera bianca a circa 4 minuti dalla fine, dopo aver realizzato un layup per riportate gli Heat a soli 2 punti di distacco (94-92). Dopo essere andato a canestro, LeBron è rimasto immobile a bordo campo, richiedendo l’intervento dei compagni, dato che non riusciva a lasciare il campo da solo. Sotto il suo sguardo sconsolato dalla panchina, gli Spurs hanno dominato il finale e chiuso la partita con un parzialone di 16-3. Paradossalmente, quando l’aria ha iniziato a farsi ancora più opprimente e le aspettative pesanti, San Antonio ha trovato il suo ritmo: ha segnato 14 tiri su 16 nell’ultimo quarto, con Danny Green che dallo 0/5 da oltre l’arco dei primi tre, è passato al 4/4 dell’ultimo. In più, un monumentale Manu Ginobili ha smazzato la bellezza di sei assist solo nei 12’ finali.

Nonostante i fortissimi disagi causati dal malfunzionamento dei climatizzatori, al termine dell’incontro i protagonisti della sfida non si sono mostrati arrabbiati, ma abbastanza sconcertati, ad eccezione di Shane Battier, a cui la situazione ha ricordato “i miei giorni a Duke, perché quando giocavamo in casa l’atmosfera era questa, quindi mi sono sentito bene”. Invece Tim Duncan, pur avendo sfoderato una prestazione comunque gigantesca, ha sofferto non poco: “Si stava veramente male lì fuori, non credo di aver mai giocato in un caldo del genere da quando ho lasciato le isole”. In attesa di appurare le condizioni di James, gli Heat non fanno drammi per questa sconfitta in gara 1: sanno che la serie è ancora lunghissima, ed inoltre negli ultimi tre anni ha sempre vinto il titolo la squadra che ha perso la gara d’esordio. Ma per i prossimi due giorni la pressione non sarà su LeBron, su Duncan, Wade o Ginobili, bensì sui responsabili dell’AT&T Center, che per domenica notte dovrà essere in grado di ospitare una partita di fondamentale importanza in un’atmosfera consona.