“I don’t care”: finisce la striscia, perché a Kevin Durant non interessa?

C’è voluta una vittoria nettissima contro i Kings per porre fine alla striscia di partite in cui Kevin Durant ha segnato almeno 25 punti. Stanotte si è fermato a 23 non giocando nemmeno un minuto nell’ultimo quarto contro Sacramento, battuta per 107-92. Le sue 41 prestazioni consecutive con 25+ punti gli hanno comunque permesso di superare Michael Jordan e di prendersi la terza striscia più lunga della storia NBA.

Curioso notare come sia finita nello stesso modo di quella 30+ punti ad inizio stagione: rimanendo seduto nell’ultimo quarto. Probabilmente diversi altri giocatori nella situazione di Durant avrebbero giocato qualche altro minuto per continuare ad alimentare il record e provare a raggiungere Oscar Robertson al secondo posto, ma a Kevin queste cose interessano poco o nulla. Lui vuole vincere titoli e non riconoscimenti personali, semplice come concetto no? Inoltre non ha bisogno di dimostrare altro per rafforzare la sua candidatura al premio di MVP stagionale, che a questo punto pare scontata: segna 32 punti in media e sta trascinando i Thunder all’ennesima regular season molto positiva.

Tutto sommato, quello di stanotte è il modo migliore per terminare una striscia da record: non è finita a causa di una gran difesa o di una serata nera al tiro, ma semplicemente perché Oklahoma City è stata troppo più forte degli avversari e si è potuta permettere il lusso di far riposare la sua stella per l’intero ultimo quarto. Con sole cinque partite che ci separano dall’inizio dei playoffs, neanche un record storico potrebbe convincere coach Scott Brooks a tenere in campo Durant più del necessario. Perché l’obiettivo dei Thunder e di Kevin è un altro: tornare alle Finals per la seconda volta negli ultimi tre anni, ma stavolta vincere il titolo. Per quanto lo riguarda, KD sembra davvero non dare peso all’impresa che ha realizzato: “Non mi interessa particolarmente la cosa – ha commentato la scorsa notte dopo aver sorpassato Michael Jordan – Speravo finisse”.

Adesso effettivamente lo è e, coerentemente con il suo pensiero, Durant non sembra affatto dispiaciuto: dei riconoscimenti personali non sa che farsene, è più preoccupato per il fatto che durante la sua striscia il record dei Thunder è “solo” di 27-14, ovvero il settimo della NBA, se si considera solo il periodo delle 41 partite consecutive con almeno 25 punti. Lui è così, gli interessa sono giocare duro e nel modo corretto per aiutare la squadra a vincere, è un leader vero che al talento sconfinato abbina anche un’umiltà importante. L’unica cosa che per lui conta veramente sono i playoffs: è lì che vuole dimostrare di essere il più forte, trascinando i Thunder al titolo solo sfiorato due anni fa.