I Pacers che non ti aspetti: un attacco mai così solido fa la differenza in gara 1

Probabilmente è una frase fatta, ma è pura e palese verità: i Pacers scesi in campo in gara 1 delle finali della Eastern Conference sembravano una squadra totalmente diversa rispetto alla versione opaca che aveva disputato i due precedenti turni di questi Playoffs. Esecuzione impeccabile, circolazione di palla continua e un inedito feeling con il canestro (51.5% dal campo) hanno permesso ai Pacers di trovare subito l’1-0 nella serie. Per spiegare un po’ l’incredibile prestazione offensiva della squadra di Vogel, potremmo partire per esempio dal dato del primo quarto, terminato sul 30-24 per i padroni di casa: in questi Playoffs, Indiana non aveva mai segnato 30 punti in un unico periodo. Indiana ha addirittura raggiunto quota 100 quando mancavano ancora 5 minuti alla fine della gara.

QUINTETTI A CONFRONTO – Quando si affrontano queste due squadre, il tema principale è sempre uno e uno soltanto: saranno gli Heat o i Pacers a pagare il confronto con un’avversaria che schiera un quintetto con caratteristiche differenti? Spoelstra predilige due esterni, come Battier e LeBron James, di fianco ad un lungo che può essere Chris Bosh o Chris Andersen. Vogel parte con David West e Roy Hibbert e, con Scola e Mahinmi che entrano dalla panchina, non rinuncia praticamente mai al doppio lungo. In gara 1, sono stati i campioni NBA in carica a pagare a caro prezzo questa situazione. Miami non ha tratto vantaggio nemmeno quando, per lasciare Paul George in marcatura su LeBron James, Vogel ha incaricato prima Luis Scola e poi David West di inseguire Ray Allen sul perimetro. Chris Andersen ha garantito agli Heat un po’ di reattività dalla panchina, tanto che è stato l’unico della sua squadra ad avere un plus/minus positivo (+3). Spoelstra sarà ancora costretto a far giocare Bosh e Andersen contemporaneamente nel prosieguo della serie?

STELLE A CONFRONTO – Il duello più intrigante resta quello tra LeBron James e Paul George, un quattro volte MVP della regular season contro un 24enne che ha già preso parte per due volte all’All-Star Game. L’aspetto più sorprendente di gara 1 è che LeBron James ha toppato più volte nella metà campo difensiva, lato del campo nel quale è solitamente diabolico quando inizia la post-season. George ha giocato una partita di grande maturità: non ha forzato nulla e si è fatto trovare pronto quando Indiana ha avuto bisogno di lui. LeBron ha provato a sprazzi ad essere il faro dei suoi e, alla fine della partita, ha segnato più del rivale (25 punti contro i 24 della stella dei Pacers), ma è chiaro che l’impatto dei due è stato totalmente diverso. Tra i giocatori che più hanno faticato c’è Chris Bosh (9 punti con 4/12 al tiro e 0/5 da tre), che come già accaduto in passato ha perso la sfida con Roy Hibbert (19 punti e 9 rimbalzi). Il centro dei Pacers può essere la chiave di questa serie. Menzione d’onore per Lance Stephenson (17 punti, 8/12 dal campo, 4 rimbalzi e 8 assist), che ha tenuto fede alla sua promessa di mettere il più possibile in difficoltà Dwyane Wade (27 punti, di cui 9 a partita sostanzialmente finita nella seconda metà del quarto periodo, 1 rimbalzo e 4 assist).

IL MOMENTO CHE INDIANA STAVA ASPETTANDO – Frank Vogel, dopo la sconfitta in gara 7 nelle finali di Conference 2013, era stato chiarissimo con i suoi: «Abbiamo le carte in regola per giocare per il titolo e saremo ancora qui l’anno prossimo, con la differenza che avremo il fattore campo a nostro favore». Il coach dei Pacers, forse, questa stagione l’aveva già vista. Fatto sta che questa dichiarazione dimostra che Indiana si trova, in questo momento, esattamente dove avrebbe voluto essere: in finale di Conference, di nuovo contro Miami e con la possibilità di giocare tra le mura amiche una partita in più rispetto ai rivali. L’anno scorso il fattore campo fece la differenza, visto che Miami vinse gara 7 all’American Airlines Arena. Non si può rimanere più di tanto sorpresi, quindi, per la straordinaria prestazione dei Pacers in gara 1: le motivazioni fanno tutta la differenza del mondo e la squadra allenata da coach Vogel aspettava questo momento da un anno esatto. Miami, però, ha già dimostrato in passato di saper reagire ad ogni duro colpo. Chissà se già in gara 2 arriverà la replica di LeBron e compagni.

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