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I Warriors continuano a fare la storia, tra i record di Curry e la difesa di Green

steph curry draymond green

Serata di normale amministrazione per i Warriors, che hanno allungato ulteriormente il record di imbattibilità casalinga: grazie al successo senza storia per 121-85 sui Knicks, adesso sono 50 le vittorie consecutive alla Oracle Arena. Dopo lo scivolone allo Staples Center con i Lakers, gli uomini di Steve Kerr hanno cambiato marcia e si sono lanciati verso questo rush finale con 6 vittorie di fila, arrivate tra l’altro con uno scarto medio di 17.3 punti.

Per quanto riguarda il match di stanotte, è stato decisamente a senso unico, con i Warriors che hanno mandato quattro giocatori in doppia cifra in meno di 30 minuti, tenendo i Knicks al 39.6% dal campo, commettendo solo 7 turnover prima del garbage time e smazzando la bellezza di 32 assist. Ovviamente il mattatore dell’incontro è stato Steph Curry, autore di 34 punti con 8/13 dal campo in appena 28 minuti. Questa è stata la sesta volta in stagione in cui l’MVP in carica ha segnato almeno 30 punti in meno di 30’: dal 1951 ad oggi, ovvero da quando il minutaggio viene messo a referto, nessun altro giocatore è riuscito a firmare un tale numero di prestazioni in una singola annata. E non è tutto, perché Curry ha realizzato almeno 15 punti nel primo quarto per la 27esima volta in stagione, mentre l’intero quintetto dei Knicks nello stesso arco di tempo si è fermato a 9.

Una menzione particolare la merita anche Draymond Green, vera ancora difensiva di questa squadra. Gli ultimi due match-up, infatti, sulla carta non si presentavano facilissimi per il prodotto di Michigan State, che però ne è uscito vincitore alla grande: dopo aver aiutato i suoi a tenere Anthony Davis a 6/20 dal campo, Green ha spiegato un paio di cose al rookie Kristaps Porzingis, costringendolo ad un pessimo 1/11 al tiro. Complessivamente, nelle ultime due uscite ha messo a referto 20 punti, 23 rimbalzi, 14 assist e 5 stoppate, e adesso lo attende un trittico di partite ancora più impegnativo: venerdì c’è Dirk Nowitzki, sabato ci sono Tim Duncan e LaMarcus Aldridge, dopodiché arriva Karl-Anthony Towns, a mani basse il miglior rookie di questa stagione.

Ma al di là dei singoli, è l’intera squadra che sta dando la caccia ad un traguardo storico: dopo 67 partite, hanno un record di 61-6 e una vittoria in più rispetto ai Bulls del 1995-96, che poi chiusero con le ormai famose 72 vittorie stagionali. Tra l’altro, i Warriors non perdono tra le mura amiche dal 27 gennaio 2015, contro i Bulls all’overtime, ma adesso sono attesi da tre partite in trasferta, che potrebbero essere cruciali per la loro rincorsa al titolo: come detto in precedenza, venerdì Curry e compagni saranno di scena a Dallas, dove l’ultima volta hanno perso di 23 (ma Steph era assente); mentre sabato andranno a far visita agli Spurs, ben sapendo che servirà una grande partita per interrompere la striscia di 32 sconfitte consecutive in quel di San Antonio. Lunedì 21, invece, Golden State sarà impegnata a Minnesota: sulla carta non dovrebbe esserci partita, ma vi ricordate com’è finita l’ultima volta che hanno giocato in casa di una squadra con un record fortemente perdente, ma con tanti giovani talenti vogliosi di dimostrare qualcosa?