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Il pazzo mese di gennaio dei Miami Heat

Non appena la scorsa estate è stato svelato il calendario di questa regular season, i Miami Heat hanno subito compreso quale sarebbe stato il mese che più li avrebbe messi alla prova: gennaio, con le sue 12 partite su 17 in trasferta. E così è stato realmente, con Wade e compagni che ne hanno passate di ogni tipo nelle ultime settimane, rendendosi protagonisti di un mese decisamente pazzo.

Alla metà di gennaio, infatti, la situazione a South Beach era a dir poco deprimente, non solo per i risultati negativi (striscia di quattro sconfitte consecutive), ma anche e soprattutto per il fatto di non poter sfruttare appieno il potenziale del roster: è capitato che coach Spoelstra potesse contare su soli otto giocatori sani e che dovesse fare a meno di entrambi i suoi playmaker. Poi, però, la spalla di Wade è migliorata, Dragic ha recuperato dall’infortunio alla caviglia, Deng ha superato un problema all’occhio e sono tornati a disposizione anche Udrih e McRoberts.

Ovviamente al completo gli Heat non sono comunque riusciti a giocare, perché nelle ultime 5 si è fermato Whiteside, ma il redivivo Stoudemire si è fatto trovare pronto e stanotte ha anche mostrato un’intesa crescente con Wade, soprattutto in situazioni di pick-and-roll. Amar’e ha così firmato la sua prima doppia-doppia stagionale (13 punti e 12 rimbalzi) e Miami si è imposta meritatamente sugli Hawks per 105-87, cogliendo la quarta vittoria convincente consecutiva, dopo quelle su Bulls, Nets e Bucks.

Grazie a tale striscia positiva, gli Heat hanno recuperato il terreno perduto e sono riusciti a limitare al minimo i danni in questo durissimo e pazzo mese di gennaio, chiuso con un record di 9-8 e soprattutto al terzo posto nella Eastern Conference, condiviso con i Bulls. Tra l’altro, dalle parti di South Beach quattro successi in fila non si vedevano da quando LeBron James ha salutato tutti ed è tornato nella sua Cleveland. Nonostante le avversità, Miami si affaccia al mese di febbraio rafforzata e con la speranza che i problemi fisici smettano di tormentare i suoi giocatori.

A partire da Dragic, elemento troppo importante per questa squadra: nelle 8 partite in cui è stato fuori per infortunio, l’attacco è calato drasticamente a causa di una cattiva gestione del pallone e della poca fluidità dell’azione. Nelle ultime 3, invece, con il ritorno di Dragic e Udrih, gli Heat hanno segnato 104.7 punti di media e stanotte contro gli Hawks sono anche tornati ad esprimere una difesa di un certo livello, tenendo per la quindicesima volta in stagione l’avversario sotto il 40% dal campo.

Se nelle ultime settimane la priorità di Wade e compagni è stata quella di sopravvivere alle tante difficoltà, adesso il loro obiettivo è cercare di rimanere sani e di esprimere con più continuità la buona pallacanestro vista ultimamente.