Temi della notte

Il roster di Team USA – Minati dalle grandi assenze, comunque molto forti

Rio 2016. Mentre l’Italia lotta con le unghie e i denti per guadagnarsi un posto ai Giochi Olimpici, gli Stati Uniti (attuali detentori del titolo) non ne hanno certo bisogno. Sono fortissimi, dinamici e, ovviamente, i campioni, il che li rende ancora più determinati a (ri)confermarsi. Tuttavia, sta per spirare il vento del cambiamento anche su di loro: nei 30 finalisti non sono stati inclusi Dwyane Wade e Chris Bosh (il secondo, visti gli ultimi due anni, anche per condizioni di salute), non ci sono Chandler e Deron Williams, protagonisti tra le olimpiadi 2008 e il mondiale 2010, D Wade addirittura 2012. Kobe si è ritirato e presto Team USA sarà lasciato anche da coach Kzyrzewski, con Gregg Popovich a prendere il suo posto. Nel contempo, anche altri giocatori hanno lasciato la nazionale più forte degli ultimi anni, anche se per motivi strettamente personali. Chris Paul già aveva dichiarato di non voler partecipare ai Giochi per stare più vicino alla famiglia, e magari allenarsi più duramente per aiutare i Clippers; la frattura della mano rimediata nella serie contro Portland ha solamente dato lo 0.1% che mancava al 99.9% giustificato da CP3. Blake Griffin non ci sarà, e nemmeno Anthony Davis. Se per il primo l’infortunio al bicipite femorale è solo la chiusura di un anno particolarmente difficile, per il secondo è un inizio con il piede sbagliato, causato purtroppo da infortuni piuttosto seri che lo hanno obbligato a chiudere in anticipo la stagione. Certo, per ragioni infortunistiche, ma pur sempre un flop. Anche Bradley Beal non sarà delle serie: il prodotto di Florida, entrato nella Lega come erede legittimo di Ray Allen, sarà per sempre costretto a un minutaggio limitato a causa della frattura alla tibia che ha segnato la sua carriera e lui stesso ha dichiarato che la palestra lo aiuterà a migliorare lo stato di forma. Su tutte è stato un fulmine a ciel sereno la rinuncia a partecipare di Steph Curry e di Russell Westrbook. I due playmaker titolari della favolosa finale di Conference di questa stagione NBA non vestiranno la maglia della nazionale: per Steph, tutto è legato agli infortuni alle ginocchia e alle caviglie che lo hanno tormentato durante i playoff. Rinuncia pure LaMarcus Aldridge, per riprendersi dall’infortunio al dito: già gli Spurs dovettero affrontare l’uscita di Ginobili a Pechino, il che fu una piaga per gli Spurs della successiva stagione. Con il prodotto di Texas che ha scelto il riposo, possono dormire sonni sereni. Fuori Harden, Iguodala e Gordon Hayward: la rinuncia dell’ex Butler è legata alla paura per Zika, anche e soprattutto sta per nascere il suo secondo figlio. Con, in conclusione, l’addio di LeBron James (dato soprattutto per ragioni di riposo) viene da chiedersi quanto questa stagione olimpica sarà di transizione tra il Redeem Team nato a Pechino, con lo scopo di riportare gli USA sulla vetta del mondo cestistico con i suoi fenomeni della NBA, e il vociferato roster futuro, con Popovich a guidare una serie di giovani promesse, ma non certo delle star. O almeno, non del calibro di quelli delle ultime stagioni … Un ricambio generazionale che ha visto molti dei protagonisti delle scorse edizioni delle Olimpiadi lasciare il roster.

Un modello che è partito, questo, già nei Mondiali di Istanbul, con una serie di veterani non certo primi nelle classifiche individuali, ma non per questo meno importanti (da Billups a Iguodala), a un branco di ragazzini tra i quali solo Kevin Durant era la vera rising star (sì, c’era anche Steph in quel Mondiale). Ma un conto, appunto, sono i Mondiali, un altro le Olimpiadi. Di sicuro, coach K non ha voluto perdere tempo e ha chiamato attorno a se un plotone di 30 uomini dei quali solo i 12 sotto indicati arriveranno in Brasile: giocatori di una certa esperienza (anche e non solo olimpica) e altri che, nel campo di Team USA, sono delle new entry.

 

CENTRI

DEMARCUS COUSINS: il primo ufficialmente confermato da Colangelo. Sebbene la sua carriera ai Kings possa avere molti alti e bassi, di certo quella Nazionale, coronate dalla vittoria del Mondiale contro la Serbia, non ne ha avuti. Anzi, ha mostrato quella maturità che tutti nella Lega volevano e che, invece, anche quest’anno è venuta a mancare. Dave Joeger spera che il secondo mandato in Nazionale lo aiuti a sbocciare definitivamente.

DEANDRE JORDAN: a sorpresa sarà il bestione dei Clippers a disputare le Olimpiadi, al posto di Andre Drummond. Di certo, il buon DeAndre dà alla causa atletismo, e anche tanto.

 

ALI

CARMELO ANTHONY: della vecchia rosa che già vinse a Pechino e Londra, Melo è, dopo l’addio di LeBron James, l’unico rimasto. La sua caccia al terzo oro può aiutarlo a rimettersi definitivamente in forma dopo le ultime due stagioni tempestate di infortuni alle ginocchia. A lui il compito, inoltre, di fare da leader navigato per i più giovani.

DRAYMOND GREEN: l’ala tutto pepe degli Warriors, che ha chiuso la stagione con 32 punti in gara 7 delle Finali NBA, ha accettato la convocazione subito dopo la sconfitta del suo team contro i Cavs della leggenda, per quella che sarebbe la sua prima apparizione con la Nazionale USA. Un giocatore versatile, se tiene a freno l’entusiasmo e lo incanala nella giusta direzione, che può far male tanto in area quanto fuori, tanto in difesa quanto in attacco. La Spagna, in caso di finale, è avvisata …

JIMMY BUTLER: la convocazione di Butler è un piacere da una parte, ma dall’altra è una sorpresa. Nonostante lui fosse intenzionato a parteciparci, nessuno immaginava che con i problemi avuti al ginocchio il leader dei Bulls avrebbe partecipato. Butler arriva quindi alla sua prima Olimpiade, e gli servirà per migliorare la forma: ora a Chicago dipendono da lui.

HARRISON BARNES: un altro Warrior, un altro esordiente per Team USA. Al fianco di Draymond Green, farà vedere agli scout di cosa è capace, soprattutto perché anche lui da Luglio sarà free agent.

KEVIN DURANT: nonostante la free agency, e nonostante il rifiuto del compagno di squadra Westbrook, ha dichiarato che giocherà le Olimpiadi. Di certo, con i 19.5 punti di media con la divisa della Nazionale, fa piacere leggere che KD sarà membro della squadra che lotterà di nuovo per la medaglia d’oro. Le sue parole a riguardo: “Ho visto la scelta di molti giocatori di non partecipare e la condivido. Ma io ho voglia di pallacanestro”.

PAUL GEORGE: George ha annunciato la sua presenza a Rio il 23 giugno 2016. È la storia sicuramente più bella: dopo l’infortunio che patì in allenamento due anni fa e sembrava aver chiuso la carriera, dopo la bellissima (almeno personalmente) stagione ai Pacers, sarà membro del roster americano in vista di Rio. Team USA lo aspettava con ansia.

 

GUARDIE

DEMAR DEROZAN: un altro protagonista della free agency che decide di partecipare alle Olimpiadi. In 9 partite ai Mondiale del 2014, ha realizzato 4 punti e catturato 1 rimbalzo.

KLAY THOMPSON: la voglia di giocare è maggiore del virus Zika. Così è stata giustificata la presenza del secondo Splash Brother a Rio, per quella che sarebbe la sua prima Olimpiade, il suo esordio in Nazionale. Ci ha preso una settimana per dare questo annuncio, perché la sconfitta alle Finals ancora bruciava. Ma meglio tardi che mai.

KYRIE IRVING: L’ultimo a dare conferma della sua presenza a roster, proprio questa mattina, è l’MVP dei Mondiali 2014, autore di una fantastica prova contro la Serbia (26 punti nella sfida finale) e ora alla prima Olimpiade in carriera. LeBron ha dato forfait, ma lui, che ha sette anni in meno del compagno di squadra, vuole essere subito disponibile per rimanere in forma. E, stando alle voci, può diventare il leader del team anche con l’avvento di Popovich in panchina. Per coach K, che lo conosce dai tempi dei Blue Devils, ormai cinque anni fa, è un bel successo averlo a roster.

Con lo svuotamento mostruoso che il reparto guardie ha subito, c’era bisogno di un piccolo rinforzo. E Team USA lo ha trovato: sarà Kyle Lowry a fare da regista per la nazionale americana. Anche e soprattutto perché Damian Lillard ha rifiutato per guarire dalla fascite plantare. Lowry farà subito parte della squadra, senza un tryout prima. Dopo una stagione da 21 punti di media, l’All Star Game e le Finali di Conference, l’altalenante leader dei Raptors chiude in bellezza con la convocazione.

Un roster quindi completamente riformato, quello con il quale Team USA si presenta ai nastri di partenza in vista di Rio 2016. Mentre anche altrove le star NBA veterane di mille battaglie decidono di partecipare con la maglia della Nazionale (su tutti, Barbosa con il paese ospitante, Ginobili & Scola per l’Argentina, Pau Gasol con la Spagna dopo il forfait di Ibaka), dei veteranissimi di Team USA sarà presente solo Anthony, che attenterà a un record per il maggior numero di ori olimpici con la Nazionale di basket. Esordienti con la maglia sono Paul George, Barnes, Butler, Jordan e Lowry. Alla prima Olimpiade saranno quasi tutti gli altri, dopo il gruppo creato nel 2014. E in mezzo, con un’olimpiade e un mondiale, c’è Kevin Durant: l’uomo chiamato, assieme a Irving, a guidare Team USA da qui agli anni a venire. Al centro della scena per la free agency, al centro della scena per portare l’ultimo oro di coach K. Di certo, non vediamo l’ora che venga acceso il braciere olimpico per vedere quanto la rivoluzione sarà efficace.