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Jeff Green sempre più clutch per i Grizzlies

Jan 16, 2015; Orlando, FL, USA; Memphis Grizzlies forward Jeff Green (32) looks on against the Orlando Magic during the second half at Amway Center. Memphis Grizzlies defeated the Orlando Magic 106-96. Mandatory Credit: Kim Klement-USA TODAY Sports
Jan 16, 2015; Orlando, FL, USA; Memphis Grizzlies forward Jeff Green (32) looks on against the Orlando Magic during the second half at Amway Center. Memphis Grizzlies defeated the Orlando Magic 106-96. Mandatory Credit: Kim Klement-USA TODAY Sports

Jeff Green, tra poco tempo, celebrerà il suo primo anno con la casacca di Memphis. Un anno che lo ha consacrato come uno dei membri da starting five più importanti dell’intera Western Conference, dopo anni di attesa e di crescita.

Viene scelto con la quinta assoluta al Draft del 2007, dai Celtics. Solo che viene subito girato a Seattle nell’affare che porterà Ray Allen a Beantown. Cresce quindi in simbiosi con Kevin Durant, dal quale in fondo non è poi tanto diverso, nel fisico e nel gioco: leve lunghe, elevazione notevole, tiro morbido. Gioca 28 minuti a partita e segna 10.5 punti di media. Continua a crescere nei due anni successivi, diventando terza colonna dei nuovi Thunder, complice l’arrivo di Russell Westbrook. 16.5 e 15.1 punti il suo fatturato nelle due stagioni del 2009 – 10 e del 2010 – 11. Ceduto alla sua “prima” squadra (Boston) alla deadline del 2011, assume il compito di sesto uomo di lusso in un team che vuole ringiovanire. La prima stagione non è il massimo, con 9 punti di media, ma non ha tempo di recuperare. Durante le visite mediche, gli viene diagnosticato un aneurisma aortico che lo porta a essere operato d’urgenza e a saltare l’intera stagione 2011 – 12. Torna a giocare in quella successiva, all’amichevole contro l’Armani Milano al Forum di Assago, ed è anzi lui ad aprire le danze con il discorso di ringraziamento e dicendosi pronto a tornare a giocare. Lacrime agli occhi, applausi, tifosi in piedi. In questa seconda stagione in biancoverde, Green dà sfogo al suo gioco e si mette in mostra con cifre degne di quelle di OKC (12.8 PPG) giocando tutte le 82 partite della regular season, toccando i 20 punti di media nei playoff. Convinto di queste prestazioni, e della crescita di Avery Bradley, Danny Ainge si decide a compiere il tanto atteso rebuilding e cede Garnett e Paul Pierce. In quei Celtics, che persero poi Rondo a metà stagione, Green fu capitano e portò alla causa biancoverde 16.9 punti a partita, mancando tuttavia la postseason. A gennaio del 2015, dopo la cessione del regista con il numero 9, è il turno di Green essere scambiato. Va a Memphis, ritrovando tra le fila il suo compagno ai Celtics Courtney Lee. Le cifre si riabbassano (13.7 PPG), ma tornano in compenso i playoff. È la fotocopia del primo anno ai Celtics, per apporto e per cifre.

Il 12 gennaio, Jeff Green celebrerà il primo anno con la sua nuova maglia. E può dirsi soddisfatto per come lo festeggerà. Analizzando un attimo le statistiche del giocatore, si vede che per minutaggio e per punti realizzati quest’annata è superiore solo al suo anno da rookie a Seattle. Il prodotto di Georgetown ha infatti un fatturato di 10.8 punti a partita in 28.5 minuti (rispettivamente quarto scoring table di squadra e quinto minutaggio), con il 42.7% dal campo e il 27.3% da tre punti (cifra più bassa in carriera). Tenta anche meno tiri (9.3) e le altre statistiche sono identiche a quelle del primo anno in Tennessee (4.2 rimbalzi, 1.8 assist). A suo svantaggio, non si può certo dire che sia un giocatore costante, anzi. Passa da 26 punti contro gli Heat a 6 contro Charlotte. Eppure, a vedere le partite non sembra che ci sia mai stato un Green più maturo e più clutch. Alcune giocate sono notabilissime, a riguardo.

14 dicembre, contro Washington; prende palla, batte Otto Porter sul primo passo dal fondo e posterizza Gortat con una monster jam.

27 dicembre, contro i Lakers; a metà secondo quarto Nick Young intercetta la rimessa e va in contropiede per realizzare due punti facili..se on che Green si fa il campo in corsa e lo stoppa da dietro! Chiuderà la partità con 17 punti, e 6/10 dal campo.

Soprattuto, 6 dicembre 2015. Contro Phoenix. In una partita generalmente orrenda, gli ultimi 5 minuti sono da antologia. E a mettere la parola fine ci pensa proprio il nostro, schiacciando a 6 decimi dalla fine su alley oop in rimessa.

Vedendo le statistiche, notiamo che realizza quasi 13 punti a partita nelle vittorie, precipitando a 8.9 nelle sconfitte. E che nei day – to day gioca meglio che non in partite con dei riposi. Sono 13.3 punti da un giorno all’altro con il 50% dal campo e il 30% da tre punti. È quanto mai ago della bilancia, per il team di Conley e Gasol.

Attualmente, Jeff Green è giocatore stabilmente nello starting five dei Grizzlies. Nonostante le medie siano quelle che sono, non si può negare che il suo impatto sia notevole in campo, nel corso della stagione. Non c’è giocata di Memphis in cui lui non appaia, più nel bene che nel male. E non c’è giocatore forse più versatile su cui i Grizzlies possano puntare, al momento. Gioca ala piccola, ma in un quintetto small può anche giocare da ala grande e in veste di guardia è stato capace di realizzare ben 21 punti (sebbene abbia coperto il ruolo per una sola partita). E’ un Jolly che Memphis può e deve sfruttare. E se vuole vincere, farebbe bene a tenerselo stretto anche dopo il 2016, perché ovunque andrà a giocare, Jeff Green potrà diventare solamente più clutch.

 

foto: usatoday.com