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Kevin Durant e gli Warriors – Punti caldi del colpo più folle degli ultimi sei anni

Viene da chiedersi: quanto ne vale la pena? Non lo sappiamo, ma sicuramente la scelta di Kevin Durant di andare a Golden State è sì un colpo, ma di quelli che già erano nell’aria. Non sta a noi giudicare quello che un atleta professionista fa nella sua carriera e come si muove per raggiungere quella meta. Andiamo per oggettività e vediamo quali sono i fattori caldi di questa clamorosa firma.

COME 6 ANNI FA … – Sicuramente non può non venire in mente LeBron James e la sua The Decision. Voleva vincere un anello, e ne ha vinti due. Durant vuole fare lo stesso: vincere un anello, quell’anello che ai Thunder sentiva di non poter conquistare. Quindi è un lato che, da professionista, non si può non obiettare a KD, che giustamente alcuni addetti stampa hanno definito come un “non – leader”. Effettivamente, il carattere mite e introverso non ha mai portato Durant a farsi sentire nello spogliatoio Thunder e questo gli ha fatto preferire come leader Russell Westbrook. Dei due galli nel pollaio, uno se n’è andato, ma almeno con la certezza che andrà a fare il secondo (o terzo?) violino di un team, ormai, dato per favorito. Magari un giorno tornerà ai Thunder anche lui per portare quell’anello. Già, magari …

COME 20 ANNI FA … – KD e Jerry West. Shaq e Jerry West. Il carismatico leader degli Warriors allora portò via ai Magic il loro grande centro, oggi portò via ai Thunder il loro grande secondo violino. Poco da aggiungere, e se ai Lakers mancò poi Phil Jackson per vincere il Three Peat, agli Warriors uno Steve Kerr e un titolo ce l’hanno già.

WARRIORS – Francamente non si può biasimarli: hanno fatto il loro mercato e lo hanno fatto in grande, pulendo il tavolo con l’asso di briscola e formando, a tutti gli effetti, lo starting 4 più forte della storia, con pochi km nelle gambe e 27 anni di media. Questo vuol dire quasi certamente addio Harrison Barnes, che dovrebbe firmare la qualifying offer con Dallas da 94 milioni di dollari. Intanto, la quella di Ezeli è stata rescissa, coni il nigeriano libero di accasarsi dove vuole (Lakers, Luke Walton?); si parla anche di una possibile cessione di Bogut, che su Twitter ha tolto ogni logo di Golden State (destinazione Dallas) e i cui 11 milioni, svincolati, daranno il via alla firma del miglior free agent nella storia della Baia.

THUNDER – Come Cleveland nel 2010? Forse no, ma non è nemmeno così messa bene. Si riparte senza 28.2 punti a partita e sena 8.5 rimbalzi di media, soprattutto senza un’icona degli ultimi 9 anni. Aveva lasciato andare Ibaka per convincere proprio KD a rifirmare al massimo, ora punteranno definitivamente su Westbrook come leader. Con attorno un supporting cast interessante: da playoff, ma ancora migliorabile, forse da secondo turno. La domanda fondamentale è: chi rimpiazzerà Kevin Durant???

LA DELUSIONE DEI CELTICS – Inutile dire che, dopo il colpo Horford, tutto il popolo biancoverde ci aveva sperato, di avere il terzo Kevin della storia (McHale e Garnett prima). Anche perché i Clippers, poco prima della KDecision, avevano rifirmato Rivers, Crawford e Wes Johnson e Miami ha per le mani la granata Wade da risolvere. Si riparte, alla fine, senza Evan Turner ma con un Al Horford in più. Come riportato da Sam Amick di ESPN prima della firma, i Celtics hanno davanti un futuro radioso.

REAZIONI DEL MONDO – i tifosi si sono scatenati pensando a quando KD criticò la scelta di James di andare a Miami con un tweet che recitava: “Tutti adesso vanno a giocare a Miami o ai Lakers?”. Paul Pierce ha scritto un enigmatico tweet If u can’t beat em, join um con emoticon di dubbio. Russell Westbrook, su Instagram, ha pubblicato un vassoio a più piani ripieno di pasticcini con la glassa. Jeff Teague commenta ironico The Splash family e Andre Drummond si scatena. “KD agli warriors? Opinioni?”, “Non insinuo nulla, mi chiedo solo che line up avranno”, “In ogni caso, complimenti Durant!”. Su tutti però, ha ragione Damian Lillard. “Il gioco è davvero cambiato …”.