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La lunga estate calda degli Warriors tra Rio, mercato e dubbi da sciogliere

“Sentirete ancora parlare di noi …” Così Draymond Green ha commentato sportivamente la sconfitta degli Warriors in questa serie finale. Una serie che avevano in mano, e che hanno lasciato scivolare. Si sta scrivendo tanto, forse troppo su questo argomento, perciò in queste righe si tratterà di altro.

Ovvero: che cosa faranno da qui a novembre i Golden State Warriors? Si prepareranno alla prossima stagione, che domanda sciocca. E come si prepareranno? Ognuno alla sua maniera.

Cominciamo dai protagonisti allora: Stephen Curry lo passerà a casa. Si riposerà e si allenerà. Ha smentito lui stesso di doversi operare per gli infortuni a caviglia e spalla; gli basterà solo calmarsi, e il fatto che non andrà alle Olimpiadi lo aiuterà a tornare a novembre in forma come prima. Olimpiadi alle quali non si sa ancora se parteciperanno sia Klay Thompson che Andre Iguodala. Il primo ha dichiarato che per una settimana vuole completamente staccare la testa dalla pallacanestro e penserà se accettare l’invito di Team USA solo dopo questo termine. Per Iguodala la faccenda è leggermente diversa: non ha ancora confermato, ma già era dubbioso per la faccenda riguardante il virus Zika. L’infortunio rimediato alla schiena durante le Finals lo ha molto limitato, e questa potrebbe essere il fattore cruciale che non porterà il nostro ad arruolarsi alla corte di Kzryzevskyi.

Ci sarà, invece, Draymond Green. Che ha dichiarato di voler partecipare con piacere alla missione di Rio per il quinto oro della Nazionale (due ai mondiali, due alle Olimpiadi); sarà un’ulteriore occasione per noi di vedere il riscatto di un giocatore che, dopo la squalifica in gara 5, ha ammesso i propri errori e riconosciuto di voler voltare pagina. Oltre che, per la nazionale americana, di trovare un nuovo caposaldo con il passaggio da Kzyrzevski a Popovich e, probabilmente, con la fine delle grandi superstar NBA (Kobe si è ritirato, LeBron forse non parteciperà, ndr).

Passiamo ora ad un altro capitolo: il mercato. Subito dopo la fine di gara 7, un dirigente ha dichiarato che “Saremo aggressivi sul mercato. Molto, molto aggressivi”. Non è un mistero che Golden State punti a firmare Kevin Durant, ma stando alle voci uno degli altri possibili finito nel mirino del team di Oakland sembra essere Dirk Nowitzki. Anche se questo sembra molto difficile: il tedesco è molto legato a Dallas e, anche se in scadenza di contratto, ha sempre dichiarato di voler giocare fino all’ultima partita con la casacca dei Mavericks. Sul fronte free agents a roster invece, usciranno dal contratto una serie di giocatori che difficilmente rinnoveranno. Primo su tutti, Anderson Varejao. Si è visto quanto il brasiliano, in certe occasioni, sia stato deleterio per gli Warriors, anche e soprattutto nel suo gioco sporco e quasi tendente al flop (ad esempio contro Irving in gara 7). Anche Festus Ezeli potrebbe cambiare squadra: il nigeriano è stato l’ombra del giocatore che era l’anno scorso, quando decise le Finals per i suoi. Con due punti in 8 minuti, e i falli che non andavano spesi in gara 7; di contro, l’anno scorso realizzò 4 punti di media (ma anche i 10 in 11 minuti che chiusero gara 6) segnando con il 46% dal campo, contro il 30 di quest’anno. Marreese Speights, di contro, potrebbe restare: l’ex Sixers e Cavaliers (già …) ha giocato 4.7 minuti di media in queste finali, con 2 punti dal campo al 22.2% di realizzazione e il 40% (???) da tre punti e 1.3 rimbalzi a partita. Cifre, queste, molto simili a quelle delle scorse Finals. Shaun Livingston ha una team option da 5,7 milioni di dollari sul suo contratto: visto che in certi momenti è stato migliore dello stesso Curry, perché non esercitarla? Leandro Barbosa è anche lui free agent: se avesse giocato maggiormente in gara 7, probabilmente staremmo festeggiando altro; sarà ancora con la Nazionale brasiliana, nella sua Rio. L’esperienza olimpica, come successe nel 2014, lo aiuterà a farsi notare dagli scout e, magari, a strappare il rinnovo con il team che lo ha fatto risorgere come sesto uomo, dopo il breve ritorno a Phoenix. Si aggiungono James Michael McAdoo, Brandon Rush e Ian Clark, facili partenti.

Mancherebbe solo una questione da analizzare: Harrison Barnes. Un altro che potrebbe essere a Rio quest’estate, di certo la questione più spigolosa per Bob Myers. È indubbio che abbia talento e possa crescere, ma è anche vero che in queste finali ha rasentato l’orrore, con 9.3 punti al 35% in oltre 30 minuti di impiego. Ed è anche vero che, essendo RFA, ogni squadra potrebbe offrirgli il massimo salariale e che Golden State potrebbe pareggiare ogni offerta. Il problema è un altro: con Draymond Green già rinnovato, mancano da rifirmare entrambi gli Splash brothers e Bogut: questi tre hanno ancora un anno a 12 milioni di dollari, e francamente l’assenza dell’australiano, nelle ultime due partite, è pesata come pesò quella di Kendrick Perkins per i Celtics del 2010. Per questo, sebben il cap passerà da 64 a 94 milioni di dollari, sembra più sensato il rinnovo faraonico per questi tre che non per l’ex Tar Heels, voglioso anche di giocare in un team dove possa essere protagonista. Si parlava di Barnes a Minnesota da un po’ di tempo, ma questo rumor, con la crescita di Wiggins (oltre alle voci che vorrebbero Jimmy Butler a Minneapolis, ndr), sembra essere tramontato. Affascinante la proposta data da Mo Speights, che vedrebbe sia Barnes sia Festus Ezeli come prossimi ingaggi per i Los Angeles Lakers. Non dimentichiamoci, infatti, che la partita di ieri è stata anche l’ultima di Luke Walton da primo assistente di coach Kerr: il figlio di Billy, già ufficializzato come coach dei Lakers, sarà presentato nella giornata di oggi alla stampa losangelina ed è facile che il suo influsso condizioni i due giocatori. Più indirizzato, sembra, il nigeriano, per il quale si parla di un triennale da 60 milioni di dollari. Un centro difensivo che ai Lakers manca dal 2010, quando c’era ancora Andrew Bynum in forma, e che al fianco di Julius Randle può formare un interessante front court per i Lakers in ricostruzione. Per Barnes, invece, non neghiamo che lo scoop di Speights possa interessare particolarmente, anche e soprattutto perché un giocatore con quelle mani, quel fisico e quella prestanza atletica non ce l’hanno più, dopo 20 anni a roster. E ricostruire da Barnes può non essere un’idea malvagia … Sembra che anche per lui, che decida di restare a Golden State, o di raccogliere l’eredità di Bryant ai Lakers, o di andare da un’altra parte, le Olimpiadi possano fare bene, anche e soprattutto per vedere come gli scout reagiranno nei suoi confronti.

Mentre il mercato giocatori partirà a luglio, già da dieci giorni si cerca un assistant coach per sostituire proprio Walton. Già si è tenuto un incontro con Nate Tibbets, vice dei Blazers, e Stephen Silas (assistente agli Hornets) e sono stati tenuti colloqui anche con Ty Corbin e Mike Brown.

La carne al fuoco non manca, agli Warriors: tanti nodi da sciogliere, a cominciare da quelli che riguardano la loro permanenza nell’élite della Lega dopo essere stati sopra 3 – 1 e essersi fatti rimontare in maniera storica e che sembra far rimandare ancora di un attimo il salto evolutivo che dal gioco degli anni 10 del 2000 porterà a quello degli anni 20, più perimetrale e dove Steph sarà (forse) al vertice della NBA. Di certo, ha ragione Draymond Green: quest’estate sentiremo ancora parlare degli Warriors.