La macchina perfetta degli Spurs è in moto e punta dritto alle Finals

In una post-season in cui a fare principalmente la differenza sono i duo (Durant-Westbrook, Wall-Beal, Griffin-Paul, James-Wade), gli Spurs stanno facendo le cose in maniera differente. Stanno vincendo da vera squadra. Per la terza partita consecutiva, si sono imposti con un margine in doppia cifra: anche gara 2 è stata praticamente senza storia, con i Blazers costretti ad arrendersi alla netta superiorità dei texani per 114-97. Adesso mancano solo due vittorie per raggiungere la terza finale di conference consecutiva. Per la cronaca, anche Portland può contare su un duo devastante, composto da Lillard e Aldridge, che però stanotte è stato tenuto a 14/43 dal campo, con LaMarcus fermo solo a quota 16 punti. Praticamente il centro dei Blazers non è riuscito mai ad entrare in ritmo, fatta eccezione per l’ultimo quarto, quando ormai la partita era già finita. Nel frattempo, tutti gli Spurs erano a dir poco “on fire” fin dall’inizio. Ad un certo punto hanno segnato per 12 possessi consecutivi, mettendo a referto 41 punti nel secondo quarto e andando al riposo avanti 70-51. Dopo i 116 punti di gara 1, qualcuno aveva osato pensare che fosse solo una notte in cui è girato tutto per il verso giusto. Ma ragazzi, se ancora non lo aveste capito, questi sono gli Spurs, questo è il loro gioco, basato su ritmo alto, spaziature giuste e condivisione della palla. Non a caso stanotte hanno smazzato 27 assist, 12 in più degli avversari, ed hanno mandato in doppia cifra ben sette giocatori. 

Questi non sono più gli Spurs di Tim Duncan. Quest’ultimo ha chiuso con appena 10 punti: non fraintendetemi, stiamo parlando sempre di uno dei lunghi più dominanti della lega nonostante l’età molto avanzata, ma i texani sono una creatura diversa rispetto a quella degli anni d’oro di Tim, in cui il collettivo conta sempre di più. In questo momento San Antonio rappresenta l’essenza della pallacanestro: tutti sono importanti, nessuno è indispensabile fin quando si gioca con altruismo e con una precisa identità. Stanotte l’ottima circolazione ha portato la squadra a tirare con 12/20 da oltre l’arco e con il 53% complessivo dal campo. Da segnalare l’ennesima prova da urlo di Kawhi Leonard, che quando s’inizia a far sul serio, si esalta come pochi al mondo: stanotte per lui 20 punti, 4/4 da oltre l’arco, 5 rimbalzi, 2 recuperi e 2 stoppate. Rappresenta sicuramente il futuro degli Spurs: ricordiamolo, nel 2011 è stato scelto dietro gente come Vesely, Derrick Williams, Biyombo e Fredette… 

Dal canto loro, i Blazers stanno provando di tutto: coach Stotts ha messo Matthews in marcatura su Parker, ma il francese, pur iniziando con 1/6 dal campo, ci ha messo poco a carburare ed a far girare la squadra, smazzando 10 assist a fronte di soli 2 turnover. A differenza di tanti altri playmaker della lega, anche se il tiro non stava entrando, Tony è rimasto concentrato, aggressivo, sempre mentalmente dentro la partita, ha messo in ritmo i compagni ed ha svolto un buon lavoro difensivo. La mentalità è proprio ciò che rende gli Spurs così vincenti: se qualcuno è in difficoltà, c’è sempre qualcun altro pronto ad aiutarlo. Stanotte Leonard ha preso l’iniziativa, ma anche Ginobili e Green hanno dato contributi importanti. Così come Belinelli, che nelle prime due gare di questa serie ha segnato 32 punti in soli 50 minuti. 

In questo momento, la macchina degli Spurs è quanto mai avviata e vicina alla perfezione. Giocando in questo modo un altro viaggio alle Finals appare tutt’altro che impossibile, ma i texani adesso dovranno essere bravi a non far esaltare i Blazers, che davanti al proprio pubblico troveranno certamente le motivazioni per dare filo da torcere.