NBA Temi della notte

La Nuit de la NBA – I cestisti francesi giocano in memoria di venerdì sera

La tragedia avvenuta a Parigi nella notte di venerdì non ha avuto tempo di essere assorbita da noi. Tantomeno dai giocatori NBA. Già da venerdì sera, che si fronteggiavano Hornets e Bulls, con Joakim Noah visibilmente scosso e Nicola Batum intervistato nel post partita a dichiarare “Ho sentito i miei famigliari e sono scossi, mia sorella (abita vicino allo stadio, ndr) sta bene”, ma che nel corso della partita allo United Center si è rivolto al suo connazionale per parlare dell’evento e, ad un certo punto, ha alzato gli occhi al cielo con gli occhi carichi di tristezza. Sabato è stato il turno del duo degli Spurs. Boris Diaw e Tony Parker hanno rivolto i loro ringraziamenti al sostegno che la NBA sta dando in ciò e rivolto i loro pensieri e preghiere per tutti coloro che hanno perso i loro cari in quella serata. Diaw ha aggiunto: “I miei stanno bene, ma c’è chi ha perso qualcuno in quella serata. Sono abbastanza fortunato che non sia capitato a me”.

Nella notte di domenica, invece, tre partite vedevano in campo tre transalpini tra le fila dei giocatori. E tutti e tre hanno avuto modo di ricordare i loro connazionali caduti. Tutti e tre con bandiere, parole di incoraggiamento, dediche. Tutti e tre, con una vittoria.

Il primo è stato Kevin Seraphin. L’ex ala degli Wizards non ha ancora avuto il medesimo impatto delle passate stagioni dal suo approdo ai New York Knicks. In blu-arancio, infatti, ha avuto finora 3 punti di media e 7 minuti di impiego (entrambi valori a metà di tutta la sua carriera, ndr). Ieri, contro i Pelicans, le cose hanno avuto una leggera svolta. Perché il nativo di Caienna ha giocato 14 minuti, realizzando 12 punti con 6-8 dal campo, 3 rimbalzi e due assist. Una piccola parte del successo dei Knicks nella scorsa serata lo si deve anche a lui.

A seguire, Rudy Gobert. Una delle colonne portanti degli interessanti Utah Jazz ha innanzitutto fatto un omaggio visivo, ponendo il tricolore sul tallone delle sue scarpe. Poi, ha aiutato i suoi a vincere contro Atlanta: 38 minuti sul campo, 11 punti con 3-4 dal campo e 5-7 ai liberi, 11 rimbalzi, 3 assist e altrettante stoppate. Con anche gli Hawks a ricordare a tutti la loro vicinanza: prima della palla a due, l’ologramma sul parquet mostrava la bandiera francese con il simbolo della franchigia della Georgia.

Giocava anche Charlotte, nella scorsa notte. E gli avversari erano i Portland Trail Blazers. Ma Nicolas Batum, che come ha mostrato nell’episodio di venerdì è da sempre molto attento alle tematiche del suo paese (è stato uno degli iniziatori delle maglie Je suis Charlie, ndr), non ha parlato molto del fatto di affrontare la sua ex squadra. Almeno, non per nostalgia. “Sono stato con quei compagni e con quel coaching staff negli ultimi tre anni, sono il miglior team per le rimonte e Terry Stotts è il miglior coach da rimonte”. Quindi gli Hornets hanno messo il piede sull’accelleratore nel primo tempo portando a 16 punti il vantaggio. Il secondo tempo è stato vinto da Portland per 49 – 35, ma al momento giusto Al Jefferson e lo stesso Batum hanno tolto le castagne dal fuoco per i loro. Batum ha chiuso la sfida con 33 punti in 39’ di impiego, con il 57.9% dal campo e 5-10 da tre, 5 rimbalzi e 6 assist. Il commento che ha fatto Batum dopo la Marsigliese è stato “NBA, grazie per il sostegno”.

Infine, anche se non è francese non si può chiudere questo pezzo senza parlare di Marco Belinelli. Il bolognese ha vinto ieri con i suoi Kings contro i Raptors, giocando 17’ e segnando 7 punti. E ha saputo a chi dedicarla, la vittoria: a Valeria Soresin, la ragazza caduta venerdì sera al Bataclan. Sulle sue scarpe, Beli ha fatto scrivere “Ciao Valeria” e ha messo il logo della pace con l’effige della Tour Eiffel. “Queste sono cose importanti, più di una partita di basket. Avrei potuto esserci io lì…”

È anche per questi gesti, queste piccole grandi cose, che noi amiamo la NBA.

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