La perfezione tattica degli Spurs: le 4 chiavi che hanno deciso gara 1 con i Blazers

Dopo aver temuto di uscire con i Mavericks al primo turno, la gran vittoria di gara 7 sembra aver completamente sbloccato gli Spurs, che hanno dominato in lungo ed in largo i Blazers nel primo atto delle semifinali. 116-92 il finale di un match in cui San Antonio non ha affatto accusato la stanchezza ed ha mostrato a Portland cosa significa giocare contro una squadra da titolo. Tatticamente, la truppa di Pop è stata perfetta.

NO TRIPLE, NO PARTY – Dal punto di vista difensivo, ha limitato al massimo l’arma principale dei Blazers, notoriamente un team d’elite per quanto riguarda il tiro da tre punti: da oltre l’arco Portland ha fatto il primo canestro solo ad 11 minuti dalla fine, chiudendo con 4/16. Alla vigilia si pensava che gli Spurs avrebbero sofferto molto la rapidità e l’abilità di crearsi il tiro dal nulla di Lillard ed il mid-range di Aldridge, ed invece le due stelle avversarie sono state limitate benissimo. Marcato solo dal quel mastino di Splitter, LaMarcus ha sì segnato 32 punti, ma con ben 25 tiri, e decidendo di non raddoppiarlo San Antonio ha praticamente neutralizzato tiratori come Batum e Matthews, che hanno combinato 15 punti con 5/18 dal campo. Ma ancora più impressionante è stata la difesa su Lillard, che ha tentato una sola tripla in tutta la partita, chiudendo con 17 punti, 3 assist e 6 turnover. 

ALL’ATTACCO DI LILLARD – Inoltre, gli Spurs hanno sfruttato nel migliore dei modi le lacune difensive di Damian, attaccandolo continuamente. E’ vero che non ci sono molti giocatori in grado di impedire a Parker le sue scorribande offensive, ma Lillard non è riuscito ad opporgli alcuna resistenza, e lo stesso è accaduto con Ginobili. Quest’ultimo, pur non segnando dal campo, su ogni pick and roll contro la stella dei Blazers si è ritrovato con autostrade per buttarsi dentro e poi servire qualche compagno smarcato, servendo 5 assist in soli 18 minuti. L’impressione è che gli Spurs si accoppino perfettamente con Portland e che se Lillard non alzi il suo livello di gioco su entrambi i lati del campo, la serie potrebbe finire molto presto. 

DOV’È LA STANCHEZZA? – Alla vigilia si pensava che i texani potessero essere provati dalle sette gare contro i Mavericks, ma bisogna sempre considerare che Popovich ha gestito le sue stelle in maniera magistrale durante la regular season proprio per questi possibili “imprevisti” nei playoffs. In gara 7, infatti, gli Spurs hanno giocato ai loro ritmi elevatissimi, e lo stesso hanno fatto stanotte, asfaltando in entrambi i casi le avversarie. Il plus/minus di +28.8 nelle ultime due partite è semplicemente irreale e suona tanto come un avvertimento: occhio che qui siamo carichissimi per provare a vincere un ultimo titolo. 

L’IMPORTANZA DELLA PANCHINA – Dopo aver faticato e aver visto poco il campo contro i Mavericks, per via di accoppiamenti non proprio ottimali per lui, Marco Belinelli è tornato ad essere una pedina importante degli Spurs. D’altronde si sa, in questa franchigia basta solo essere pazienti e lavorare duro, il tuo turno poi arriverà: e così il Beli stanotte ha contribuito segnando 19 dei 50 punti complessivi della panchina texana, uno in più di quelli realizzati complessivamente dalle seconde linee dei Blazers (18). 

Ovviamente una partita, specialmente gara 1, non fa una serie di playoffs. Soprattutto quest’anno, dove le sorprese sono dietro l’angolo. Siamo sicuri che Portland non vale 24 punti di distacco da San Antonio, così come non segnerà sempre solo 4 triple, per giunta nell’ultimo quarto a partita chiusa. Ma allo stesso tempo il primo atto di questa semifinale ha messo a nudo i punti deboli dei Blazers, che dovranno fare necessariamente degli adattamenti, se non vorranno soccombere alla classe, all’esperienza ed all’intelligenza degli Spurs troppo presto.